Plasma

Un sabato basso. Mi ritrovo a girare solo per le vie della cittadina.
Nella macchina un silenzio torbido come plasma si mischia insieme ai pensieri nelle vene e poi di colpo viene sparato veloce su per il cervello insieme a tante piccole scariche di adrenalina. Tante facce scorrono ai lati della strada. Tre bar, alcol che scorre, ed io che non mi posso fermare. Libertà che brucia come un marchio a fuoco sulla pelle. Un sabato, e targhe di macchine che rappresentano un passato che giace rovente nei meandri nascosti tra gli anfratti del mio cervello. Una macchina tirata a lucido e domani un matrimonio. Un master da cominciare e un futuro che più che mai si mostra amaro come fiele. La mia immagine appare come un flash sul parabrezza tra il passaggio di un lampione e l’altro.  Ed io che in questo periodo più che in altri non so chi sono. Un sabato. Perso in una solitudine che gelida incombe sulla mia anima. Ed in fondo, è una questione di maschere. Come sempre. Come tanto. La mia maschera ha preso il sopravvento e piano piano è diventata più reale di me. Un sabato. Ed io che vorrei esplodere come una bomba. Comincio a spingere sull’acceleratore. Tutte queste parole si dissolveranno così. Ed il piede è sempre più pesante sull’acceleratore. Ed in tutto questo, sento le mani della notte penetrare nel mio silenzio strappando brandelli di pensieri.
Perché questo dolore che sento, questa inquietudine mi dilania come una sbornia, come una droga, come una mancanza …in questo sabato basso.

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