What does this button do?

Primo lunedì dell’anno e sono a lavoro. Ho deciso di svegliarmi presto (05:40) per evitare il traffico, ma mi sono ritrovato al badge un’ora prima dell’inizio autorizzato della giornata.

Ho iniziato questo post molte volte, in realtà provo a scriverlo dallo scorso anno senza troppo successo. Non che io non abbia cose da dire, è che non riesco più a dargli una forma che mi piaccia e quindi rimane tutto in bozza: 20 bozze fatte di incipit e nulla più.

Per Natale mi hanno regalato un libro: l’autobiografia di Bruce Dickinson “What does this button do?” edito dalla HarperCollins Italia e con il tempo a disposizione l’ho già quasi  finito. Ho iniziato ad ascoltare gli Iron Maiden quando ero adolescente e ho sempre amato la figura del loro front-man: Bruce. Negli anni poi la cosa è cresciuta e, non so se definirla quasi una venerazione, ma Bruce per me è diventato una sorta di eroe, uno di quelli alla Marvel col super potere dell’Heavy Metal… Ogni tanto racconto di un sogno che ho fatto su di lui (la situazione è un po quella di Chunk dei Goonies quando racconta della sua vita: “Tutto tutto?”…): ero al bar, parlavamo del più e del meno e ci bevevamo un caffè.

Non che nella mia vita non ci siano stati eroi “più veri“, ma la figura carismatica di Bruce mi ha sempre ispirato: con la su bravura e il successo avrebbe potuto essere qualcosa alla Axl Rose: sregolato, ribelle e senza freni. Invece lui ha scelto, (forse per non diventare pazzo), una via diversa, diventando, oltre ché un cantante, anche un pilota di aerei e uno scrittore. Ha scelto quindi di essere (anche) altro e nel suo libro descrive che ciò che vediamo oggi è frutto di scelte, di cesure, di tornanti, di prove continue e salti nel buio. Col successo e la fama che si è guadagnato avrebbe potuto vivere di rendita e ritirasi in qualche città inglese dentro una villa a bere tè. Invece è ancora lì: sempre a studiare, sempre a imparare, sempre a fare qualcosa di nuovo, che sia comprarsi un Fokker (l’aereo del Barone Rosso per intenderci) e imparare a volare in formazione per le rievocazioni storiche della prima guerra mondiale o inventarsi un nuovo marchio di birra (Trooper… Provata e devo dire che è pure buona).

All’apice del successo con gli Iron Maiden ha deciso di saltare nel buio lasciando la band  (Bruce Dickinson è uscito dal gruppo?!?) per tentare la strada del cantante solista,  arrivando anche ad esibirsi a Sarajevo nel ’94 dove c’era la guerra civile. Quello che mi colpisce è il fatto che da lì, nel momento in cui era potenzialmente sull’orlo dell’oblio non ha mai mollato, tirando fuori pezzi di grande caratura (o forse solo che me sono piaciuti moltissimo…) come l’eterna “Tears of the dragon” e “The chemical wedding”.

Poi, all’improvviso, nel ’99 ha deciso di tornare a suonare con i Maiden, componendo con loro un album, Brave new world, che avrebbe segnato una netta linea di demarcazione col passato e che nella mia vita avrebbe significato moltissimo. In effetti, un me poco più che tardoadolescente prese il titolo dell’ultima traccia dell’album e ne fece la descrizione (il nome troppo lungo?) del blog “The thin line between love and hate”.

La storia di Bruce con gli Iron Maiden continua con nuova forza e da “Brave new world” ad oggi ci sono stati altri 4 album. Durante questo tempo Bruce ha affrontato  tante nuove sfide: dal diventare un pilota di linea e fare un film, fino al combattere un cancro alla gola (nel suo libro non sono arrivato ancora alla parte in questione, ma lo accenna in altri capitoli).

Se penso a tutto questo mi dico che, “per carità!” di eroi più concreti, modesti, umili e sicuramente molto più veri ce ne sono tanti, ma la sua figura, per me, rimane fonte di ispirazione. La storia del metallaro tutto d’un pezzo che con tanta gavetta, studio e duro lavoro, da ragazzo semplice, si è evoluto in qualcosa di grande, conquistando a pieno titolo un posto tra gli Dei del metal continua a stimolarmi  e a spingermi avanti, a guardare “oltre il periodo” con la volontà di conquistare sempre qualcosa di più.

E così, guardando a tutto questo, penso che nella vita di ognuno di noi non esista una vera fine e non esiste un vero inizio. Mi piacerebbe veramente se si potesse contingentare un periodo della vita e iniziarne “from scratch” uno nuovo. Ma credo piuttosto che esista solo un continuum degli eventi, un’infinita catena di istanti che non inizia e non finisce, ma che in questi primi giorni di gennaio è permeata di qualcosa che non so se abbia un nome, ma che sento come una sensazione positiva…

Nelle cuffie: The thin line between love and hate, Iron Maiden

2 pensieri su “What does this button do?

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