Non riesco proprio ad accettarlo, oggi.

Sballottamenti. Dopo un “non nulla”, e la ricerca della fuga, di tutto l’ardore non rimane niente.
Il cuore sussulta un poco e poi si ferma. Riparte sincopato, tossisce come un vecchio motore, balbetta e si rispegne. Stavolta definitivamente.
Non per l’adrenalina che è mancata, ma di nuovo per la non accettazione di quel rischio che si è cercato poco prima.
Qui, ancora una volta. Qui come troppo spesso è accaduto negli ultimi 8 anni. Dovrei smettere di scrivere anch’io. Dovrei chiudere il blog cancellarmi da ogni social network. Non mi sento troppo sociale già da un po’. E mi rendo conto che quel che ho da dire, ancora una volta, non interessa a nessuno.
L’inutilità crescente mi marca stretto e questa mia eterna fuga è giunta a un punto in cui fuggire non è nemmeno la risposta più ovvia.
Magari, non so bene quel che sto dicendo. Cerco di rappresentare uno stato d’animo attraverso le parole, ma non ci riesco come vorrei.
Vorrei entusiasmarmi un poco, per un progetto, per qualcosa che mi dia la carica, ma tagliente ed affilata come una lama, la realtà mi butta giù, mi riporta nel mondo reale, lontano da facili entusiasmi.

Non riesco proprio ad accettarlo, oggi.

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