Click, Click, Click…

Così sono entrato di nuovo in quel garage.
Ho tolto il telo impolverato che ti tiene “al sicuro” ed ho infilato la chiave nella serratura per accendere il tuo cuore.
Ho ricollegato la batteria che ti da energia e provato ad avviarti.
Click, Click, Click…  Click, Click, Click… provo ancora con il pulsante d’accensione, ma non ce la fai.
Click, Click, Click…  Click, Click, Click… provo ancora, ma niente.

Così, decido di prendere la sua batteria, e penso che l’ultima volta che ha acceso una moto è stato proprio quel tragico giorno. Penso alla sfiga, penso che quella sfiga potrebbe contagiare anche me, e penso che potrei pentirmene.
La collego: Click, Click, Click…
Click, Click, Click…
e parti sbuffando denso fumo bianco che esce dagli scarichi, e poi, il tuo ruggito.

Averti acceso è stato come aver preso quella chiave e essermela conficcata diritta nel cuore.
Sai, pensavo di essere più forte, di riuscire ad andare oltre la tua perdita, ma quel motore che gira al minimo mi riporta alla mente troppi (bei) ricordi che non torneranno più.

E quella moto, che per me ha significato tanto, troppo, la mia emancipazione, il lavoro che da stage diventava determinato e poi indeterminato, il primo “mezzo” acquistato interamente con i proventi del mio lavoro, l’oggetto dei miei desideri che adesso è diventato null’altro che una fonte di dolore.

Il motore che gira al minimo, poi un attimo, bum, decido di girare la chiave, decido che è il momento di spegnerti e penso che vorrei tornare in sella. Ma mentre ci penso, ho paura.
Ho paura di andare via come hai fatto tu. Ormai so quello che si prova a perdere qualcuno in quel modo, e il solo ricordare quel maledetto 22 maggio mi strazia.

Vorrei pensare alle tette di Veronica sulla mia schiena quando ci andammo a fare un giro al mare con gli altri, vorrei pensare a quanto mi sentivo figo, a quanto mi sentivo libero, ma tutto questo lascia spazio al mio tempo vissuto a metà e mi sento distante da tutto e da tutti.

Lo so che nulla sarà mai più come prima, ma per favore, lasciami credere che ancora sia possibile…
Ho bisogno con tutto il cuore di crederlo…

And I know we’ll find
A better place and peace of mind
Just tell me that it’s all you want – for you and me
Angel won’t you set me free

On air: Judas Priest, Angel

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Caro Mister Hyde…

Un veglione, un paio di buoni amici e tre limoncelli.
Parto lento, come piace fare a me. Una maschera da Jack Sparrow e un carnevale che non conoscevo.
Un Bar, poi un altro, ed un altro ancora. Un bacio a stampo ad una ragazza che stranamente rimane nella mia vita, e la levetta del cervello che si posiziona su #off.
Tennten’s Super nelle vene che spingono avanti il cuore di un ragazzo con qualche capello bianco di troppo, la parrucca e l’eyeliner. La mia timidezza che va a farsi fottere e la baldanza di un ritrovato Mr Hyde che per troppo tempo è rimasto nascosto tra i ricordi spiegazzati di un 2013 che non esiste più.

E dimentico per un attimo la tristezza di un tempo che mi appartiene solo a metà e mi sento libero, di nuovo…

Sun of San Sebastian oh why I cannot stay
She’s all I ever dreamed, but now my skies are turning gray
It was good I got to know her well, because it made me see
that the sun of San Sebastian is just too hot for me

Nelle casse della discoteca : Sonata Arctica, San Sebastian.

Inserisci qui un cazzo di titolo

The kiss

The kiss, Gustav Klimt | Österreichische Galerie Belvedere

Un venerdì del cazzo e io che penso.
Tre birre nel nulla e tanti pensieri.
Vorrei chiudere questo blog e restituire un libro che mi hanno prestato ormai anni fa.

Attese e persone.
Ed io che vorrei andarmene via e recidere questi collegamenti, tagliarli alla gola e strappargli il midollo spinale.
Pensieri che non vorrei confessare e impossibilità.

La realtà è che non mi piace più questo posto, che non mi piacciono più le facce che vedo e i saluti che faccio.
La realtà è che mi sento imprigionato e con le spalle al muro.
Rispondo ok, ma in realtà mi sta sul cazzo tutto.

La realtà è che me ne vorrei stare sulla mia cazzo di moto diretto verso il mare e non pensare a nulla.
La realtà è che non trovo gli occhiali e fatico a scrivere,  e una bella bestemmia mi viene in mente ogni volta che devo tornare indietro a riscrivere una cazzo di parola.

La realtà è che è San Valentino e lo passo per il terzo anno da libero. 🙂 🙂 🙂

Fanculo a tutti e amatevi.

Disfruta de la vida y a follar que son dos días
y que nadie te reprima, rebelión contra la hipocresía.

Nella fottuta autoradio: Ska-P, Sexo y Religion

P.s. Grazie Elgoog

Da tutto e da tutti

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Se ne stava sdraiato su un prato mentre lunghi steli d’erba verde danzavano attorno al suo corpo.
Un cielo blu e qualche nuvola che gli ricordava il suo cane che da anni non c’era più.
Le cuffiette nelle orecchie e un sottofondo musicale che si mixava con il frusciare del vento.

Chiuse gli occhi e sognò. Sognò tanto in quella pace color erba.
Una pace densa e inaspettata che lo avvolse e sfumò i suoi contorni con il paesaggio.
Sognò come quando aveva vent’anni, quando i sogni erano leggeri e impalpabili.

Se ne stava accoccolato nell’erba e di tanto in tanto l’odore della primavera gli si faceva strada fra un ricordo e l’altro, mentre quel sole così caldo, così bello, gli baciava il viso e gli riscaldava il cuore.
Non desiderava altro che quella pace, non desiderava altro che quella solitudine.

Era così distante da tutto e da tutti.

Nell’iPod: Demons and Wizards, Fiddler on the Green

Il telo verde dell’Heineken

Jeans un po’ troppo vecchi, larghi, e troppo strappati per essere di uno che vive nel 2015. Dr Martens ai piedi già da prima che riandassero di moda e una maglia bianca. Una vecchia 500 rossa e le cuffie dell’iPod classic per sentire la musica.

In qualche modo ha forse perdonato il suo passato e l’ha lasciato andare.

E’ diretto verso il mare con il suo telo verde dell’Heineken. Tettino aperto e il sole che entra dentro la sua testa. Occhiali scuri, schiena dritta e il suo sorriso beffardo. Zero pensieri, la mano sinistra sul volante e la destra sul cambio.

Per costruire qualcosa di nuovo, deve andarsene, deve correre via.

Sente già l’odore del mare entrargli nel cervello mentre la strada che ha percorso mille volte in moto scorre via veloce. Dookie dei Green Day nelle orecchie e quella sensazione di libertà. Un piccolo giro in solitaria per ritrovar se stesso.

Quando ha sentito che ormai era diventato qualcosa che non gli apparteneva più.

Un cielo blu in una calda giornata di marzo, quando le nuvole fuori dal tettino corrono veloci e lasciano lunghe scie bianche di zucchero filato. Il verde saturo dell’erba e il marrone chiaro della terra. Acquedotti romani e pietre grige di 2000 anni fa.

Non è mai stato così lontano da tutto e da tutti.

Ma va bene così.

Nell’iPod: Basket Case, Green day

Parlami della tua felicità

So close no matter how far | Couldn’t be much more from the heart

E mi ritrovo qui a parlarti in una pausa pranzo di febbraio.
Ore, giorni e settimane che passano e quel buco che nel petto continua ad allargarsi.
Ti ho chiesto “parlami della tua felicità” e mi hai risposto che l’unica emozione che hai sentito davvero è la paura.
Non so cosa ti abbia spinto a dirmelo, ma sai, anch’io provo le stesse tue emozioni. Quasi che il dolore sia l’unica cosa tangibile a cui un cuore come il nostro possa aspirare. E mi son ritrovato a a parlare con ragazzi più piccoli di me, e mi son ritrovato a dirgli di amare, di non mettere freni ai loro cuori, e di gettarsi a capofitto nell’amore, perché quello che si prova a vent’anni, dopo non si prova più.

E mi son sentito rispondere che non vogliono fare la mia fine, che alla mia età si vedono con famiglia e figli. Ma loro che ne sanno? Che cosa sanno? Quando hanno mai provato cosa vuol dire vedere la propria vita andare in pezzi da un giorno all’altro? Quando nel giro di pochi mesi ti ritrovi a perdere il lavoro che ami e a vedere la morte in faccia, incarnata negli occhi di tuo nipote che ti chiede “dov’è papà”?
Loro che ne sanno cosa vuol dire vedere le proprie passioni spazzate via in un istante e a sentire che la cosa che desideri di più è proprio quella che ti crea (e ha creato) più dolore?

Loro che ne sanno cosa si prova a lavorare per qualcuno che non apprezza il tuo lavoro, che non ti da nemmeno un minimo di stabilità e ti sale in pancia con un contratto a progetto che di progetti non te ne fa fare? Forse, alla loro età, avrei detto la stessa cosa. Avrei fatto le stesse cose e quell’amore l’avrei visto passare così come a suo tempo ho fatto. Forse, non mi sarei mai immaginato cosa vuol dire provare dolore…

Ma Frank, io so che nonostante tutto, quella paura, quel dolore, li vorresti scacciare via. So che all’oblio del tuo cuore vorresti sostituire un’amore sincero, e so che come hai sempre fatto, non ti arrenderai così facilmente.

Dopo tutto il tuo cuore è come il mio e anche se adesso non brucia più come un tempo, e anche se adesso la paura e il dolore continuano a bloccarlo e lo rendono schiavo e vittima di questi tempi oscuri, io so che lotterai fino a che avrai forza in corpo per riuscire a spezzare quelle catene che ti tengono prigioniero.

Walksalone

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
No nothing else matters

Nello schermo del pc: Metallica – Nothing Else Matters