Walksalone

Amico mio,
in verità ne avrei di cose da dirti. C’è un intero mondo che ho tagliato fuori per poi ritrovarmi rinchiuso in una cantina umida e buia da cui non riesco più a uscire. Ne avrei di cose, ma le parole mi sfuggono e rimango con tanti pensieri accumulati che non hanno una via di fuga. Per spiegarti, mi sento un po come in una compagnia di soldati che avanza verso il fronte. In questi anni ho marciato forte e sicuro e mano a mano, percorrendo la mia strada, le persone accanto a me sono svanite. Se me lo chiedi non ti so dire di preciso che fine abbiano fatto. Qualcuno ha preso solamente una strada differente, qualcun altro invece ha proprio lasciato questo fronte per dedicarsi ad altri viaggi. Fatto sta che sono rimasto qui con un fucile scarico in spalla, con pochissimi compagni e senza nemmeno la voglia di sparare. Vedi, sentirmi parte di qualcosa, di un gruppo, mi dava forza, mi faceva sentire meno insensato. Ma ora, se mi guardo allo specchio vedo un uomo che cammina da solo, vittima delle scelte sbagliate, vittima delle sue stesse pallottole. Si hai ragione, non sono completamente solo, accanto a me ho persone fantastiche, e in tutta franchezza le ringrazio ogni giorno per essermi acanto, ma la solitudine di cui parlo è qualcosa di diverso. La potrei descrivere come quel momento in cui ti stai per svegliare. Cioè: non sei del tutto sveglio, ma non stai nemmeno dormendo. Sei sospeso in una dimensione ibrida che dura pochi attimi, ma che se ci rifletti sono pieni di una carica travolgente. Ecco. Quello che per gli altri dura attimi, io lo sento attorno a me costantemente. Mi sento sospeso in questa dimensione. La sensazione che ne deriva mi prende allo stomaco e mi sale su per il corpo, fino alla testa e come un’emicrania spaventosa mi lascia disarmato privandomi di quello scudo di sentimenti che mi da la parvenza di un essere umano. Hai ragione, il quadro che delineo è proprio a tinte scure, ma non so come mai, questa mattina, tra un annuncio di lavoro e l’altro ho sentito il bisogno impellente di parlartene. E ti ringrazio per ciò. Non è facile ascoltare gli altri,  e tu lo fai senza chiedere nulla in cambio. E’ vero, sono anni che non parliamo più io e te, e me ne prendo tutte le colpe. Ma sai, infondo la nostra regola è sempre la stessa, ricordi? Ognuno è artefice del proprio destino, il mantra ce ci ripetiamo da anni. Siamo sempre presenti dinnanzi le nostre azioni, con la consapevolezza che tutto viene determinato dal nostro agire; e le situazioni in cui ci troviamo, belle o spiacevoli che siano, sono determinate dalle nostre scelte. Me ne rendo conto, forse oggi è un’eccezione, riesco a parlarti senza paura che qualcuno ci ascolti. Si certo, avrei potuto farlo più privatamente, magari lo avrei potuto scrivere su di una mail, ma ho sentito il bisogno di parlare qui, ora. Se avessi aspettato, magari le parole che così faticosamente riesco ad articolare, non avrebbero più avuto questa carica, e non sarei riuscito a dirle come sto facendo. In fondo è come dici tu. Una persona come me non può sottrarsi alla sua natura. Anche se cambiassi nome, o mi facessi cambiare il viso con una plastica facciale, quello che ho sotto la pelle sarebbe sempre lo stesso. L’esempio è ciò che è successo con “Walksalone” e “A Step ahead“. Ho cambiato nome e spazio, sperando che questo fosse sufficiente a cambiare le cose, ma così non è stato.  Aveva ragione Fabio. Walksalone sarebbe rimasto sempre sotto la mia pelle e non ci avrei potuto far nulla. E’ il mio demone. Se preferisci, è il mio Kyubi, la mia volpe a nove code che non riesco più a dominare come un tempo. Non sono più io a nutrirmi di lei, della sua forza, ma è lei che si nutre di me. Usandomi come una stupida marionetta che muove a suo piacimento. Pensavo di averlo sconfitto, ma come in quel film: Nulla è per sempre… nemmeno la morte! Il mio mondo a metà tra sonno e veglia ne è la prova. Sto parlando tanto, è vero, e non ho trovato scuse per smettere. Sono stato interrotto, la nenia che sento mi fa davvero innervosire, ma non ho smesso di palare. Grazie al tuo ascoltare ho aperto la mia diga e le parole sono fuoriuscite senza censura ne limiti. In fondo, son sicuro che chi mi sta ascoltando, non sei tu. In fondo chi mi sta ascoltando è il tuo spirito, la tua vera essenza e la tua genesi. Ora però, tutti i momenti belli per essere considerati tali, debbono avere un inizio ed una fine e noi siamo giunti al termine della nostra chiacchierata. Spero davvero che non passi più così tanto tempo per parlarci di nuovo. Di cose da dire ne ho talmente tante…

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