Botte!

…faccio a botte con i miei sogni, con l’inferno e il paradiso, qui nei miei pensieri…

E come un pugno nello stomaco un riff di chitarra entra dalle mie orecchie ed esplode nella pancia… Mille domande come flash di astrobo, chiodi che si piantano nel mio cervello e mi fanno ricordare… Quando la vita era più semplice e i problemi erano altri. Problemi che pagherei per avere ancora e per poter vivere tutto con la spensierata leggerezza di un giovane… E i capelli testimoniano che mi sto invecchiando. Invecchio quando torno indietro con la mente e ricordo le mattine che mi svegliavo per studiare gli esami della sessione estiva…

…voglio tregua da me stesso e ballo con i fantasmi…

…e vorrei qualcuno che mi indicasse la via da seguire, ma la confusione regna sovrana mentre il traffico mi inghiotte e mi divora lentamente con le sue fauci fatte d’asfalto e corsie preferenziali…

…ma ogni tanto mi ricordo di stringere i denti e so che la sabbia e il deserto non mi avranno, non ora, non vivo. Arde dentro me la speranza per domani.

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pesante e splendente

…lontano da tutti i miei obiettivi. Mi ricordo quando mi lamentavo ma vivevo, mi ricordo quando sentivo nascere dallo stomaco rabbia e forza che mi spingevano ad andare avanti. Di tanto ora è rimasto un involucro pesante e splendente.

Pesante e splendente che solo l’amore lo riempe, anche se a volte la speranza di domani lo abbandona. Tengo stretta la mano di chi mi Ama e rubo un po della sua grande forza per non lasciarmi andare. Digrigno i denti e scalpito, mentre il mio stomaco soffoca nella morsa dell’ansia.

E d’improvviso, i treni hanno abbandonato le ferrovie e le stazioni non rincorrono più le carrozze. E’ incominciata la stagione dei grandi serpenti bianchi che si perdono nelle gallerie, spezzati, cancellati e ricoperti d’asfalto grattato mescolato ai rimasugli delle gomme.

E così è passato un anno dalla carta magistrale.
Un fatidico 22 aprile che ha segnato la fine della mia era della falsa innocenza.

Forse, non ho mai avuto così tanta paura in vita mia, soprattutto mentre un uragano di persone nuove mi ha portato nel cielo a danzare coi serpenti. Mentre ho cominciato a vedere i miei sogni sempre più lontani, le mie ambizioni svanire in uno stipendio, e la mia immagine nello specchio a starmi sul cazzo.
E’ come se fossi un ingranaggio rotto di un meccanismo di cui non voglio essere parte. E le carcasse metalliche si arroventano sotto il sole rosso e verde del tempo che decide chi passa e chi no. Ed io, avvolto nella mia bara metallica, non posso far altro che seguire questa logica e vedo bollire le mie idee mentre non rimane nulla di me e  tutto si fonde tra le squame del grande bruco senza testa…