Cos’è un uomo senza i suoi ricordi?

Una serata come tante di un ragazzo come tanti.
Un bancone di un bar e degli amici con cui bere.
Una serie di facce consumate dall’alcol e dalla crisi.
Una sedia su cui sedermi e pensieri che affollano la mia mente.
Una minigonna, calze, e tacchi alti a farmi compagnia.

Sono un viandante a cui è stato offerto da bere.
Sono la contrapposizione e l’ossimoro di una serata.
Sono il seno prominente di quella ragazza.
Sono tutte le posizioni del Kamasutra che mi vengono in mente.
Sono il ghiaccio che lento si insinua tra i ricordi.

Ricordo una strada di campagna.
Ricordo i sedili posteriori di una una vecchia auto.
Ricordo delle calze e una gonna.
Ricordo respiri affannati e un odore dolciastro.
Ricordo morsi sulle labbra e le sue mani tra i capelli.
Ricordo i suoi occhi, e quanto all’epoca li vedessi belli.
Ricordo che forse, prima di allora, non ero mai stato innamorato.
Ricordo che è passato tanto tempo, ormai, da quella sera.

Cos’è un uomo senza i suoi ricordi?

Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo, io non sono diverso…

On Air: Memento, Cristopher Nolan

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Ma come faccio a dirtelo?

I tuoi grandi occhi che mi leggono dentro,
e il sapore delle tue labbra.
Io e te, raccolti davanti al fuoco a scambiarci le anime.

Sono innamorato. Ma come faccio a dirtelo?
Come faccio a chiederti di rimanere?
Come potrei chiederti di fare ogni giorno i conti con quello che sono?

Sdraiati a terra. Il profumo della tua pelle e della legna bagnata.
Il timido lampeggiare del fuoco che illumina il tuo corpo.
Ho giusto il tempo di pensare a quanto sei bella, prima di perdermi nel tuo sapore.

E mi chiedo se tutto questo sia giusto.
Mi chiedo se prima o poi non ti accorgerai di chi sono veramente.
E se poi lo accetterai senza andartene.

E  riesco a vedere un brivido incresparti la pelle
mentre con la schiena inarcata mi spingi il viso contro il tuo seno.
E perso nell’emozione, posso sentire il tuo cuore accelerare.

I’m alone
how I wish you would be here
I’m alone
telling me it’s alright
come and rest your head

On Air: Blind Guardian – The Maiden and the Minstrel Knight

Dimmi che ho ancora 18 anni

“La fortuna è donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla”
Niccolò MachiavelliIl Principe (1513)

E nella mia testa sei rimasta sempre uguale.
Sei la prima ragazza. Quella per cui ho fatto cazzate, quella per cui era bello avere 18 anni, per cui era bello andare alle feste ed ubriacarsi…
E di quel periodo ricordo questa canzone che risuonava in qualche locale di Praga …e il sapore d’assenzio, e le campagne intorno a Fabrica mentre riuscivo a toglierti quei jeans scoloriti a zampa d’elefante. …e la macchina bianca di mio padre, e tanti sogni ancora intatti che danzavano su un mare d’ingenuità.
Ricordo i baci e sotterfugi per poter stare assieme a te.
Ricordo i tuoi capelli biondi e gli occhi azzurri in una sera d’estate mentre, tra la gente ubriaca per la Festa della birra, siamo andati in mezzo ad un prato a rubarci le labbra e a guardare le stelle.

Non so perché mi siano venuti in mente questi ricordi.
Momenti distanti anni luce per fuggire da quello che sento adesso.
Una fuga progettata attraverso una richiesta improbabile: “Dimmi che ho ancora 18 anni!“.
Vorrei fuggire via da questo presente. Vorrei ritrovare quella spensieratezza di tanto tempo fa. Vorrei uscire da questo periodo infame dove quel che ho conquistato con il sudore e il sangue, rischia di venire cancellato via da un momento all’altro.

E nonostante tutto, per sopravvivere non posso far altro che metterci tutto me stesso, digrignare i denti fino a farmi uscire il sangue dalla bocca.
Non è il momento di buttarsi giù. Sarebbe troppo facile. Piuttosto è il momento di gettare altro carbone nella caldaia per far ardere con ancor più vigore le fiamme. E’ il momento di bruciare tutto me stesso fino all’ultimo grammo di combustibile per potermela cavare.

No, nessuno mi dirà più che ho 18 anni, anzi, fra poco mi diranno che ne avrò 30.
Non posso rifugiarmi nel passato. La vita è una linea permeata dal tempo che va solo avanti. E non posso aver certezze se non quelle che derivano dalle mie forze.
Non smetterò mai, e lo ripeto da anni ormai, di combattere questa inutilità crescente.

…e si vede che la si lascia più vincere da questi che da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica de’ giovani, perché sono meno rispettivi, più feroci, e con più audacia la comandano.

Volevo solo dormirle addosso

E il tuo mondo, da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, da un minuto all’altro si spezza.
Si chiude. Fine, out.
La nuvoletta esplode, e quello che senti è il sapore dell’asfalto mentre provi a rialzare la faccia da terra.
Non è l’amore stavolta. E’ la vita.
E’ la sequenza di tutte quelle piccole cose che tu chiami giornata.
E tutte le ragazze, gli amici, le stronzate, passano in ultimo piano.
Sono lo sfondo sfocato della tua fotografia menti senti “Crack”.
E da un momento all’altro il mondo per come lo conoscevi ha smesso di esistere.
Punto.

Mi concedo questo post in stile Walksalone.
Sarà il karma, o forse Dio o Buddha, oppure Allah.
Ma forse questo male è il prezzo per quello che mi ha portato fin qui.
Vorrei dirti che ho trovato qualcuno a cui dare la colpa.

Ma anche se ridessi, stavolta, il culo è il mio.

On Air: Volevo solo dormirle addosso

Pioggia acida che cade sui miei pensieri

li corrode, li sfalda.
Tante fotografie di istanti ormai distanti.
frammenti di pellicola graffiati, lasciati a marcire.
Volti, volti che non vedo più:
denti e sorrisi ormai persi tra la nebbie della memoria.

Anime immobili ritratte in momenti felici tristemente ricordati
in un nuvoloso pomeriggio d’autunno.
Parole che non risuonano più con echi distanti.
Cupi borbottii, biascicati: sommessi rantoli di tempi andati.

E una scrittura che non riesce più a fingere gioia.
Permea disillusione che s’infrange nella realtà.

Ma cupo e triste il cuore non s’arrende.
E arde, arde ancora con più vigore,
mentre sui tizzoni dei sentimenti soffia il vento della rabbia.
E la timidezza lascia spazio alla baldanza di chi non ha
da perdere più nulla di quel nulla che stringe ora tra le mani.
E forte continua a battere. Si dimena nel petto
fino a rompere le catene che lo imprigionano.

Non puoi vietare ad una situazione di evolvere.
Non puoi vietarmi di provarci e di cambiare…

On air: Paranoid, Black Sabbath

Un caffè? (Post alcolico)

Ok, tu eri li.
Forse è una fissa.
Ti avrei voluto invitare a prendere un caffè.
Probabilmente non lo farò.
Ma io credo nella teoria della lunga coda. E credo nel destino e nella sangria.
Quindi: ho una probabilità su un milione o forse su un miliardo, che la tua mente di architetto legga questo post alcolico un po’ sfigato. Diciamo anche molto sfigato. Ma domani andrò a Macerata per il matrimonio di un mio amico. E tu eri li. Questa sera. E ho superato abbondantemente il lt e mezzo di ottima birra. Ma tu non lo sai. Il mio cervello è timido… Quindi: ce lo vogliamo prendere questo caffè? 🙂

[Edit 07/10/2013]
E’ come quando alle elementari ti segnavano l’errore con la penna rossa e non potevi cancellarlo. Forse non è un errore, o forse si. ma vorrei cerchiarlo di rosso e lasciarlo qui.