Sempre di domenica

Mi riporti al 2007, in una di quelle domeniche di gennaio in cui andavo ad Orte ed aspettavo il treno. Ogni settimana verso Macerata, ogni settimana a combattere con tutte le mie paure per avanzare verso quello che poi sarebbe stato il mio futuro.

E mi ricordo quei momenti in cui mi sentivo solo nel mio viaggio epico. Un posto vicino al finestrino dell’interregionale della mia vita. Un libro di Stefano Benni nello Zaino e la voglia di andare avanti.

E poi, una domenica di gennaio, sentire la forza andar via. Abbandonarsi per un po’ alla malinconia. All’amor perduto. All’aver rinchiuso il proprio cuore dentro una scatola sigillata con lo scotch trasparente. E quella sensazione troppo a lungo nascosta dietro ai panni di un bugiardo che va dicendo che, alla fine, dell’amore non gli importa. Ma gli importa e come. Perché in realtà, a camminare da soli, più di qualche volta, si sta di merda.

Perché poi c’è il lavoro: dimmi che contratto hai e ti dirò chi sei.
Potrebbe funzionare in un mondo perfetto. Ma la mia mansione e il mio livello contrattuale direbbero di me, cose che io non mi sognerei mai di dire. Quindi io non sono quello e non mi ci sento. Perché tutto cambia.

Tutto fluisce via come acqua nel lavandino. Un vortice che risucchia via pezzi di persone: volti, voci, odori e parole che ti hanno detto.
E ti ritrovi a vivere in un mondo fatto di comete. C’è quella che brilla più forte, ti lascia un segno nelle retine e poi svanisce via. E c’è quella che invece brilla un istante, e non riesci nemmeno a capire chi e cos’è. E di riflesso, come un cielo che si specchia in un altro, anche tu sei una cometa. E ce la metti tutta per brillare forte e a lungo.

Ma brillare in questo mondo di luce è assai difficile.
Perché hai trent’anni, il mondo è nelle tue mani, ma devi fare attenzione a maneggiarlo. Devi costantemente reinventarti. Non ti puoi fermare. Non puoi smettere di cercare. Non puoi smettere di imparare. Devi costruire relazioni sempre nuove. Andare in piscina, fare il fisico, aperitivo con x, poi con y e alla fine con Z.

Devi curare la tua erba, prender la lacca (o la cacca) e falla diventare più verde, più rigogliosa, più bella di quella dei tuoi vicini. Perché il loro concime è migliore del tuo. O almeno così dice la scatola che ti hanno messo davanti alla porta d’ingresso di casa.

Ma la loro erba, in realtà, fa cagare. Non la brucherebbe nemmeno una pecora sarda digiuna da un mese. Quella pecora, nata a 90°, sa meglio di altri cosa vuol dire la posizione a quattro zampe. L’ha imparato sul proprio di dietro, dicono.

E quindi, anche se quello che sto vivendo mi butta angoscia, voglio continuare a sperare per il meglio. Anche se mi rendo conto che secondo la mia personalissima teoria dei cicli, questo è un momento di pura, sostanziale e quanto mai veemente contrazione di tutto.
Non sono esperto di piani b, c o d, ma sto cercando di imparare dal passato e ci sto provando.

Le situazioni evolvono, e questo è un dato di fatto. I cicli possono essere favorevoli o sfavorevoli, e questo è un altro dato di fatto. Ma alla fine, la mia “mission” è quella di andare avanti, “di provarci e di cambiare”. E spero con tutto il cuore che questo anno sia l’evoluzione del 2007. Sento di non aver nulla da perdere se non me stesso.

Ho voglia di lottare e di sporcarmi le mani. Anche se sono un Gypsy.

Sul giradischi: Gypsy, R.J. Dio

P.s. questo è un post che si pubblica da solo, ovvero: l’ho scritto tra domenica e lunedì e l’ho programmato. Gran ficata WordPress, ne è valsa la pena farci la tesi… Bravo Matt. 🙂

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6 pensieri su “Sempre di domenica

  1. Si, vero, a camminare da soli, sempre, si sta di merda. E rischi anche di iniziare a parlarci, con te stesso, da solo, per la strada.. Pensa te..
    Io al brillare non aspiro, non più. Non sono capace, non so neanche come si faccia a brillare.
    Ma leggendo, ascoltando, parlando con persone che hanno più o meno la mia età mi rendo conto che i sogni, più o meno, son quelli, e anche le incazzature e la voglia di lottare, anche, magari a fasi alterne, ma ancora torna a farsi sentire ogni tanto.
    E adesso la pianto di scriverti sciocchezze, perché Ronnie James Dio esige silenzio. O si.

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    • …il rischio di parlare con me stesso per strada, quello, ancora non c’è, 🙂 🙂 ma certo, poter contare “solo” sulle proprie forze è una soddisfazione. Solo che qualche volta, sembra tutto così grande, così difficile, che avere qualcuno che condivide il tuo percorso, aiuta. Dà forza.
      E ci sono dei momenti nella vita in cui la forza, o ce l’hai, o ce l’hai, con o senza qualcuno accanto. Non si scampa, ed è per questo che ho scritto del brillare. Una cometa fa un viaggio suo, brilla nel cielo, e poi prosegue la sua orbita. Così, bisogna brillare il più a lungo possibile e andare avanti.

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  2. Naaa troppo facile!
    Epppoi sbagliare può essere divertente, basta non farsi male.
    E andare avanti, sempre, come dici tu.
    Con la musica giusta, anche.
    Tenere gli occhi bene aperti, che per la strada c’è sempre qualcosa di bello da vedere, qualcosa che val pena raccogliere.

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