In questa notte di gennaio dove il freddo gela i testicoli

Come mani che graffiano l’interno di una bara. Mani che penetrano nel mio silenzio e affondano piano piano nel mio cuore. Pensieri taglienti come lamette percorrono le scanalature nel mio cervello, mentre una birra giace mezza vuota nel mio bicchiere. Penso che devo pisciare.
Gente che ti passa veloce accanto, ognuno col suo bicchiere pieno di storie, con il suo freddo da sentire per poter fumare. E ti senti a casa. A casa, ma mai così lontano da quel che vorresti essere.
La birra giace quasi finita sul tavolo davanti a te. Ti guardi attorno e vedi vecchi gruppi di persone, nuovi gruppi improbabili e gente triste, ma allo stesso tempo senti che qualcuno sta ridendo. Pensi ad un’altra birra.
Vedi nuove leve alcooliche pisciare proprio su quel muretto su cui, ai tempi, ci si facevano le gare con gli amici a chi gli durava di più. Ed è come un flashback. La mente di colpo torna indietro a 10.000 anni fa e un po’ sembra di tornare a casa.
La birra nel bicchiere giace finta. Forse è ora di andare. Tanta gente attorno, ed un vocio indistinguibile fonde pettegolezzi, storie vissute e cazzate. Ragazzi con i loro giubbotti tre quarti e ragazze in calze e minigonna si scrutano e si mostrano. Non so più cosa sta entrando nei miei occhi. Chiamo il barista “portami un’altra birra per favore”. Penso che quando sarà finita la mia serata finirà con lei.
Il bicchiere è di nuovo pieno. E di colpo, per un momento, il cuore accelera. Strappo di forza le mani che violano il mio cuore. Per un attimo torno libero. La mia mente si dissocia da tutto e la birra scorre veloce per la mia gola… Rimango solo. Penso che dopo questa piscerò.
Una canzone veloce come un fulmine s’arrampica per le mie orecchie e la strada comincia a scorrere veloce. Spingo sull’acceleratore fino a che la lancetta dei giri non indica rosso. Cambio. “Questa è una galoppata”. La strada scorre sempre più veloce sotto la macchina. Corre veloce ed i pensieri si sfumano e si fondono gli uni con gli altri. Corro veloce. Io sono la macchina, il mio cuore è il mio motore, il carburante è questa emozione. Penso…
La birra esce candida e gialla proprio come l’ho bevuta e si perde in mezzo all’erba in un piccolo fiume vaporoso. Sento il vento freddo sui testicoli. Mi riallaccio.
La corsa ormai è finita, la birra è finita in tutti i sensi… forse è ora di andare.
Ma in questa notte di gennaio dove il freddo mi gela i testicoli e il pene, una canzone torna di prepotenza.
Una canzone dei tempi di quelle gare a chi pisciava per più tempo…

Stratovarius  “Freedom”.

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