Una esplosione
e poi, silenzio nella mia mente. Le gambe suonano doppia cassa, ritmiche, quasi perfette, la mente si estende dentro quelle poche note e giù come un martello. Le mani corrono veloci, sanno vogliono, bramano. Le note passano nel mio cervello come fossero lampi, flash che mi disgregano la pelle e bruciano l’ego. Una freccia nel cuore, un sorriso, pagine che scorrono e dita sporche d’inchiostro, ma non è inchiostro è un ticchettare di tic tic che toccano tintinnanti tutti i tasti della tastiera. Penso, ma non troppo, veloce, veloce veloce, come se dovessi fuggire, ma il mio è un restare, nella mia battaglia contro un battere di piatti e doppia cassa, contro uno specchio, contro, contro, contro. Solo, paese deserto, fasti, giù, tocco il mio viso non penso a nulla. Le gocce di pioggia s’infrangono sul vetro ed io che non posso fare altro che spingere sull’acceleratore. Spingo, spingo sempre di più, premo fino in fondo, premo fino al limite della mia aderenza, lo so, son fatto così, una curva, poi un altra, l’inquietudine che mi sale dentro che urla che mi fa urlare che mi fa spingere sull’acceleratore maledetto della mia fantasia. Ora silenzio, nessun rumore, nessun tintinnare ritmico, nessuna esplosione, nessun motore che gira. Fermo, immobile. Son quì solo nel mi silenzio. Ma è così che sono è così che so fare, solo così. Mi spingo sempre e comunque dove non ho più aderenza dove non ci sono più io, ma solo quello che rappresento per me stesso.

Love is a razor and i walked the line on that silver blade…

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