2012

Raf

Raf vi augura un Buon 2013!

Caro 2012,
fra poche ore lascerai spazio al tuo successore e per questo voglio dedicarti qualche riga.
Che dire, mi hai dato tanto, ho ottenuto tanto e per farlo ho dovuto faticare altrettanto. Ho coronato il sogno di un contratto: la stazione di arrivo (di partenza) per tutti i miei sacrifici passati: dall’università, ai primi lavori e poi al master.
Te ne stai andando via e con te porterai tanti volti che continueranno ad esistere solo nel mio cuore, tanti occhi che non incroceranno più i miei. Ma per ognuno di quegli sguardi che non vedrò più, me ne hai fatti scoprire tanti altri…
Ancora, mi hai dato più di quanto mi aspettassi, più di quanto abbiano fatto i tuoi predecessori. Mi hai fatto aprire gli occhi su molte cose, su molte persone. Alcune di esse mi hanno ferito, altre, sono state ferite da me, …ma è il corso della vita no?
Caro 2012, questo è un addio, ma non è uno di quei saluti tristi.
Piuttosto, è con gioia che ti lascio, perchè dopo tutto, questa volta non posso lamentarmi, anche se, e faresti meglio a dirlo al tuo successore, voglio ancora di più e userò tutto me stesso per ottenerlo!

Ora ti saluto, con affetto
Raf.

P.s. Propositi dell’anno vol.1: Caro 2013 ci sono 2 concerti che non mi posso perdere, Rammstein e i miei amati Iron Maiden… vediamo cosa possiamo fare eh!

In tutta franchezza non è più come nel 2008, ma il succo rimane lo stesso…

A Step Ahead 1.7 Beta

Natale,
Buoni sentimenti, coesione, senso di benessere.
A Natale dovremmo essere tutti buoni. Si Sciorinano belle parole, ci sono i dolci, la cena della vigilia e il pranzo del giorno dopo. Si gioca a Carte, si bevono alcolici: grappe, limoncelli, brachetti spumanti e champagne.

Quest’anno Gesù compie 2008 anni, e aspetto che paghi da bere…

Vorrei augurarvi davvero un buon Natale, anche se so che questo blog non  lo legge nessuno. E dato che è così, cercherò di essere il meno ipocrita possibile, tanto, pochi lettori, meno visibilità, meno autorevolezza = una pseudo libertà in più.

Oggi è Natale, ma solo per questo non bisogna essere più buoni. In questo giorno nessuno è più buono. Anche oggi, c’è gente che rimane da sola, e da sola, magari sotto una coperta aspetta la fine.
Le guerre oggi non firmano una tregua, gli assassini gli stupratori, i pedofili, oggi non smetteranno…

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I colpi della vita.

E poi ci sono quelli che non si arrendono alla propria natura. Che lottano fino alla fine con il sudore, con il sangue, senza essere per forza dei guerrieri, senza cercare la gloria. Quelli che si sbattono giorno per giorno, tirando avanti, nonostante tutte le difficoltà del caso. Ragazzi umili con la speranza nel cuore, padri e madri di famiglia, figli che nonostante tutto si forzano di sorridere, di aiutare, anche quando tutto vacilla, anche quando non gli rimane altro che la loro dignità. Ho avuto la fortuna di conoscere persone così. A loro guardo quando penso a cosa voglio diventare, a loro guardo quando mi sento perso, quando il mio fragile mondo trema sotto i colpi della vita.

Hello, i’m born again

La schiuma saliva lenta verso l’orlo del bicchiere.
Frank stava versando la sua birra per festeggiare in solitudine un compleanno di cui pochi si erano ricordati. Sensazione strana, ma tutto sommato piacevole. Andava bene così: privacy impostata sull’amico/nemico Face, che in questo modo avrebbe taciuto su di un argomento e degli auguri, che in effetti, a pochi avrebbero interessato.
Birra, scorre lenta giù per la gola. Birra, che affoga il tumulto che gli alberga dentro.
Frank, un post su di un social, una piccola trappola per vedere chi avrebbe abboccato, chi avrebbe parlato. Era ora di fare pulizia.
Frank, fottuto e dannato, come sempre ci ha preso. Previsioni di comportamenti. E questo spirito zen sempre più stretto.
“Hello, i’m born again”: sono la tua rabbia. Ti esplodo dentro e do’ forma a quello a cui tu non riesci. …hello.
Frank, prova a fermarla, la spinge giù con alterazioni mentali, ma lei è più forte. Occhi rossi dinnanzi ad uno specchio: “look at me NOW!”
Hello, lasciami fluire dentro te, abbracciami, baciami e fammi tua.
– Vecchia amica, seducente e puttana. Ti togli le mutande e me le sbatti in faccia. Mi sali sopra e mi blocchi i movimenti. Puttana, ti sei venduta un’altra volta. Mi succhi via l’anima con la bocca e con la cosa che hai tra le gambe.
Una reazione, un invito, un circo barocco e idiota che mi balla davanti. Un rifiuto, e la voglia matta di andare via.
Frank sale in macchina, e lei non gli da’ tregua, apre l’altra portiera. Ancora non è finita.
– Accendi questo cazzo di motore e portami a fare un giro. Si, mia dolce megera.
Prende il controllo dello stereo: Black label society – In this river.
– Ed ora parti! Accelera, corri, VAI!!!
Frank aveva perso il suo controllo, e lei aveva preso possesso di tutto: i sentimenti non contavano un cazzo, c’era solo il dolce odore della carnalità, una minigonna e un fuoco che gelido succhiava via tutta la sua vita.
Una voce bellissima e a tratti squillante gli riempiva il cervello, mentre piano piano i vestiti cadevano sul pavimento.
– So che mi vuoi ancora, allora perché esiti?
– Perche ti ho sconfitto già una volta, perché anche se ti sento sotto la mia pelle, sai benissimo che nulla è più come prima. Mi servo di te, della tua disperazione, ma siamo come cerini che bruciano veloci nel vento. Ora siamo qui e dopo l’amplesso saremo ancora una volta divisi.
Sei un lascito di un mondo che non c’è più. Sei bella, e solo Dio sa se il tuo odore non mi farebbe fare cose di cui potrei pentirmi domani.
– E cosa aspetti? Sono solo la tua rabbia no? Usami pure, usami ancora, prendi questo corpo e fanne ciò che vuoi. Alla fine di me non rimarrà altro che brina mattutina su di un prato che piano piano restituirà il verde alla luce…
Ancora un tentennamento…
– Sono la tua rabbia, avresti fatto bene a togliermi i vestiti prima, quando ti ho detto che avresti avuto bisogno di me. Ma hai preferito la malinconia, hai preferito un abbraccio tiepido in un giorno che piano piano ti è sfuggito dalle mani.
Avresti potuto leccare via il mio sapore e sentirti meglio. Avresti potuto tenere tra le mani i miei bei seni rotondi e con un orecchio avresti sentito quello che ti spetta: il battito del mio cuore.
Ma ora sono io che non ti voglio più.
Bye i’m dead again. I was only your bitch, your rage.

On air: Linea 77 – Fist

Superbia.

Immagine
Sapevo che sarebbe successo prima o poi.
Sapevo che avrei scritto di nuovo in prima persona.
Così, in una domenica che lenta e trascurabile si tuffa nel buio della notte, mi sento strano.
In questo cammino che freddo mi spinge sempre più lontano dai ricordi, dalle persone amate, mi rendo conto che ho voluto scrivere e rendere epico tutto. Ho voluto lanciarmi nel baratro per mettermi alla prova. Ma questo freddo che mi prende alle spalle, mi ubriaca di malinconia e mi tira giù, verso il fondo del pozzo. E mi domando perché alle persone io debba sempre mostrare il peggio di quello che so dare. Mi domando perché, alla fine di me non rimanga altro che un volto sfocato tra i pixel di qualche foto.
L’epico della mia storia, dei miei personaggi, alla fine è andato oltre quello che volevo.
E tra le mie conquiste, tra la libertà ritrovata, come un serpente si fa strada quella sensazione di vuoto spinto che week-end troppo corti e vuoti, o post su di un social network non riescono a riempire…
Ho peccato.
Ho peccato di superbia nel mio modo di pensare.