13 pensieri su “Giocare in attacco

  1. Ché in effetti in parte hai ragione. Io nel mio piccolo cerco di vederla in un’altra ottica. Non essere poi così tanto sicuro che per tutti la vita sia facile. Ad ognuno di noi sono riservati momenti belli e momenti meno belli. Nessuno ha la chiave in tasca per risolvere i suoi problemi. Da parte mia io non mi pongo troppe domande. Faccio scivolare il dolore quando c’è, cerco di assorbire più possibile la gioia quando la sento mia. Ma tu se senti che è necessario attaccare, attacca!!!
    Gran bel post 😉

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  2. “Non lasciarsi sopraffare dalla mole delle cose con cui ho a che fare ogni giorno”.
    ecco. mole è proprio la parola giusta, evoca proprio il senso di pesantezza del quotidiano con cui ho la sensazione di combattere. invidio la leggerezza noncurante che percepisco sui volti, nei gesti delle mani, degli altri. solo che poi realizzo che, a furia di pensare che “chi se ne frega cade sempre in piedi”, l’unica cosa certa è che, io, invece, continuo a prendere sonore musate.

    mi ha fatta sorridere leggere che descrivi i tuoi modi “giapponesi”, è un’immagine così inattesa ma al tempo stesso, efficace ]

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    • E che tutto avviene proprio quando sei stanco di prender musate. Se le devo prendere ugualmente, allora perché non farlo alle mie condizioni. “Giapponese” rende l’idea… Anche nel momento in cui si smette di fare le riverenze e si comincia a parlare con il coltello fra i denti! Ciao Frà 😀

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