Nel tempo

Un ragazzo e una ragazza.
Una moto e un abbraccio mentre corrono veloci verso il mare.
Il casco di lei appoggiato sulla schiena di lui, e il ricordo di una primavera.
Occhi color nocciola e lunghi capelli neri al vento.

Su quella moto tutto era possibile:
sogni che detonavano con fragore di bicilindrico e
il romantico abbraccio tra una valkyrja e un ciclope moderno
in sella al suo destriero meccanico.

Ho sognato così forte cavalcando verso il tramonto.
Ho sperato così intensamente da rischiarare il buio del futuro.
Ho desiderato con calore di benzina che brucia quella valkyrja.
E ho stretto in mano fumo e vapori d’olio nel tempo che fugge via.

Nell’interfono del casco: Dream Theater, One Last Time/The Spirit Carries On

Quando un uomo può definirsi forte?

Quando un uomo può definirsi forte?
Vorrei dirti che riesco ad esserlo nonostante le avversità.
Ma la verità è che sono stanco di far finta che vada tutto bene.

Questo 2014 per me è stato, almeno fino ad adesso, il peggiore anno della mia vita.
Questo trentesimo anno della mia esistenza mi ha riservato solo tanto dolore e tanta solitudine.
E per quanto io sia riuscito a rimanere lucido, per quanto io abbia tirato fuori le palle affrontando a muso duro tutto il male che ho subito, mi sono ritrovato chiuso in un angolo buio ad urlare al dolore di smettere.

E sono tornato indietro più e più volte con la mente a quel 22 maggio.
Anche non volendo ho rivisto quelle immagini, quelle lacrime e quel dolore.
E anche se lo ho affrontato e continuo ad affrontarlo ogni giorno andando avanti, non riesco a smettere di sentir pulsare quelle cicatrici che ho nel cuore.

E ancora una volta, in questa mia vita da precario, ho capito che l’unica cosa che conta veramente è l’amore.
L’amore per se stessi, l’amore per una donna, per un figlio.
L’amore è “la missione” che da senso all’agire di ogni giorno.

Poi certo, c’è tutto il resto.
Tutto è collegato, tutto è interconnesso e l’amore da solo, purtroppo, non basta.
Il lavoro, due soldi da parte, piani A e piani B, devono supportare la tua azione, altrimenti del solo amore, non te ne fai nulla.

Quindi, quando un uomo può definirsi forte?
Forse quando riesce a tenere tutto insieme e a dare un senso ad ogni giorno perché è sicuro delle proprie convinzioni. Forse perché sa reagire in tempo ai mutamenti sempre più veloci di questa società, o molto più semplicemente perché sa amare nonostante tutte le difficoltà.

Through the anger and through the tears
I’ve felt his spirit through the years
I’d swear, He’s watching me
Guiding me through hard times

On air: Iced Earth, Watching Over Me

La “Doppia Anima” della Festa della Birra

E’ da tempo che non racconto un vero episodio della mia vita, ed è da tempo che non lo faccio direttamente.
Così oggi, in questa pausa pranzo di inizio settembre ho deciso di raccontare un #selfiedablog.

La settimana scorsa nel mio ridente paesino della provincia viterbese c’è stata la sedicesima (o giù di lì) Festa Della Birra. Una quattro giorni di musica e intrattenimento alcolico che ha visto sul palco artisti del calibro di: Fabrizio Moro, Majakovich, Mägo de Oz, Elevenking, Ramiccia, Red West e Greg con i suoi Red Cats… e a cui un “vero fabrichese” non può mancare.

Non racconterò tutte le sere, sai che palle, ma mi limiterò a raccontarne una, venerdì, la serata del Mägo de Oz.
Ora, chi ha ascoltato heavy metal negli ultimi 30 anni non può non aver ascoltato qualcosa di questo gruppo….
…ma non sono qui per parlare di loro, o perlomeno, non voglio parlare solo di loro… Diciamo che sono più il MacGuffin che mi serve per iniziare il discorso… Cioè: in questi ultimi mesi, almeno fino a venerdì, non mi è più capitato di fare #off col cervello. Il dolore è sempre ben stampato nella mia mente e lì è rimasto (e rimane), ma venerdì, finalmente qualcosa si è sbloccato e per un paio, forse tre ore ho spento il cervello.
Nulla di pericoloso, ero a piedi 🙂 ma l’alcol, la birra, ha prodotto su di me quell’effetto che non mi capitava da un sacco di tempo. Mi ha reso docile, meno impacciato, meno timido e soprattutto incline al pogo. …e mi son ritrovato con la compagnia storica a pogare sotto al palco al ritmo di Molinos de Viento e Maritornes, e mi è sembrato di avere nuovamente 20 anni.
E’ stato bello. E’ stato bello rivedere quella gioventù alcolica adoperarsi per rendere memorabile una festa che tanti anni fa è iniziata quasi per gioco. E’ stato bello riconoscere quelle occhiatine delle ragazze che ti conoscono …solo per un verso ;).
E’ stato bello essermi sentito (almeno per un po’) libero.

Ma si sa, le cose belle, queste fughe alcoliche, se ne vanno come vengono e a fine serata l’ossimoro che mi strideva nel petto mi ha fatto venire in mente le parole scritte da un mio amico sul suo blog:

Leggo le parole e le storie di alcuni ragazzi sognatori, chiusi tra le quattro mura di un’università, con le loro vite che scorrono lente e faticose tra le strade di città e di paese. Ci rileggo il mio passato. Un passato scritto tra pagine bianche sporcate dall’inchiostro e infinite parole digitali che segnano anni di sogni, aspettative, dolori e illusioni ormai mescolate alla nebbia della quotidianità. Leggo le loro parole e ci vedo la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita. […]

E in quel “la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita” ho rivisto me stesso: un trentenne incazzato col mondo che ogni tanto, nonostante tutto, si ritrova ad aver una gran voglia di far l’amore con la vita

Sul vecchio Mp3: Fiesta pagana, Mägo de Oz

 

Quasi poesia

Un treno che mi portava via da casa.
Un futuro a cui aggrapparsi. E tu.
Sono passati sette anni ormai.

Mi hai lasciato solo e ora è buio.
Giorni che si susseguono veloci,
mentre la vita sta fluendo via.

E sono ancora fermo
su quella panchina
ad aspettare il treno.

E la tristezza filtra tra pagine
di ricordi ormai lontani
e non riesco più ad avanzare.

Non volevo finisse così, in
un cielo grigio con nuvole gonfie
di lacrime amare e gelida malinconia.