carta vetrata come parole da usare come carta igienica

Maledetto specchio, maledetti occhi.
Una sensazione che non riesco a descrivere mi scalpita dentro ormai da un po’. Migliaia di volti mi passano davanti composti da tacchi e pettorali che abbracciati svaniscono via lungo il fiume. Una strada buia mi riporta a casa nella notte, ed ho tempo di pensare.
Tutta questa strada percorsa negli anni ha riempito il mio nome di cicatrici che si riflettono nel mio cuore. Il tempo scThe wicker manorre via veloce, e penso di essere prigioniero da molto tempo. Mi sento legato ad un personaggio. Sento di aver passato gli ultimi dieci anni a costruire un volto, attento a incastrare, pezzo dopo pezzo, le tessere della mia identità.
E mi ritrovo a scrivere “carta vetrata come parole da usare come carta igienica”, come se alla fine di tutte le mie esperienze, ci fosse solo “costruzione”. Come se il risultato di tutto ciò, sia un me che in realtà non sono io.
Strategie e tattiche che non sono servite a nulla. Un foglio bianco scarabocchiato “dalla mia strada verso l’inferno”. E la bestia che dentro il mio cuore reclama i termini del patto, nutrendosi dei miei peccati. Avevo giurato di non essere lo stesso, avevo giurato di essere migliore, ma Frank, con la sua esistenza breve ed intensa mi ricorda sempre, in ogni istante, chi non vorrei essere: “a burning wicker man”.

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