Conto(i) (Per favore).

Una delle regole che ho imparato nei miei (quasi) 26 anni è che ogni azione che si fa produce delle conseguenze, degli effetti sul futuro.
Una regola, per molti scontata, quasi sciocca, ma basilare e non affatto banale…
Così mi ritrovo vagando di pensiero in pensiero, in una villa nel centro di Vetralla, con una bottiglietta di coca-cola da mezzo litro in mano e un panino con la mortadella tra i denti.  In quell’ora e mezza d’aria che il mio donatore di lavoro (ovvero di stage) concede al mio cervello per riposarsi.
…mentre resto sdraiato tra gli aghi di pino, guardo le nuvole correre su per il cielo, scovando dentro i loro contorni figure di animali, macchine, donne, bambini, e amici. Così tra le fronde dei pini vedo il sole e una calda luce di inizio settembre illumina i miei pensieri. Ho chiuso gli occhi.
Tra l’enormità del cielo, riesco per un attimo a guardarmi dentro, realizzo che in effetti, quello che sento è lo scotto, la resa dei conti per quello che ho buttato e che non sono riuscito a cogliere.
Era febbraio quando mi si presentò la possibilità di uno stage come addetto stampa, occasione che non ho voluto cogliere perché troppo lontana, troppo dispendiosa di energie, troppo…  Non sono pentito, o forse si, sono qui, tutto fa brodo, ma…
Ora, mentre tutta la mia giornata si risolve dentro un cassetto con dei soldi non miei, penso che in fondo è il mio terzo mese di stage come venditore di materiali edili, il confronto è  inevitabile, sento dentro me un piccolo rimpianto…
Ho chiuso gli occhi per un momento, forse stavo sognando, o forse ero veramente sveglio per la prima volta in vita mia.
Le nuvole hanno lasciato spazio a un cielo azzurro e infinito, ho il tempo di perdermi ancora un secondo nella calda culla del mio “fondo a mezz’aria”…

Chiudo gli occhi.

Spingo il tasto “TOT” esce lo scontrino.

Semplice rapporto di causalità: fatto, causa e conseguenza.