Vecchie sensazioni sopite chi sa per quanto, chi sa dove.

casa degli specchi

Di nuovo quegli specchi.
Di nuovo quegli occhi che mi scavano dentro.
Di nuovo, tutte le mie difese superate in un battito di ciglia.
…e quella sensazione di non aver più terra sotto i piedi. Di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La persona sbagliata nella situazione sbagliata.
E una spada di Damocle pende dall’alto della mia croce e mi punta inesorabile.
Da qui, il mo Dio è il tempo.
Da qui, riesco a scorgere negli altri quelle fratture che altrimenti non avrei visto.
Da qui, mi riscopro fragile e delicato come il cristallo.
…e non c’è difesa da ciò. Non c’è difesa da me stesso se mi permetto di accedere a quello che più recondito mi alberga dentro.

E mi ritrovo a pensare di aver rimpianti. Troppi ripianti, troppe cose che avrei potuto fare e che invece ho lasciato svanire via, per sempre.
E intanto le cose fanno il loro corso e …sono passate due settimane all’insegna di vecchi compagni di classe che non vedevo da 10 anni, vecchi conoscenti/amici con cui brindare, vecchie sensazioni sopite chi sa per quanto, chi sa dove. Il tutto mentre il tempo scorre inesorabile e in cui mi ritrovo a vivere una vita di rinvii, con persone che puntano su di un cavallo sbagliato, che forse vedono in me troppo, che forse immaginano cose che non ci saranno mai.
E nello stesso istante in cui mi sento perso, mi ritrovo ad aver voglia di vivere. Mi ritrovo a voler provare sensazioni nuove, a sentire il cuore in gola, a lasciarmi alle spalle i litigi, i nervosi e i miei errori.

Vorrei essere ancora sabbia rossa che sfugge tra le mani.

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Qual’è il limite del nostro egoismo?

Guerra civile negli stati dell’Africa del nord, sbarchi di “clandestini” a Lampedusa, tsunami, terremoti, centrali nucleari che esplodono e centinaia, migliaia di morti.
Nel frattempo però i nostri politici  sostengono il nucleare.  Il Giornale fa spot al premier citando la politica energetica di Obama, si pensa al processo breve, alla riforma della giustizia, alle case di Montecarlo e a “rimboccarci le maniche”.
E nello stesso istante in TV si specula sulla morte di Sarah e Yara rincorrendo l’audience, Guendalina esce dal Grande Fratello e Ferrara approda su Rai1 mentre un milione di telespettatori se ne va.

Mi chiedo: Qual’è il limite del nostro egoismo? Dov’è la ratio in tutto ciò? Dov’è Dio?

Sepolto vivo

…sento che questa faccia pulita ormai abbia finito il suo tempo. Come un costume indossato per convenienza, ora, sento il bisogno di cingere le mani al volto per scarnificarmi, strapparmi via questa maschera ed estirpare queste radici luride e putrefatte da dosso.
E dentro me, senza che trapeli nulla all’esterno, esplode la mia inquietudine. Esplodono le mie orecchie e le mie mani. In una pioggia che non smette mai di cadere, solo in mezzo alla strada grido: “lava via questa forma!”.
E rimango un mostro senza volto che si specchia in una pozzanghera di pioggia e sangue. Il dolore è lancinante mentre vedo corrermi davanti agli occhi immagini di un’altra vita che la pioggia acida piano piano corrode e cancella.
Ed è troppo forte il desiderio di esplodere: sono calmo come una bomba atomica poco prima che venga detonata. In questo inferno in cui mi sono posto, nulla è reale tranne il dolore e le pulsioni selvagge che mi squarciano l’anima e i pensieri.
E grido forte fino a farmi sanguinare i polmoni, fino a che la mia voce non collassa del tutto in un rantolo basso e sfinito.
E mentre mi dibatto in questo fottuto incubo tra gli urti della vita, i falsi amici e le provocazioni, mi rendo conto che solo ora che riesco a vedere il mio vero volto posso realizzare le bugie che ho detto e che mi ritorneranno…
…Magari sono stato pesante ancora una volta, ma non importa. Due birre rosse, una notte che buia e piovosa è passata sotto le ruote della mia macchina. Sono qui. Come sabbia che trasportata dal vento mi sbatte sulla faccia il passato, il presente e il futuro, ascolto le parole di un amico. E dopo tanto mi sono sentito in diritto di sbilanciarmi, aprirmi e sviscerare quello che di più recondito ho dentro. Perdermi in una comunicazione in equilibrio tra patatine ed arachidi. Parlare di tutto e di nulla in un martedì che ha rotto i miei schemi e la mia gabbia mentale. Sentire come un piede che spinge su di un badile, il quale palata dopo palata, ha svuotato quella tomba che mi sono scavato e che ho lasciato si riempisse di terra. Sepolto vivo dalle mie stesse usanze, dalla mia stessa routine, dai miei stessi pensieri. Ancora una palata nella terra, come un’altra conferma. Ed infine ho pensato a questa serata come un qualcosa che forse ha tardato troppo ad arrivare, una serata che non solo io aspettavo da più di un anno.
E quel piede ora spinge violento sul pedale della cassa, in una sinfonia di trombe, bassi e chitarre: come il direttore di un’orchestra malefica il quale intento è forzare a tutti i costi quella terra bagnata che non si stacca dalla mia pelle. Come una muta che ha ricoperto i miei sensi, cercando di preservare al suo interno quel piccolo nucleo in cui nessuno ha accesso, ma che nel tempo, senza un’apertura è marcito…