Contorni

Chiudo gli occhi e penso, il vento mi accarezza il viso, e nelle mie orecchie il frusciare dell’aria che fa rimbalzare le onde sonore sul timpano. Un suono sommesso e pulito, un sussurrare di parole incomprensibili, l’alito della terra che sparge gli odori della vita. Chiudo gli occhi, e penso ai miei legami, a miei affetti, cerco di ascoltarmi il cuore per rintracciare il pensiero di chi su questi battiti ha lasciato un segno, e intanto sento il risuonare lontano delle macchine e dei motorini, accelerate, frenate, colpi di clacson e voci di persone che passano nella via. Chiudo gli occhi forte, li stringo fino a farmi male, cerco di ricordarmi di un odore della cucina di mia nonna, e nel frattempo che sfoglio il mio archivio mentale, mio nonno. Mio nonno sulla poltrona di pelle rossa, è magro magro, consumato, indossa una maglietta bianca, e dei calzoni avana, sta li immobile, non dice nulla e io lo guardo dal basso, ah si ero piccolo, e lui, lui è un ricordo consumato, come la malattia a consumato lui, prima di farlo morire. Apro gli occhi, guardo fuori dalla finestra e mi cattura il lento cantare delle cicale e le rondini che si inseguono, che danzano nell’aria, e poi, poi mi torna in mente un pensiero, mi ricordo di discorsi fatti al calare del giorno, quando l’estate era lontana, quando nella mia testa c’era il vuoto. Adesso, mi sforzo per cercare le parole di quel giorno e poi d’improvviso eccole, io che dicevo di non volermi legare a nessuno, che maturavo la mia filosofia e che al mio interlocutore non piaceva. Poi, eccomi, presente davanti me stesso, un aspirina presa, e una voglia strana di non sentirmi legato a nessuno, restare da solo, completamente da solo. Non posso dire di sentirmi bene o male, mi sento.

Qualche tempo fa mi ricordo i miei contorni fondersi con il paesaggio, prima con un muro, poi con una macchina, un letto, una persona, perdevo i miei contorni nel sesso, in un videogioco, li perdevo davanti un libro o un film. Poi un crack, un contorcersi di stridii metallici misto ad odore acre ed io che riprendevo forza, riprendevo vigore. I miei contorni che si rimarcavano di colore nero come a forzare il contrasto tra me e il paesaggio, e la bella sensazione di non dipendere troppo da nessuno e da nessuna, di contare solo sulle mie forze, conscio del fatto che trovare qualcuno che capisse, o che non capisse era superfluo, l’importante era capirmi da solo, non assecondando gli altri, marcando, appunto, questo mio contorno…

2 pensieri su “Contorni

  1. Resta in te, in ciò che pensi, coerente alle tue filosofie. Poi un giorno, se sarà, e quando sarà, ci vorrà appena un istante a convincerti ad abbandonarle tutte.

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  2. Gli altri sono un contorno… sono il nostro background però hanno una valenza notevole.
    Quante volte ho detto agli altri e soprattutto a me stessa di non aver bisogno di nessuno, che ce l’avrei fatta solamente con le mie forze. Ed invece puntualmente, seppur indirettamente ero lì con la mano tesa pronta a cogliere l’aiuto di qualcuno. Ero pronta a farmi aiutare dal mio contorno… dalla mia cornice.

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