Quanto tempo è passato?

E’ proprio difficile scrivere.
Frank scorse con gli occhi l’ultima parola del libro: “tardi”.
Si chiese: -come sono arrivato qui?
-Qual è stato il percorso che mi ha portato fino a questa ultima parola?

Disse tra se e se: -leggere un libro è come inseguire con gli occhi una lunghissima linea fatta di lettere, di numeri e segni di interpunzione che spezzata scandisce immagini, suoni e odori.  Senza uscire mai dalla testa, disegna mondi più reali del reale. Sogni ad occhi aperti che si realizzano tra gli anelli di un lungo verme costituito di parole.

Accese lo stereo. Scorse la sua libreria musicale. Tra i vinili che aveva c’erano Iron Maiden, Deep Purple, Black Sabath, Metallica, Blind Guardian e ogni sorta di genere dall’heavy metal allo speed, passando per il black fino al power americano.  La scelta cadde su Sanitarium dei Metallica.
Si getto sulla poltrona e indossò le cuffie.

“Sleep, my friend, and you will see
The dream is my reality
They keep me locked up in this cage
Can’t they see it’s why my brain says -rage”

Morfeo lo invitò a bere, e cadde in un sonno profondo.
Sognò un mondo fatto di specchi dove le altre persone non erano che  il suo riflesso, i suoi occhi, la sua figura. Ognuno diverso e ognuno un po’ uguale. Se stesso visto dagli altri.
Un mondo in cui sentirsi soli è la regola. Un mondo in cui gli occhi degli altri celano mondi improvvisi ed avventati, sconquassati da problemi che non riescono ad oltrepassare la barriera degli occhi.
Un sogno in cui Frank sentiva di non avere nessuno intorno. Nessun amico a tendergli al mano, nessun posto a cui ritornare e in cui andare.
Solo il rumore lento dei battiti del suo cuore.

Si chiese: come sono arrivato qui?

Nel frattempo, un DJ invisibile, (forse Dio?) aveva proseguito il suo percorso attraverso la playlist: sempre Metallica, ma stavolta One.

“Darkness imprisoning me
All that I see
Absolute horror
I cannot live
I cannot die
Trapped in myself
Body my holding cell

Landmines has taken my sight
Taken my speech
Taken my hearing
Taken my arms
Taken my legs
Taken my soul
Left me with life in hell”

Gli specchi ora lasciano spazio ai ricordi: si sa, spesso I sogni sono imprevedibili.
Così Frank si trovò proiettato n un altro luogo, forse in un altro tempo. Un Bar, un posto familiare. Riconosceva il suo odore, riconosceva il rumore dei bicchieri che  sbattono sui tavoli, pieni di Black Daniels, Montenero e Warthsteiner. Nella musica che proveniva dallo stereo poteva riconoscere gli Alice in Chains: Rooster.

“Ain’t found a way to kill me yet
Eyes burn with stinging sweat
Seems every path leads me to nowhere
Wife and kids, household pet
Army green was no safe bet
The bullets scream to me from somewhere”

Era il Drappo Verde. Luogo di sacrifici alcolici di 10 anni fa. Molti ricordi erano legati a quel posto. Ai giardini vicino, alle grandi compagnie.
la sensazione però era strana. Era come se non fosse passato nemmeno un giorno. Come se gli ultimi 10 anni in realtà non fossero mai esistiti. Dietro al bancone c’era sempre il barista Marco Mbriachella famoso per il suo cocktail speciale: lo Gnotti e Rutta. Questa bevanda (dalle proprietà voodoo secondo alcuni) era un miscuglio dei più infernali liquori da bar: da quelli all’uovo fino ai vermut, passando per whiskey e bevande esotiche con in aggiunta gli amari più amari… L’unità di misura per gli ingredienti erano i Deti e le percentuali degli ingredienti potevano variare in base alle mani di chi lo preparava. Si narra inoltre che facesse uno strano effetto a chi lo beveva:  c’è una leggenda su di un ragazzo che ne bevve così tanto che con un rutto fece suonare gli antifurti delle macchine posteggiati ai lati della strada del bar per poi inondare di liquame semi-digerito la strada.

Il DJ (Forse non Dio ma Satana) intanto continuava con il suo repertorio:

“We sailed across the air before we learned to fly
We thought that it could never end
We’d glide above the ground before we learned to run, run
Now it seems our world has come undone…”

Era il turno dei Black Sabbath: Children of the sea.

Frank così si ritrovò in riva al mare. La luna splendeva alta nella piccola insenatura e si rispecchiava in mille scintille che si perdevano tra i flutti.
Ormai, non si trattava più di un viaggio, non era più il “–come sono arrivato qui?” ma piuttosto: -come faccio ad andare avanti?
Frank si risveglio. Nella stanza era tutto come lo aveva lasciato prima del sogno. Spense lo stereo e si tolse le cuffie. Una sensazione di benessere mista a gelo gli percorreva la schiena. Prese tra le mani una vecchia foto che era appoggiata sul comodino vicino la poltrona. Era lui con i suoi amici.
-quanto tempo è passato?

Annunci