Superbia.

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Sapevo che sarebbe successo prima o poi.
Sapevo che avrei scritto di nuovo in prima persona.
Così, in una domenica che lenta e trascurabile si tuffa nel buio della notte, mi sento strano.
In questo cammino che freddo mi spinge sempre più lontano dai ricordi, dalle persone amate, mi rendo conto che ho voluto scrivere e rendere epico tutto. Ho voluto lanciarmi nel baratro per mettermi alla prova. Ma questo freddo che mi prende alle spalle, mi ubriaca di malinconia e mi tira giù, verso il fondo del pozzo. E mi domando perché alle persone io debba sempre mostrare il peggio di quello che so dare. Mi domando perché, alla fine di me non rimanga altro che un volto sfocato tra i pixel di qualche foto.
L’epico della mia storia, dei miei personaggi, alla fine è andato oltre quello che volevo.
E tra le mie conquiste, tra la libertà ritrovata, come un serpente si fa strada quella sensazione di vuoto spinto che week-end troppo corti e vuoti, o post su di un social network non riescono a riempire…
Ho peccato.
Ho peccato di superbia nel mio modo di pensare.

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