asd as a rock

Un braccio che si protende verso l’infinito
la voglia di esserci
cosciente delle difficoltà
senza ignorare le proprie paure.

Voglia di riscatto
di portare a termine le cose iniziate
è tempo di muoversi
è tempo di vincere.

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Hell's bells

L’ultima goccia di sangue non aveva ancora finito di percorre la lama della mannaia quando si udì un fragore nel cielo.
Lui se ne stava li immobile, il volto pieno di sangue, con i vestiti  macchiati mentre una tiepida espressione illuminava il suo viso di una strana gioia.
Li aveva uccisi tutti.
In lontananza le campane di una chiesa suonavano le 6 di mattina. Suonavano cupe e sole, con un suono forte e incisivo che sembrava metter un punto a questa storia.
Con le campane dell’inferno che avevano suggellato il massacro, tutto era finito, tutto era morto.

Nessun movimento dai cadaveri, nessun dito sul grilletto, solo una morte violenta e straziante, ma silenziosa e leggera che come una coperta calda avvolgeva i corpi dilaniati e con i volti digrignai in smorfie di paura.
La mannaia scivolò piano dalla mano e cadde a terra.

Quei bastardi figli di puttana gli avevano rubato l’anima e lui aveva voluto riprendersela restituendao tutto il dolore subito con gli interessi.
Quelle notti segregato lo avevano cambiato nell’anima, avevano trovato in lui terreno fertile per far crescere l’albero della violenza, del rancore, della vendetta.
quelle torture gli avevano insegnato il dolore, gli avevano insegnato a sopportarlo, gli avevano donato la facolà di decidere per le vite degli altri.

Pianificò tutto con maniacale precisione, sapeva che semmai fosse tornato a casa gli avrebbe fatto ingoiare tutta la merda che aveva accumulato in 15 anni di segregazione.

Fuggì, si allenò, si fortificò. Era pronto. Nessuna arma da fuoco, solo scontri ravvicinati, coltelli, lame, la morte perfetta per chi si contrapponesse tra lui e il compimento del suo destino.

Era la notte del 6 giugno duemilasei, lui entrò nel castello, dal basso, la sua gavetta. Cominciò a recidere arti, a tagliare gole, la sua mannaia era il bastone del direttore d’orchestra.
Piano piano si fece strada tra le stanze del palazzo, non gli facevano male i colpi del nemico, era tutto poca cosa in confronto alla sua rabbia.
Proseguì fino alla stanza del boss calpestando cadaveri, nuotando nel mare di sangue della sua rabbia.
Quando Il boss lo vide ebbe un sussulto. Era pronto con il suo fucile. Lo teneva puntato contro la porta in attesa di Lui.
la sua rabbia fece strage della porta, il boss tremava, saprò più colpi che poteva, ma lui passò oltre. I pochi secondi avvenne il corpo a corpo. Il suo furore lo aveva portato al compimento della  sua vendetta.

la mannaia d’un tratto si fece pesante, un cedimento, il suo ego che lo aveva logorato. Il boss tremante implorava pietà, e nell’esitare di lui giocò la sua ultima carta. Estrasse il suo cannoncino da sotto la scrivania, ma non fece in tempo a premere il griletto che il suo polso diede addio al resto della mano. Le urla riempirono il castello, e lui con l’ultima inesorabile mossa, mise fine all’agonia di quell’uomo.

Erano tutti morti, sul suo volto un tiepido sorriso rischiarava la notte più buia della sua vita.

Prese la pistola staccando la mano del boss.

Se la puntò alla tempia…

Rivide la sua famiglia, ora erano tutti felici.