Raffaele Show

…ed ora, signori e signore accorrete, il Raffaele Show ha inizio…

(rullo di tamburi… e in fine un bel Tada!!!)

Appaio sul palco.

– Signore e signori, vogliate scusare un povero attore di un teatrino di serie b che rivanga nel cassetto delle emozioni, ma sapete, quando lo stomaco borbotta e i piedi si ghiacciano, nel cuore della notte c’è solo il tiepido calore delle parole che riscalda, ma poi siccome son sicuro che neanche le parole riescano a scaldare questi piedi che freddi freddi dormono e si svegliano come neonati nelle vostre belle pantofole da teatro, non rimane che arrabbiarvi…

(mi inchino e divento rosso, rullo di tamburi… mi si gonfia la vena vicino all’occhio sinistro)

-Si signore, si signori, l’impietoso teatrino del Raffaele show è arrivato nei vostri occhi, nel vostro stomaco, corre giu giu giu nel vostro intestino defecando umori di merda, solitudini ghiacciate e notti in cui l’ultima cosa che vi viene in mente è dormire.

(appoggio un ginocchio a terra, guardo il cielo e la mia faccia dipinta di bianco viene scolorita da una lacrima che corre sotto il mio occhio destro e cascando a terra fa un rumore di sciacquone)

-Paganti, ma anche voi non paganti, guardatemi, piegato su un ginocchio, la faccia corrucciata in una smorfia di dolore notturno e prolifico di dubbi e paranoie, guardatemi così come sono, pensate alla mia prossima mossa, ma voi lo sapete già. Nei vostri giacconi che vi tengono caldi il cuore, sperate che io lo faccia…

(mi avvicino verso l’uscita laterale del palco)

-Voi volete che io esca così, un po come sono entrato, ma all’inverso, volete che io esca lateralmente e che mi dilegui, e in un certo senso chi può biasimarvi! Pagare per vedere questo teatrino impietoso, fa balzare la fantasia in lande remote, dove le spalle si contraggono e dove non si riesce a scrivere sulle tastiere, tanto il freddo, tanto il dubbio.

(sono con un piede fuori dalla porta)

-Lo sapete, sono io e in un certo senso sono nato per questo, sono quì e voi mi odiate nelle vostre vesti fini, mentre ai vostri occhi rimango quello straccione che ho visto nello specchio e che voi spiavate…

(le luci si spengono, rimane solo la voce)

-Ma straccione non sono, è solo che in un certo senso io sono voi e voi siete me, ma nessuno siamo quello che vorremmo. Non mi rimane che sparire. Sparisco!

(si accendono le luci, il palco ormai è vuoto)

-Per comparire poi da un’altra parte.

(fine)

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