…deep inside…

Il problema è che non va bene un cazzo. La gente ti snobba e pensa a se stessa, e mentre lo dico mi rendo conto che è troppo facile prendersela con gli altri. Quello che più mi fa incazzare è la non volontà di tirarsi fuori dalla merda, la non volontà di ricominciare a vivere nel modo giusto. Manderei affanculo tutto e tutti e me ne andrei a vivere su una cazzo di montagna, ma non sono capace, non sono tagliato per queste cose. Cerco un po di ispirazione fuori dalla finestra e il cielo mi trafigge con una freccia grigia dritta al cuore imbevuta di lampi e tuoni  e vorrei vomitarci sopra. Vorrei vomitare parole per esprimere quanto sono incazzato dentro, quanta rabbia gonfia i mie polmoni e quanta adrenalina le mie vene vedono scorrere. Qualche anno fa avrei riassunto tutto dentro Fade to black dei Metallica… Il combattente che mi abita dentro si agita e scalpita di fornte all’immobilità dell’involucro che lo contiene. Mentre tutte le possibili azioni da fare passano, poco a poco resta solo una una amarezza che acida corrode tutto e tutti. Corrode i ricordi, corrode le amicizie e si porta via tanta parte di quei giorni di tuono che mi facevano essere felice.
So che non ritornerà mai l’amicizia fittizzia che risucchiava le mie giornate. Le persone, gli amici sono lontani e ormai sono diversi. Non ce la faccio a specchiarmi nei loro occhi e nei loro comportamenti, non ce e la faccio a far finta di nulla…
Ho provato a riavvicinarmi, seppur limitatamente, a un mondo che non è più il mio e quello che ne è scaturito è stata una delusione immane. Sono Incazzato e vorrei mandare affanculo il mondo, me e tutto quello che ho intorno. La maledetta tastiera, la tesi, la crisi, il cielo. Non vorrei essere imprigionato tra queste mura, non vorrei.

Sento costantemente un lato oscuro dentro me, è presente sempre, e in ogni momento lo combatto, ma ogni tanto, da una crepa nella mia anima la rabbia fuoriesce ed è impossibile fermarla.

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La mia venticinquesima ora…

Cercavo qualcosa che rissumesse il mio stato mentale… E L’HO TROVATA!

Da wikiquote: citazioni su “la venticinquesima ora”:

http://www.youtube.com/v/2534FkY51f8

[Monty entra nella toilette del ristorante del padre e scorge una scritta volgare sullo specchio:fuck you, ossia vaffanculo. Inizia a parlare con la propria immagine riflessa]


Monty: Sì, vaffanculo anche tu.
Riflesso: Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita.
In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle.
In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina.
In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti! Puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi, e rallentate, cazzo!
In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel.
In culo ai bottegai Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme.
In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro the con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano. Tornatevene da dove cazzo siete venuti!
In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’apartheid.
In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko[1] e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita!!! E Bush e Cheney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom…
In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale. E non fatemi parlare di quei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni.
In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant’Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano.
In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermesse e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate. Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane!
In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete le chiappe, è ora!
In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia!
In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l’è cavata con poco: un giorno sulla croce, un weekend all’inferno, e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville.
In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell’eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all’inferno. Stronzi cammellieri con l’asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia, maledetta puttana!
In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers.
In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano, che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.
Monty: No… No, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l’hai buttato via, brutto testa di cazzo!

E ora, aggiungo io, vaffanculo pure a voi che non avete un cazzo da fare che visitare il mio blog!

Con Affetto,

Raffaele