Fuck You

Disconnesso.

Ho deciso che il mio blog non mi rappresenta.

Non mi rappresenta la foto che ho su Facebook e su Skype.

Non mi rappresenta quella che ho messo nel CV.

Non mi rappresenta quella che ho su Monster e Infojobs.

Non mi rappresentano le foto su instagram.

Non mi rappresenta il rombo della mia moto.

Non mi rappresentano i pugni e i calci mentre faccio pancrazio.

Non mi rappresentano le vasche che faccio in piscina.

Non mi rappresentano le chiacchiere che faccio ai colloqui.

Non mi rappresentano le birre che bevo.

Non mi rappresenta la disoccupazione che prendo.

Non mi rappresentano i lavoretti del cazzo.

Non mi rappresentano gli stage a 250 euro al mese.

Non mi rappresenta la mia 500 del 74 e quella del 2012.

E qualche volta non mi rappresenta nemmeno lo specchio.

Disconnesso.

Respiro la vita e guardo tutto con fare diverso.

Forse, finalmente, sono cresciuto.

I’m never coming back
I’m never giving in
I’ll never be the shine in your spit
I disconnect the act
I disconnect the dots
I disconnect the me in me

Nella cassetta del walkman:

Cose che non (o)so dire

Per quanto buio possa essere,
riesco sempre a vedere la luce.
Riesco a vedere attraverso le scelte
per poter avanzare tra le ore e i minuti
che tornano ad avere un senso.

A lei piace il sole che sorge,
e la luna che brilla nelle notti d’estate.
A lei piace stare nuda sotto le coperte
a sfregare il suo cuore contro il mio.

Come acqua che calda scivola
leggera su di un corpo immerso
nell’utero materno di una speranza
necessaria come un cordone ombelicale.

Per favore, lasciami dormire ancora un po’.

Nell’autoradio: Lasciami Dormire, Negrita

8

Ok, ore 00:51 inizio a scrivere.
E’ da tanto che debbo scrivere un post notturno.
Ma adesso è giunto il momento.
Proprio nel momento in cui dovrei esserne ai margini, mi ritrovo al centro di un ciclo.
Cose che sono andate, colloqui, e cose che dovranno essere, per forza.

Cosa ho imparato?
Ho imparato a non arrendermi.
Ho imparato a lasciarmi andare nel momento in cui ne vale la pena.
E non c’è un momento preciso in cui va tutto bene o male.
Ma tutto si fonde e si confonde come nelle pellicole di una volta: momenti sfocati alternati a momenti nitidi di una pellicola troppo veloce.

Ed è un rincorrersi d’idee.
Ed  è una lunga corsa in cui cerco di raggiungere quel che voglio.
L’amore, il lavoro, la stabilità.
Sono tutte cose che inseguo, qualcuna con più convinzione di altre, qualcuna con meno.

E oggi, sono 8 anni di blog.
Ed è Dio che canta nelle cuffie con Heaven and hell.
E sono io che ancora una volta accedo al quel flusso di coscienza che mediato mi porta a scrivere.
Ed è esattamente dopo 4.17 minuti della canzone che inizia il pezzo più bello.
Il cambio di velocità che ti acceca gli occhi e ti ruba i sogni.
Ma è inferno e paradiso allo stesso momento, nello stesso istante.

Sarei pazzo a non scrivere in questa sera.
Sarei pazzo a non festeggiare questo modo di vivere.
Sarei pazzo se non mi lasciassi andare alle mani che inciampano sui tasti.
Sarei pazzo a non cambiare tempo proprio in questo momento!

Posso finalmente accedere al significato più vero della mia esistenza,
posso andare sempre più vicino a quell’oscurità che per anni ho temuto
e padroneggiarla come fa un giocoliere con il fuoco.
Disegnare cerchi, cicli in aria per poi farne quel che voglio.

8, infinito, il simbolo che mi porta a credere ancora una volta nei miei cicli.
Perché mentre mi avvicino al significato…
Non puoi impedire ad una situazione di evolvere, non puoi impedirmi di migliorarla, di provarci, e di cambiare.

Nell’autoradio: Heaven and Hell, Black Sabbath

Ore 01:19