MoonRise

MoonRiseMoonRise, (Elaborazione).

Annunci

Smack my bitch up

La sua lingua che ruvida sfrega sulla mia.
No, non ne vado fiero. Non è più di una storia che posso raccontare ai miei amici, ammesso che voglia farlo.
Sei poco più di una ragazzina che vede in me qualcosa che non esiste.
No. Non sono come te.
E’ che ancora una volta hai approfittato del mio tentativo di riempire il buco che ho nel petto.
E io ho approfittato di te.
Si, ero vicino all’essere ubriaco. E ho pensato fosse giusto lasciarmi andare.
E la tua lingua ruvida sfrega contro la mia.
Ma non è Un Bacio, non è niente.
Sono solo un quasi trentenne che sprofonda in un divanetto di una discoteca puzzolente, che ha deciso di lasciarsi andare, sicuro di mantenere un controllo della serata che in realtà non ha mai avuto.

Tu ragazzina, rappresenti tutto quello che odio di me. Rappresenti la bestia che si fa strada nel buco nero, denso come petrolio, che ho nel petto.

E nel bagno di quella discoteca non posso non guardarmi allo specchio senza vedere lui: Walksalone.
In antitesi con quell’estate di 6 anni fa. In antitesi col mondo e con quello che vorrei.
Ma questo fa parte dei Cicli, vero Walk?
Stagioni che si alternano, e quello sbaglio che continuo a fare e rifare ancora.
Manca qualcosa che non riesco ad identificare. Manca una testa capace di liberarsi di questa lunga coda tardoadolescenziale.

E quella lingua che mi parla e si sfrega sul mio collo e ancora sulle labbra.
Tu. Me la vorrei prendere con te. Sarebbe facile. Vorrei dirti che mi spiace il fatto di lasciarmi utilizzare così: quasi dandoti una speranza che non è mai esistita.

Forse sarei solo dovuto rimanere in silenzio.
Oppure avrei dovuto solo alzare la voce.

Toglimi quella lingua di dosso.
Non voglio più sentire il tuo sapore, non voglio sentire il tuo odore. E anche se è troppo facile, decido di mandarti affanculo …e torni da me.
Continui con quella cazzo di lingua, approfitti della mia docilità alcolica, e del mio bicchiere ormai vuoto.

Labbra, sapore di Tennent’s Super in bocca, una situazione che tira fuori il mio “lato peggiore” e che, in conclusione, non mi lascia null’altro che l’orrenda sensazione di sentirmi come nella scena finale di Tutti giù per terra.

On Air: The Prodigy, Smack my bitch up.

Sii Acqua (se lo desideri)

Questo in realtà è un mio commento ad un post, l’ho leggermente aggiustato dopo averlo riletto e si, mi piace ciò che ho scritto.
E no, non sono così pieno di me, ma volevo condividerlo perchè mi sono reso conto che potrebbe essere un po’ una “filosofia” di vita liberamente ispirata da Bruce Lee e il suo “Be water”.

…allora bisogna stare attenti alle idee. Alcune si sopravvalutano, altre no, altre prendono forma. Ma la cosa bella di un’idea è che nasce senza forma. E’ essenza, è acqua e l’acqua è libera, può essere qualsiasi cosa, il suo unico limite è un contenitore. Ma il contenitore è come una gabbia, non tutte le acque sono fatte per i contenitori. Alcune non possono essere imbrigliate, se vogliamo sono come il mare…

 

On Air: Bruce Lee, “Be water my friend!”

E per un momento mi è sembrato quasi di essere in uno dei miei post

Giovedì. Sono andato al cinema da solo. Non so da quanto tempo dovessi farlo. vorrei dire mesi, ma probabilmente sono anni.
Ore 21.30 a due passi da casa mia, arrivo puntuale, ma debbo aspettare.
Largo della palestra, cinema all’aperto in stile “Paradiso” con la pellicola che tra il primo e il secondo tempo del film si è bloccata sciogliendosi nello schermo. Lo-fi. In tempi di 3D, vedere un cinema così mi piace. Come mi piace l’audio con i bassi distorti.
Al cinema da solo. Tante nuove generazioni distanti dalla mia, ragazzini e ragazzine, tutti in tiro per la “serata mondana”. Mamme e papà che non hanno ancora visto Iron Man su Sky.
Iron Man e una corazza. Un supereroe che diventa tale solo quando la indossa. Un parallelo con la mia vita e il mio ultimo anno.
La settimana scorsa ho comprato un bellissimo giacchetto di pelle per la moto. Nero, stile cafè racer. Ultimamente non ho più comprato vestiti, solo pezzi di ricambio ed accessori per la moto.
Due ruote e un cuore a forma di bicilindrico, il mio abbigliamento tecnico: paraschiena, guanti, giacchetto di pelle con protezioni e lo zaino. La mia Armatura.
Nell’ultimo anno in realtà non ho fatto altro che indossare un’armatura, una splendida e scintillante armatura sotto cui ripararmi.
Quando mi “travesto da biker” sto bene. Quando salgo in sella i miei problemi svaniscono. Svanisce la mia timidezza, svaniscono i problemi al lavoro, svanisce il fatto di non sentirmi mai a mio agio nel posto in cui mi trovo, il fatto di non sentirmi a posto con gli amici, svanisce la difficoltà che in questo periodo trovo ad avvicinarmi ad una ragazza.
Un’armatura con la quale nessuno può ferirmi, in cui non c’è rifiuto, in cui posso essere libero, almeno per un po’.
E ieri sera.
Una serata surreale. Una ragazza che non conosco, la mia armatura e un amico. Una cavalcata notturna verso Viterbo con una luna così luminosa che quasi si potevano spegnere i fari. L’odore dell’asfalto bagnato per i temporali pomeridiani e per un momento mi è sembrato quasi di essere in uno dei miei post.

On Air: Black Sabbath, Iron Man

Ciao Tonino

Sono passati un paio di giorni dalla scomparsa di Tonino Accolla e per una volta voglio concedermi uno di quei post da “ultras” e aggiungermi alla massa di scritti, immagini e stati prodotta per ricordarlo.
Per almeno un decennio ho aspettato ogni giorno l’ora di pranzo per (ri)vedere i Simpson e da quando li conosco ho sempre asoltato la voce di Homer, il suo “Doh”, i suoi pensieri, le mucche che ballano nella testa, i dialoghi che si faceva nel cervello, le dichiarazioni d’amore a Marge e ogni singola puntata trasmessa da Italia 1 con la sua voce.
Con lui se ne va un pezzo di infanzia e di adolescenza.
Senza di lui dietro al microfono, non solo Homer, ma anche Eddie Murphy, il suo ridere sguaiato e tutti gli altri mille personaggi che hanno riempito l’infanzia e l’adolescenza di un bambino e poi di un ragazzo cresciuto con la TV in camera se ne sono andati.
Ciao Tonino.

On air: I Simpson, Il primo bacio tra Homer e Marge

Svanire tra i granelli di sabbia nel tempo che fugge

Tanta gente, tanto rumore.
I giardini di Fabrica e un muretto su cui rimanere a parlare.
Frank è seduto con il busto protratto in avanti e con le mani tiene una Franziskaner ghiacciata.
Morgana è seduta accanto a lui e i suoi occhi verdi lo fissano mentre lo vede bere.
Morgana, lei, che come sabbia rossa si è infilata tra le crepe del suo cuore.
Lei che in quegli occhi racchiude tutto un mondo e un inconfessabile segreto.
Ho sete, ho sete di te.
Ancora un sorso e le nuvole che provano a cadergli dentro.
Ma Lei non è più come la ricorda. Tanto tempo passato, tanto tempo che ha scandito gli attimi lunghi che hanno portato a quella sera.
Frank prova a bere ancora un sorso e lei afferra il suo braccio con la mano e lo interrompe.
– Tu Frank hai pensato che potessi sempre rimanere la tua musa. Ma le cose cambiano.
– La ragazza che ricordi quella sera nella 500 forse non è mai esistita. Potevi baciarmi, ricordo ancora la tua mano dietro la nuca; mi hai sfiorata, ma non l’hai fatto.
Ed ora vorresti farlo di nuovo, quando hai scelto un’altra, quando per paura che io potessi sfuggirti come sabbia tra le mani hai gettato la spugna.
Frank riesce ad alzare il bicchiere, e velocemente inghiotte un sorso di birra. Prende fiato, vorrebbe rispondere, ma non sa che dire.
Lei ha ragione, ha fottutamente ragione.
Ma come un lampo, un guizzo sorregge la sua voce.
– Hai ragione, ma tutto quello che mi ha portato qui, il mio percorso, mi ha insegnato molto più di quanto credi. Nessuna cicatrice è durata poi così a lungo. E anche se ti sento tra le crepe del mio cuore, nessuna ragazza, neanche tu sei riuscita davvero a entrarmi negli occhi e toccarmi nel cuore.
E’ inutile il male che fa il peso di un bacio.
Magari se ti avessi baciato quella sera tutto sarebbe diverso. E anche se sai come sono andate poi le cose, non rinnego il tempo che è passato, come non rinnego una ragazza che mi è stata accanto in questi anni e che purtroppo ha incontrato sul suo cammino uno incasinato che alla fine non è stato migliore dei ragazzi che ha incontrato prima di lui…

I due non si guardano e un ultimo sorso ghiacciato lascia spazio alla frase conclusiva della serata, l’ultima prima di alzarsi e andare ognuno per la propria strada.
– Morgana, Fata Morgana, ti sono corso dietro, ma tu, per tua natura sei sempre stata poco più che un’illusione, e solo ora mi rendo conto che il tuo destino, fin dal principio è sempre stato quello di svanire tra i granelli di sabbia nel tempo che fugge.
Non posso continuare a inseguire un miraggio, non posso aggrapparmi ad un’idea.
Alcune illusioni prima o poi svaniscono e tu, anche se non lo sai,  stai già svanendo con l’ultimo sorso della mia birra.

ON air: Subsonica, tutti i miei sbagli

Curami un po’ quest’amarezza che ho

Ci sono quelle sere che sono più dure…
Non so davvero se chi parla sono io, Frank o Walksalone, questa sera non so nulla.
Uno scudo che è caduto, la mia scintillante armatura bucherellata come semplice carta argentata.
Ma va bene.
E mi sento di nuovo fuori luogo, fuori posto, in un bar tra sconosciuti in cui nemmeno bevendo riesco a esorcizzare via le mie paure.
E per un po’ vorrei avere 19 anni. Amici dell’università e seratine, le prime esperienze con la “nave scuola” che te ti prende per mano, ti porta per campagne e zero pensieri…

Ci sono quelle sere…
E ti ritrovi a tornare a casa a mezzanotte. Un buco nello stomaco e un po’ di amarezza.
Una canzone di tanti anni fa come compagna e tanti pensieri per la testa che non riesco a cacciare.
Ma il mio percorso in solitaria è anche questo: una pagina bianca da riempire con quello che ho dentro e nessuno da render partecipe dei miei problemi. Volevo che tutto fosse epico e in un certo senso ci sono riuscito.
E mi son ritrovato in un cammino in cui devo spalare la merda con le mie forze senza voler (poter) chiedere aiuto a nessuno.

Ci sono quelle sere…
In cui alla fine di queste righe c’è la speranza. Anche perchè sto solo guardando dalla parte sbagliata e con un po’ di lavoro in più, chi lo sa che non riesca a cambiare quello che mi ha portato a serate come queste.
Questione di universo e questione di scelte. C’è un duro lavoro da fare per prendere le scelte giuste, ma son sicuro che alla fine, tutto quello che deve, sarà.

Scegli l’universo giusto e tutto comincerà a girare intorno a te.

“Portami l’ultima birra fammi compagnia
lei è andata via
spero che poi la vedrò a casa mia

che tra due ore ripartono i tram fammi fumare tanto chi ti può multare a quest’ora mi sa che è a dormire

e abbassa pure la saracinesca non credo che né io né te domani si andrà a messa

curami un po’ questa amarezza che ho”

On air: J. Ax, Piccoli per sempre