vapore

Quando guardai in basso era già troppo tardi. Il vortice nero e bianco aveva risucchiato tutto. Le mie scarpe, la mia testa, i miei occhi. Di me erano rimaste solo particelle in sospensione che come vapore acqueo danzavano in un nulla fitto come la nebbia. La strada era sdoppiata e si muoveva danzando come un serpente in una pozza di catrame mentre parole senza senso e sconnesse risuonavano in una eco muta. Il vortice non faceva nessun rumore. Piano piano spariva tutto, semplicemente. E il mio vapore non si curava di nulla. Non so se fossi io a guardare, tant’è che non avevo occhi, non so se quella era la mia eco, in realtà non avevo nemmeno la bocca. Non so nemmeno se quello ero io. Ma tanto non potevo sentire nulla, ne il freddo, ne il caldo, non avevo tatto e in realtà non c’era nemmeno un odore. Forse quelli non erano nemmeno i miei pensieri, forse, nemmeno questi lo sono.

Ho aspettato settimane per scrivere qualcosa di sensato, ma il mio ego ha lasciato spazio agli urti della vita. Sento che questo non è il mio posto, ma allo stesso tempo non so dove andare.

Forse

“l’inferno è svegliarsi ogni dannata mattina e non sapere perché esisti”
“sin city”

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