Walksalone #2

“Faber est suae quisque fortunae”

Amico mio,
è ormai passato del tempo da quando abbiamo parlato l’ultima volta, e sono cambiate tante cose.
Vorrei raccontarti questi ultimi anni, questi ultimi mesi.
Mi guardo indietro, e tutto quello che vedo è un ragazzo che aveva pura.
Vorrei poter tornare a quei giorni. Vorrei poter parlare a quel ragazzo e dirgli che sta sbagliando. Che quell’atteggiamento non gli porterà nulla di buono.
Ma non posso.
Perché tutto quello che mi rimane sono questi vestiti e le rughe che porto sul viso.

Così, in un freddo mattino di dicembre, mi trovo a rispondere alla tua lettera.
Mi hai definito “come quello che se la ride”. Ridere di cosa? Di te? Della situazione?
Ma sai benissimo che senza di me non saresti forte come sei adesso.
Grazie a me riesci a distinguere il bene dal male, sopratutto in chi ti sta camminando vicino.
Ed è grazie alla mia esistenza che puoi dare un nome al tuo buio e rinchiuderlo in un sarcofago, lasciandolo lì a marcire, assieme a tutte quelle cose che non vuoi più e che ti hanno ferito.
E’ anche grazie a me che puoi camminare “sul tuo binario” senza la necessità di avere qualcuno accanto.
E’ grazie a me che hai conosciuto Frank, è grazie a me che c’è stata una Heidi, una Morgana e tutte le altre…

E quando mi chiedi di Frank, beh, l’ho incontrato qualche tempo fa. Era seduto al bar e beveva la sua birra di frumento. Mi ha parlato di te. Mi ha detto del tuo ultimo anno e della ragazza che non hai più accanto.
E così hai deciso di rimanere da solo eh?
Finalmente sei riuscito a combinarne una giusta. A suo tempo te lo avevo detto: quanto hai ancora intenzione di fargli male? Lo ricordi?
Sapevi che prima o poi l’amore non sarebbe bastato, vecchio mio, non impari mai.

Comunque, con Frank dopo quella bevuta abbiamo fatto una bella serata.
L’ho portato a ballare sai? Il re della disillusione che balla.
Uno spettacolo che avresti dovuto vedere. Gli ci sono voluti 3 gin lemon per riuscire a muoversi…
C’era una ragazza in discoteca poi. Mora, alta, un bel fisico e due gambe mozzafiato. Beh, sono andato per provarci… e indovina un po’? Sto lì che le domando cosa fa, la ascolto, vado avanti a parlarci per un po’, faccio le mie solite moine e, insomma, quando provo a baciarla lei cosa fa?  Mi chiede di del mio amico. Di Frank!!! Quel bastardo continua a farmela così, sotto il naso, esattamente come ha sempre fatto. Non cambierà mai.
Mi sono fatto un giro e al mio ritorno lei era seduta ad un tavolo con lui. Cioè, dopo tre gin lemon, e senza muoversi da quell’angolo, c’era riuscito.
Alla fine li ho visti andare via…
Morale della favola, la mia grande serata con lui si è conclusa così: l’ho rivisto solo per andar via.
Ma d’altronde, anche tu sai come è fatto no?

Per tornare a noi, vorrei infine tentare di rispondere con più precisione alla “questione amicizie”. Vorrei riuscire a dirti quello che penso, con chiarezza, e alla fine diradare la nebbia su quest’ultimo punto.
Ma mi son stancato di scrivere. E’ da molto che non ci si vede, e voglio dirtelo di persona.
So che hai ripreso i corsi di nuoto, quindi: domani pomeriggio alla piscina comunale di Civita so che c’è il nuoto libero, un caffè, una bella nuotata e poi parliamo.
Che ne dici?

W.

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