Ma di che stiamo parlando?

Ma di che stiamo parlando?
Mi chiedono di identificarmi in un partito politico.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono che la crisi è finita.
Ma di che stiamo parlando?
Mi chiedono di stringere i denti.
Ma di che stiamo parlando?
Mi chiedono di votare.
Ma di che stiamo parlando?
Mi chiedono di fare altri sacrifici.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono di rompere la mia gabbia, emigrare, andare “in quel paese”.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono: “rispetto ma non condivido”.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono che chi  va su Facebook offline è per farsi gli affari degli altri.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono che gli operai stanno peggio dei laureati.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono che per arrivare in alto bisogna fare la gavetta.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono di capodanno.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono di pregare per salvare la mia anima.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano dell’amicizia.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano di università.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano di sesso senza amore.
Ma di che stiamo parlando?
Mi dicono di aspettare che prima o poi il mio momento arriverà.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano del complesso di Peter pan.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano di bamboccioni.
Ma di che stiamo parlando?
Mi Dicono che Dio è morto.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano di rinascita nella luce.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano di fondi.
Ma di che stiamo parlando?
Mi parlano, mi parlano, mi parlano.
Ma di che stiamo parlando?

il Natale nel cuore.

Anche se le ciabatte con la suola verso l’alto sono cascate,
anche se son  quattro anni che per il mio compleanno con la febbre mi trovo a lottare,
anche se quest’anno la febbre me la porto perfino a Natale
quest’anno scrivo qui per il semplice fatto che non posso che non augurare
buon Natale a chi mi vuole bene e un po meno a chi mi vuole male…
Così come un bambino mi trovo a sperare e più precisamente a desiderare
che un piccolo desiderio infine si possa avverare…

Buon Natale a Tutti.

Raf.

Neve, whiskey e fuoco

La neve cadeva lenta fuori dalla finestra mentre il palo della luce ne illuminava il cammino fino a terra. I due erano davanti al fuoco e parlavano. Sul tavolo c’erano il posacenere, due bicchieri e il buon vecchio Jack che dalla sua bottiglia alimentava i loro discorsi.
La luce delle fiamme gli illuminava i volti, mentre sullo sfondo della stanza si vedevano danzare le ombre come si vede in quei documentari dei rituali voodoo. In questo contesto sembrava quasi che in quelle parole scambiate ci fosse qualcosa di magico. Come se in realtà quei discorsi fossero parti di un qualche rituale…

Vedi Frank, non si può prescindere la forma dal contenuto. Se nasci tondo, per quanto tu possa intervenire sulla tua forma, non morirai mai quadrato. Le situazioni si evolvono e nulla rimane mai uguale. A tal proposito son sicuro che nel tuo profondo riuscirai a trovare quella vena piena di idee e speranze che pensavi di aver perso. E chiederai a te stesso sempre di più. Perché senti che nel tuo corpo, dall’anima agli occhi, dal cuore alla mente, la vita può tornare a scorrere. Così come la forza può tornare ad animare l’ultima versione di te ormai clinicamente morta, reincarnandola in qualcosa di nuovo ed ancora più forte. Ed ora che “questa solitudine” ti è entrata nelle ossa, potrai elaborare il tuo nuovo concetto di libertà. Perché è il sentirsi liberi che fa la differenza.
E se raggiungere ciò vorrà dire rinunciare a tutto e a tutti, penso che in fondo sia un prezzo che potrai pagare.

Portò la sigaretta alla bocca e un po’ di fuco gli riempì i polmoni.
Era come se quel discordo fosse il risultato massimo generato da una sofferenza protratta nel tempo che non riusciva più a celare e che Frank aveva tirato fuori.  Una punta di un iceberg che sotto nascondeva un mare di dolore e disperazione.
Ma non era un dolore fine a se stesso, piuttosto era la consapevolezza che nulla poteva essere più come prima, perché in fondo questa situazione era la certificazione della morte di una parte di se. Il passo che dal dolore però avrebbe portato alla rinascita…
Sai benissimo che se non ti lascerai alle spalle quanto ti lega a questo posto non potrai mai progredire. Sai che se quelli che un tempo avresti chiamato amici sono spariti, è perché in fondo così amici non lo erano. L’amicizia è una cosa delicata, è come un fiore: vive di bellezza e dona bellezza, ma se il fiore non viene nutrito dal sole con si suoi raggi e dalla terra con l’acqua prima o poi appassirà fino alla morte e nessun ricordo sarà mai come la vivida bellezza che esso emanava quando era nel suo apice.
In questo senso, se quello che si da non viene ricambiato, prima o poi una delle due parti cesserà di pensare all’altra, e a conti fatti non ci sarà più nessun legame tra le due. Questi sentimenti non possono essere a senso unico. E nonostante si dica che l’amicizia in qualche modo potrebbe prescindere dal principio, bene, io credo che nella sostanza il principio qualche volta debba avere precedenza, anche se questo comporterebbe contravvenire alla propria natura. Il tempo dei calcoli e delle strategie non passerà mai.

I due portarono il bicchiere alla bocca e bevvero un po’ di nettare della verità. Oramai l’alcol si era impadronito dei pensieri e delle parole. Tutto poteva finalmente uscire senza filtri e fu la volta di Walksalone.

Ma vedi, io capisco esattamente quello che mi dici, ed in effetti, il tempo degli “amici per forza” è terminato. Era già da tempo che auspicavo un po’ di igiene nei miei rapporti sociali e così ho intrapreso un nuovo percorso. Sai, riguardandomi indietro penso che avrei dovuto far pulizia già da molto tempo, ma nella mia visione utilitaristica delle cose ho sempre pensato che quelle persone mi sarebbero potute tornare utili, che in fondo dato che i loro comportamenti sono sempre stati così, potevo anche passare sopra a determinate cose. Ma ora, soprattutto dopo quel che è accaduto, ho preferito lasciare andare le cose alla deriva. E anche se domani dovessi trovarmi completamente solo, come dici tu, ne ho già accettato le conseguenze.
A questo punto preferisco essere sincero prima che con gli altri, con me stesso. Ma non sono dispiaciuto di ciò. Come tu dici, infatti, è un po’ che sento dentro quella forza che mi fa pensare che qualunque cosa accadrà nel futuro, dal lavoro, alle amicizie, fino ad arrivare all’amore, saprò far fronte alle difficoltà.
Ho detto basta alle menzogne. Ho detto basta a tutti quei comportamenti che piano piano mi hanno fatto perdere di vista quel che sono veramente. Ed anche se mi dispiace perdere tutte quelle persone con cui ho condiviso gran parte di quei ricordi che ritengo belli credo che ormai la via sia delineata…

D’un tratto i due non parlarono più, nella stanza il camino crepitava sempre meno mentre le fiamme avevano arso tutta la legna. Le ombre sullo sfondo si erano fatte sempre più deboli e non si riuscivano più a distinguere dal buio che le circondava. La notte era passata silenziosa e a momenti avrebbe lasciato spazio per il sorgere di un nuovo giorno.

Riflessione Politica

“La scoperta che c’è un’Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L’Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L’Italia del 25 luglio, l’Italia dell’8 settembre, e anche l’Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l’avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo”.
I.M. su “la Repubblica”

Casualità

Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto:
<< Mi piacciono i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…>>
<<Ma bisogna aspettare…>>
<<Aspettare che?>>
<<Che il sole tramonti…>>

Tratto da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint Exupery.