Lacrime.

Diverso.
Vorrei presentare a chi mi legge qualcosa di diverso.
Vorrei fare più sorrisi e godermi di più la vita.
Vorrei poter scrivere di me come qualche anno fa: fiducia e speranze che mi si schiudevano davanti in opportunità.
Invece. Invece questo cuore continua a sussultare in un 2014 sempre in bilico tra risalita e ricaduta.
Non basta aver trovato un nuovo lavoro quando ti senti così in bilico.

Precario.
Equilibrio precario in un futuro a progetto che può essere sbilanciato in ogni istante.
Precario nell’animo e nella pelle. Precario nell’approccio ad una vita sbilanciata e finta.
Precario nei sentimenti. Nelle lacrime che non riesco a trattenere mentre ritorno a casa.
Piangere come un bambino nell’auto che stai guidando, guardando lo specchietto e cercando di non farlo vedere a chi ti sorpassa.

Mancanza.
Una mancanza che ti segna nell’animo, nel cervello e nel cuore.
Un cognato, un fratello perso. Il marito di tua sorella, colui che la faceva ridere, il padre di tuo nipote.
E non c’è limite al dolore quando senti quella mancanza che pervade ogni battito. Sentire un dolore mai provato prima, mentre tutto passa in secondo piano.
E in secondo piano passano tutti i problemi di questo 2014 quando ti ritrovi a guardare negli occhi blu di tuo nipote e a pensare che suo padre non ci sarà a vederlo crescere.

Forza.
Ho parlato di cuore, ho parlato d’amore, ho parlato di forza.
Ma come fai a lasciarti andare? Come fai a sperare nell’amore quando la notte sta calando e non riesci a vedere chiaramente attraverso le scelte che compi?
Forse, riesco ad andare avanti perché, tuttavia, riesco a dimenticare il male.
Riesco a dimenticare il male fatto e subito (d)alle persone.

Dolore.
In ogni istante, ogni giorno, faccio leva su di me per resistere.
Ma c’è un momento preciso in cui la morfina non fa più effetto.
E mi sento vuoto. Un vuoto così profondo da non poter essere riempito.
Me ne accorgo mentre lavoro e mentre scrivo. Me ne accorgo quando tutto è lasciato al caso.

Lacrime.
E sono lacrime che scivolano via.
Non mi sento meno uomo adesso. Non mi sento fragile.
Ma non riesco a smettere di piangere. In questa fredda solitudine che mi avvolge il cuore lascio uno spiraglio alla mia fragilità.
Quanto deve riuscire a sopportare un uomo per andare avanti? Quanto devo perdere ancora? Quanto devo dimenticare(?) per riuscire a risollevarmi ancora una volta?

Now you all know
The bards and their songs
When hours have gone by
I’ll close my eyes
In a world far away
We may meet again
But now hear my song
About the dawn of the night
Let’s sing the bard’s song

Dedicato ad Andrea.

On air: The Bard’s Song, Blind Guardian.

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5 pensieri su “Lacrime.

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