carta vetrata come parole da usare come carta igienica

Maledetto specchio, maledetti occhi.
Una sensazione che non riesco a descrivere mi scalpita dentro ormai da un po’. Migliaia di volti mi passano davanti composti da tacchi e pettorali che abbracciati svaniscono via lungo il fiume. Una strada buia mi riporta a casa nella notte, ed ho tempo di pensare.
Tutta questa strada percorsa negli anni ha riempito il mio nome di cicatrici che si riflettono nel mio cuore. Il tempo scThe wicker manorre via veloce, e penso di essere prigioniero da molto tempo. Mi sento legato ad un personaggio. Sento di aver passato gli ultimi dieci anni a costruire un volto, attento a incastrare, pezzo dopo pezzo, le tessere della mia identità.
E mi ritrovo a scrivere “carta vetrata come parole da usare come carta igienica”, come se alla fine di tutte le mie esperienze, ci fosse solo “costruzione”. Come se il risultato di tutto ciò, sia un me che in realtà non sono io.
Strategie e tattiche che non sono servite a nulla. Un foglio bianco scarabocchiato “dalla mia strada verso l’inferno”. E la bestia che dentro il mio cuore reclama i termini del patto, nutrendosi dei miei peccati. Avevo giurato di non essere lo stesso, avevo giurato di essere migliore, ma Frank, con la sua esistenza breve ed intensa mi ricorda sempre, in ogni istante, chi non vorrei essere: “a burning wicker man”.

…NO, non è Hollywood.

Pensieri nella testa.
Leggo pagine di un libro: penso ad altro e non mi ricordo ne del libro ne dei miei pensieri.
Un treno mi riporta a casa e credo di aver sbagliato qualcosa.
Un test mi dice che prediligo le relazioni umane e nello stomaco una sensazione che non riesco a reprimere.
Non riesco a non matchare il mio vissuto con quello degli altri.
Non riesco a non avere una seconda mira.
Se penso ci sia una possibilità, io la debbo cogliere.
Devo fare di tutto per raggiungerla.
Troppe me ne sono lasciato scappare.
Una telefonata per esprimere la mia frustrazione e dopo, un pezzo di carta su cui scrivere “che ho avuto culo perché alla fine ho preso il sedile all’ombra, alla faccia di chi si è piazzato nell’altra metà della carrozza, lasciandomi credere che solo il loro posto era all’ombra”.
E come al solito mi rendo conto di aver badato troppo alla pagliuzza e aver tralasciato la trave.
Non va bene.
Non va bene il fatto di essermi porto ancora nel modo sbagliato, di aver mostrato la parte peggiore di me.
La  mia paura però è che quello che io penso di non essere, in realtà sia la mia forma, mentre quello che penso di essere è solamente quello che invece vorrei.
E un tizio lascia un bigliettino con sopra scritto: “sono povero con 2 bambini senza casa, aiutate la mia famiglia…” ritorna e chiede degli spiccioli agitano quelli che ha in mano e facendoli tintinnare.
Ma quello che mi dispiace, in effetti, sono le relazioni.
Quel che vorrei non lo raggiungo così.
Tutto è in discussione, tutto scorre rapido e non torna.
Ma ancora una volta nella mia vita, anche se i conti non tornano e nonostante le mie debolezze, sono determinato più che mai ad investire su me stesso, a voler essere migliore.