Hello, i’m born again

La schiuma saliva lenta verso l’orlo del bicchiere.
Frank stava versando la sua birra per festeggiare in solitudine un compleanno di cui pochi si erano ricordati. Sensazione strana, ma tutto sommato piacevole. Andava bene così: privacy impostata sull’amico/nemico Face, che in questo modo avrebbe taciuto su di un argomento e degli auguri, che in effetti, a pochi avrebbero interessato.
Birra, scorre lenta giù per la gola. Birra, che affoga il tumulto che gli alberga dentro.
Frank, un post su di un social, una piccola trappola per vedere chi avrebbe abboccato, chi avrebbe parlato. Era ora di fare pulizia.
Frank, fottuto e dannato, come sempre ci ha preso. Previsioni di comportamenti. E questo spirito zen sempre più stretto.
“Hello, i’m born again”: sono la tua rabbia. Ti esplodo dentro e do’ forma a quello a cui tu non riesci. …hello.
Frank, prova a fermarla, la spinge giù con alterazioni mentali, ma lei è più forte. Occhi rossi dinnanzi ad uno specchio: “look at me NOW!”
Hello, lasciami fluire dentro te, abbracciami, baciami e fammi tua.
– Vecchia amica, seducente e puttana. Ti togli le mutande e me le sbatti in faccia. Mi sali sopra e mi blocchi i movimenti. Puttana, ti sei venduta un’altra volta. Mi succhi via l’anima con la bocca e con la cosa che hai tra le gambe.
Una reazione, un invito, un circo barocco e idiota che mi balla davanti. Un rifiuto, e la voglia matta di andare via.
Frank sale in macchina, e lei non gli da’ tregua, apre l’altra portiera. Ancora non è finita.
– Accendi questo cazzo di motore e portami a fare un giro. Si, mia dolce megera.
Prende il controllo dello stereo: Black label society – In this river.
– Ed ora parti! Accelera, corri, VAI!!!
Frank aveva perso il suo controllo, e lei aveva preso possesso di tutto: i sentimenti non contavano un cazzo, c’era solo il dolce odore della carnalità, una minigonna e un fuoco che gelido succhiava via tutta la sua vita.
Una voce bellissima e a tratti squillante gli riempiva il cervello, mentre piano piano i vestiti cadevano sul pavimento.
– So che mi vuoi ancora, allora perché esiti?
– Perche ti ho sconfitto già una volta, perché anche se ti sento sotto la mia pelle, sai benissimo che nulla è più come prima. Mi servo di te, della tua disperazione, ma siamo come cerini che bruciano veloci nel vento. Ora siamo qui e dopo l’amplesso saremo ancora una volta divisi.
Sei un lascito di un mondo che non c’è più. Sei bella, e solo Dio sa se il tuo odore non mi farebbe fare cose di cui potrei pentirmi domani.
– E cosa aspetti? Sono solo la tua rabbia no? Usami pure, usami ancora, prendi questo corpo e fanne ciò che vuoi. Alla fine di me non rimarrà altro che brina mattutina su di un prato che piano piano restituirà il verde alla luce…
Ancora un tentennamento…
– Sono la tua rabbia, avresti fatto bene a togliermi i vestiti prima, quando ti ho detto che avresti avuto bisogno di me. Ma hai preferito la malinconia, hai preferito un abbraccio tiepido in un giorno che piano piano ti è sfuggito dalle mani.
Avresti potuto leccare via il mio sapore e sentirti meglio. Avresti potuto tenere tra le mani i miei bei seni rotondi e con un orecchio avresti sentito quello che ti spetta: il battito del mio cuore.
Ma ora sono io che non ti voglio più.
Bye i’m dead again. I was only your bitch, your rage.

On air: Linea 77 – Fist

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...