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Il cielo grigio mi penetra dentro come acqua che defluisce nel lavandino. Un vortice che gira in senso orario e che mi fa male alla testa. Ed intanto non faccio che dare spiegazioni a quello che sono, a quello che sento. Ma poi arriva il momento in cui sono costretto a dirmi la verità. Sono un ragazzo che continua a fantasticare su cose che non si avvereranno. Sicuramente per volontà mia, ma anche per congiunture non favorevoli. Ma sono comunque scuse. Scuse! Quante ne ho tirate fuori in vita mia. Quante volte ho pianificato spiegazioni assurde per quello che sono e che faccio. Ma d’altra parte non mi è consentito dire le cose come stanno. Perché farlo significherebbe togliere questa parvenza di spensieratezza e farmi piombare nel posto in cui meriterei di stare. Un posto in cui non è consentito sperare, perché ci si basa sulle proprie capacità. In cui non esiste il mondo che vorrei. Non esistono le persone che vorrei. …ed ho come l’impressione poi, che sia troppo tardi, che io sia troppo vecchio. Per tutto.
Così ho tolto questo blog da Monster. Ho fatto bene. Su questo blog, nel precedente e su Walksalone, ci sono solo parole ruvide come carta vetrata buone per pulirsi il culo e provare il giusto dolore. Ci sono ricordi di momenti, canzoni, situazioni, speranze, vecchi amici che non torneranno più. C’è la cronistoria di quello che avrei voluto e quello che invece mi sono procurato. Censure, tagli, oscenità e cazzate scritte in un italiano il più delle volte stentato. Scritte senza nemmeno rileggere.
Ma nonostante tutto va bene. Infondo, ho iniziato a scrivere per me. Per schiodare i miei dolori dal mio cervello e dalla mia anima. Per fissarli su pagine bianche composte da bit: un po’ come un moderno Dorian Gray. E come Dorian temo quel che ho scritto. Temo le mie parole e le valanghe di emozioni che esse possono riportarmi davanti. Solo una cosa mi differenzia da Dorian, anche se io ho paura delle mie parole non ne posso fare a meno. Anche se molte volte sono arrivato fino al punto di voler cancellare tutto. Di scendere da questa giostra. Ed ogni volta però non ho ritenuto che fosse la soluzione giusta. Anche perché farlo sarebbe come far suicidare un personaggio di un libro, il mio alterego.
Così alla straziante veduta di una linea orizzontale su di un foglio bianco, preferisco la scintillante merda che di tanto in tanto inonda le menti di quei pochi temerari che mi leggono. Anche se di loro, a dire il vero, ne son rimasti pochi. Inoltre Facebook ha tolto la facoltà di rispondere commentando sul blog. Commenti che sarebbero rimasti e che invece la  bacheca ha scambiato con un po’ di pubblicità. Un po’ come scambiar la propria anima, il diritto di replica, con un po’ di visibilità.

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