Un nuovo abbraccio, per un buon anno a tutti.

Ultimo giorno del 2013.
Dovrei tiare le somme di tutto.
Invece, ho voglia di sottrarre.
Così, per riuscire a trovare l’essenza che mi spingerà in questo nuovo anno.
Quindi, non farò nessun elenco, nessun buon proposito…
In fondo, per tante ragioni il 2013 non è stato un anno cattivo per me.
Certo, ci sono sempre dei margini di miglioramento.
…ma a questo ci penserò nel 2014. 🙂

Un nuovo abbraccio, per un buon anno a tutti.

Sul giradischi: Back to life, Giovanni Allevi.

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Nella biblioteca in fiamme della mia vita

Che dirti?
Sei sopra di me, e i miei occhi si posano sulla cosa più bella che abbiano mai visto.
Come se fosse la prima volta, come se non l’avessero mai fatto.
Sono innamorato, e non ti conosco.
Come ho fatto?
Forse sono un pazzo. Oppure non sono mai stato così sano di mente.
Ma vorrei fermare per sempre questo momento. Vorrei potrerlo appendere tra le cose che contano nella biblioteca in fiamme della mia vita e poterlo guradare ogni volta che mi sento solo. Ogni volta che sono triste, ogni volta che non posso sentire l’odore della tua pelle.

Ma come faccio a dirtelo davvero?
E se poi tu non ricambiassi questo mio sentimento così profondo, così puro?
E se poi questa purezza svanisse, macchiata dalle scorribande del tempo?
Se potessi ascoltare le parole segrete che in questo momento vengono scandite da ogni battito del mio cuore.

No. Questa volta non sono capace di dire le cose giuste. Non sono altro che un ragazzo con tanti pensieri in testa e qualche parola che di tanto in tanto rimane incastrata tra le dita delle sue mani.

Ma tu sei qui, immobile in questo istante infinito, e accarezzare la tua pelle increspata da un brivido, mi dà la forza di dire quello che pensavo non mi fosse più permesso.
«Sono innamorato di te.»

On air: John Williams, Schindler’s List theme.

E poi mi hai detto: I see the stars come out of the sky

Il portone del palazzo era di colore verde scuro. Sulla sinistra c’era un citofono color oro con tanti pulsanti. Metti le mani nella borsa nera e mentre cerchi, fai tintinnare le chiavi.
Le tiri fuori e le infili nella toppa del portone.
Appena entrata mi tiri dentro prendendomi per una mano e mi chiudi il portone dietro. Saliamo le scale fino alla porta di casa.

Entriamo e mi chiedi di accomodarmi.
Nell’ingresso c’era uno specchio. Mi guardo mentre mi sfilo il montgomery nero e la pashmina grigia e nera. Mi sistemo il colletto della camicia bianca e mi tiro giù il maglione grigio. Guardo in basso e oltre i miei blue jeans scoloriti e strappati dal tempo controllo se le mie polacchine avana sono apposto.

Entro nel soggiorno e mi siedo sul divano. C’è un vecchio giradischi di legno e tu sei in piedi lì davanti. Apri l’antina in vetro del mobiletto e cominci a scorrere il dito indice tra i vari dischi. Ti soffermi su una copertina dal bordo giallo. Soffi sul cartone e intravedo Lust for life. Estrai il disco e delicatamente lo appoggi sul piatto. Prendi la testina e la posizioni sulla quarta traccia. Parte la musica.

Lust for life - Iggy Pop

Fonte: Google

Sto sprofondando tra i cuscini quando ti giri verso di me cantando.

I am the passenger and I ride and I ride
I ride through the city’s backsides
I see the stars come out of the sky
Yeah, the bright and hollow sky
You know it looks so good tonight

Ti siedi accanto e mi dici: «non siamo venuti qui a parlare ancora un po’?»
Riesco finalmente a sentire il tuo profumo, e vedo i tuoi occhi fissi nei miei.
Vorrei parlarti e dire qualcosa di sensato, vorrei, vorrei.
Lascio perdere le parole e vedo avvicinarsi sempre di più le tue labbra alle mie.
Il mio cuore sussulta, e sono in panne quando la canzone:

And everything was made for you and me
All of it was made for you and me
‘Cause it just belongs to you and me
So let’s take a ride and see what’s mine
Singing la la la la…

Accorcio le distanze e passo una mano dietro la tua nuca. Ti bacio.
Un brivido non ha il tempo di percorrermi la schiena quando sento le tue mani sulle mie guance. Il mio cuore sta scoppiando. Scoppia mentre sento il tuo sapore. Scoppia mentre sento il tuo calore. Scoppia mentre il tuo profumo non mi fa capire più niente. Scoppia quando questa canzone mi sembra perfetta. Scoppia quando questa situazione, finalmente, è perfetta.

Ti alzi e vai verso la finestra. Socchiudi le tapparelle e in quel filo di luce che rimane, riesco a vedere i contorni del tuo corpo. Ritorni sul divano, ma questa volta ti metti a cavalcioni sopra di me. Con un movimento della testa ti sposti una ciocca da davanti agli occhi ed esclami:«Ora tocca a te…».

Oh the passenger
He rides and he rides
He sees things from under glass
He looks through his window side
He sees the things that he knows are his
He sees the bright and hollow sky
He sees the city sleep at night
He sees the stars are out tonight
And all of it is yours and mine
And all of it is yours and mine
So let’s ride and ride and ride and ride
Oh, oh, Singing la la la la lalalala

Sul giradischi: Iggy Pop, The passenger

Tanti auguri. E adesso “Andate Tutti Affanculo”

…mi rendo conto che con un titolo così qualcuno può risentirsi.
Ma voi lo sapete che vi voglio bene non è vero?
Voglio bene ad ogni persona che passa da questo blog, a chi mi lascia un “mi piace”, chi mi lascia un commento, a chi se ne fotte, e a chi c’è capitato per caso.
Quindi, dato che sono in ferie e sento il Natale nell’aria, voglio condividere con voi questa mia nuova scoperta:

Al cinismo più bieco e posato
tipo quello da cantautorato
esser stronzi è dono di pochi
farlo apposta è roba da idioti

A chi è andato a vivere a Londra
a Berlino, a Parigi, a Milano o Bologna
ma le paure non han fissa dimora
le vostre svolte son sogni di gloria

A chi critica, valuta, elogia
figli di troppo di madre noiosa
l’arte è pensiero che esce dal corpo
né più né meno come lo sterco

Alle donne, agli uomini ai froci
vi amo, vi adoro e ricopro di baci
corpi ignudi sgraziati o armoniosi
perdenti per sempre perfetti per oggi

A voi che vi piace di farvi fregare
dai nati vincenti, dal navigatore
dalla macchina nuova e dal suo fetore
dalla prova finale dall’uomo che muore

The Zen Circus – Andate Tutti Affanculo

Parliamo ancora un po’

Ore 17.00 di un venerdì prima di Natale, un bar del centro.

Avevi un cappellino di lana da cui scendevano capelli mossi color nocciola. Eri stretta in un piumino bianco che ti teneva caldo. Timberland beige ai piedi e jeans un po’ scampanati. Una sciarpa di lana grigia ti pendeva dal collo, non riuscivo a vedere le tue labbra.
Siamo entrati e ti sei messa comoda.
Ti ho chiesto cosa prendevi, e tu hai scelto una cioccolata calda con le lingue di gatto.
Io ho preso un tè e biscotti.
Stringevi la tazza con entrambe le mani e ci soffiavi per raffreddarla.
Senza più il giacchetto indosso, il tuo maglioncino blu mi catturava lo sguardo.
Dal tuo collo scendeva una piccola stella dorata aggrappata ad una catenina.
Ti guardavo negli occhi.

Abbiamo parlato tanto quel pomeriggio. Mi hai raccontato dei tuoi viaggi, dei tuoi studi, della terra da cui provieni. Io ho parlato delle mie passioni, del mio lavoro, delle mie scelte. Abbiamo parlato d’amore, di quello che ci è capitato nella vita, di come un cuore, da un momento all’altro può fermarsi, e di come, magicamente, può riprendere vita.

Eri protesa verso di me, gomiti appoggiati al tavolo, mani che ti aiutavano a dar forza a ciò che stavi dicendo. Movimenti calmi e sinuosi. Vedevo muoversi le tue labbra. Labbra rosse e carnose che mi ipnotizzavano. Provavo a cogliere tutte le tue espressioni. Non volevo lasciarmi sfuggire nulla di quei momenti.

La cioccolata ed il tè erano finiti. Abbiamo deciso di passeggiare un po’.
Le vetrine dei negozi ci catturavano con le loro luci colorate, la neve finta ed i pacchetti rossi, e tra una vetrina e l’altra riuscivo a scorgere la nostra immagine riflessa. Poi, tra il groviglio di luci e vetro, nascosto tra minuscole colline imbiancate di polistirolo c’era un plastico di un trenino. Stavo passando oltre, quando ad un tratto mi hai preso la mano e mi hai chiesto di fermarmi. Siamo rimasti a guardare quel trenino mano nella mano per un tempo che a me è sembrato non finire mai.

E per un istante ho immaginato noi due su quel treno, diretti verso non so dove, armati solo dei nostri sogni, stretti nei nostri pensieri e fermi nella nostra carne. Mi immaginavo il vibrare della carrozza, i paesaggi, le albe ed i tramonti che avremmo potuto vedere di là da quei finestrini. E mi son ritrovato a sognare ad occhi aperti.

Poi, d’improvviso, mi hai lasciato la mano e ti sei voltata verso di me.
«Accompagnami a casa, parliamo ancora un po’».

L’ultimo di noi

Potevi andartene.
Avevi l’occasione e il tempo era giusto.
Perché non lo hai fatto?

Hai tirato i dadi, ed hai rilegato la responsabilità di una decisione al caso.
Hai scelto di non scegliere.
E adesso non so se esserne felice. Non so se dovrei odiarti, oppure se dovrei toglierti quei vestiti di dosso e mischiare ancora una volta la tua pelle con la mia.

Sei rimasta sola non è vero?
Ora che lui non c’è, ora che è partito per la Francia, torni da me?
Non abbiamo più vent’anni. Questa è poco più di una relazione clandestina.
Che però non vuol finire.

Se lei lo sapesse. Dio, non riuscirei più a guardarla in volto.
Mi dici che è troppo difficile, che è troppo complicato. Ma continui a venire da me e ad incasinarmi la vita. Da anni continui a tornare con un moto esasperatamente ellittico: prima lenta e lontanissima, poi, vicina e velocissima. Diventando ad ogni passaggio sempre più inafferrabile per un cuore stanco come il mio.

Ma se ognuno è artefice del proprio destino, io sono colpevole almeno quanto te.
Ogni volta, con qualunque ragazza accanto, ho mollato tutto e sono corso da te.
Ogni volta, avvolgendoti nel mio eskimo verde, raccogliendo le tue lacrime e ricomponendo il tuo cuore con un filo di bugie e sentimenti che non potevo confessarti.

Ma vent’anni, ormai, sono una vita fa.
Non posso essere più il tuo rifugio.
Non posso essere più il tuo porto sicuro.

Ma le tue labbra sfiorano le mie.
Facciamo l’amore ancora una volta.
Facciamolo come se fosse l’ultima.

Sono l’ultimo di noi due.

Walksalone #2

“Faber est suae quisque fortunae”

Amico mio,
è ormai passato del tempo da quando abbiamo parlato l’ultima volta, e sono cambiate tante cose.
Vorrei raccontarti questi ultimi anni, questi ultimi mesi.
Mi guardo indietro, e tutto quello che vedo è un ragazzo che aveva pura.
Vorrei poter tornare a quei giorni. Vorrei poter parlare a quel ragazzo e dirgli che sta sbagliando. Che quell’atteggiamento non gli porterà nulla di buono.
Ma non posso.
Perché tutto quello che mi rimane sono questi vestiti e le rughe che porto sul viso.

Così, in un freddo mattino di dicembre, mi trovo a rispondere alla tua lettera.
Mi hai definito “come quello che se la ride”. Ridere di cosa? Di te? Della situazione?
Ma sai benissimo che senza di me non saresti forte come sei adesso.
Grazie a me riesci a distinguere il bene dal male, sopratutto in chi ti sta camminando vicino.
Ed è grazie alla mia esistenza che puoi dare un nome al tuo buio e rinchiuderlo in un sarcofago, lasciandolo lì a marcire, assieme a tutte quelle cose che non vuoi più e che ti hanno ferito.
E’ anche grazie a me che puoi camminare “sul tuo binario” senza la necessità di avere qualcuno accanto.
E’ grazie a me che hai conosciuto Frank, è grazie a me che c’è stata una Heidi, una Morgana e tutte le altre…

E quando mi chiedi di Frank, beh, l’ho incontrato qualche tempo fa. Era seduto al bar e beveva la sua birra di frumento. Mi ha parlato di te. Mi ha detto del tuo ultimo anno e della ragazza che non hai più accanto.
E così hai deciso di rimanere da solo eh?
Finalmente sei riuscito a combinarne una giusta. A suo tempo te lo avevo detto: quanto hai ancora intenzione di fargli male? Lo ricordi?
Sapevi che prima o poi l’amore non sarebbe bastato, vecchio mio, non impari mai.

Comunque, con Frank dopo quella bevuta abbiamo fatto una bella serata.
L’ho portato a ballare sai? Il re della disillusione che balla.
Uno spettacolo che avresti dovuto vedere. Gli ci sono voluti 3 gin lemon per riuscire a muoversi…
C’era una ragazza in discoteca poi. Mora, alta, un bel fisico e due gambe mozzafiato. Beh, sono andato per provarci… e indovina un po’? Sto lì che le domando cosa fa, la ascolto, vado avanti a parlarci per un po’, faccio le mie solite moine e, insomma, quando provo a baciarla lei cosa fa?  Mi chiede di del mio amico. Di Frank!!! Quel bastardo continua a farmela così, sotto il naso, esattamente come ha sempre fatto. Non cambierà mai.
Mi sono fatto un giro e al mio ritorno lei era seduta ad un tavolo con lui. Cioè, dopo tre gin lemon, e senza muoversi da quell’angolo, c’era riuscito.
Alla fine li ho visti andare via…
Morale della favola, la mia grande serata con lui si è conclusa così: l’ho rivisto solo per andar via.
Ma d’altronde, anche tu sai come è fatto no?

Per tornare a noi, vorrei infine tentare di rispondere con più precisione alla “questione amicizie”. Vorrei riuscire a dirti quello che penso, con chiarezza, e alla fine diradare la nebbia su quest’ultimo punto.
Ma mi son stancato di scrivere. E’ da molto che non ci si vede, e voglio dirtelo di persona.
So che hai ripreso i corsi di nuoto, quindi: domani pomeriggio alla piscina comunale di Civita so che c’è il nuoto libero, un caffè, una bella nuotata e poi parliamo.
Che ne dici?

W.