Bolidi

Stanotte ho sognato.
Uno di quei sogni più vividi della realtà.
Credo di essere andato oltre, credo di avere raggiunto un limite.
C’erano meteoriti che venivano giù dal cielo facendo botti tremendi al loro ingresso nell’atmosfera. Successivamente prendevano fuoco e si schiantavano: una volta a terra, una volta su qualche palazzo.
Io li guardavo  e speravo non fosse la fine del mondo. Ma essi continuavano a venire giù, noncuranti dei miei pensieri.

E un uomo che deve fare?

Viaggi in macchina che non finiscono mai.
Potrei trovare pace in questo mare amaro,
ma mentre provo a fuggire via con la mente
ti aggrappi al mio braccio e mi (ri)porti alla realtà.

Provo a pensare alla verità delle cose
quando ormai i ricordi da ragazzo si misurano a blocchi di 10 anni
e la notte, e tu, e mille altre cose mi riportano dove non vorrei essere
quando il mio cuore sussulta e ha paura.

Ti guardo mentre provi a rimanere a galla
e nascondo le lacrime
perché i ragazzi non piangono.
Ma desso sono un uomo.

Matrimoni, battesimi e verità assolute
tutto mi inghiotte nello spazio
tra il piede che spinge la frizione
e il freno tirato fino in fondo

riparte sincopato il mio cuore
frena e poi accelera
in un gabbia di criceto
dove alla massima velocità  è tutto fermo.

Mi tagli per vedermi sanguinare
e non sai quando tutto si fermerà
tra la speranza di cambiare le cose
e il sangue che coagula sulla ferita

Dalle cuffie dell’iPod: Sleeping Dogs, Zakk Wylde

 

Life down there (it’s just a strange illusion)

Per un attimo dimentico chi sono e mi perdo.
Non so come sono finito qui, ma davanti a me il cielo si è fatto di colpo nero e i fulmini in lontananza non fanno presagire bene.

Così lascio aperta la porta per vedere se ancora sei lì,
sperando ancora e ancora che tu sia lì.
E ti vedo entrare.

Stavo aspettando nella mia fredda cella mentre la campana ha iniziato a suonare.
Perché alle 5 loro mi prenderanno e mi condurranno al patibolo.
Il tempo, per me, sta scorrendo lento.

Nelle cuffie: Hallowed be thy name, Iron Maiden

Così ti siedi e inizi a parlare.
Lo sai anche tu, lo dici anche tu, che loro sono scomparsi.
Tutti quei momenti sono andati perduti come lacrime nella pioggia.

Forse avrei fatto meglio a viverli di più.
Forse avrei fatto meglio a crederci di più.
Ma la menzogna alla fine è stata svelata.

Ho la tua birra poggiata sul bancone.
Mi chiedi di bere.
Mi chiedi da quando ho smesso di credere.

Ma qui il tempo è un concetto relativo.
E le mie mani non sono più a tua disposizione
perché tu ora lo sai che non non credo più in nulla.

E la mente mi riporta indietro
in un sogno in bianco e nero
che continuo a fare e rifare.

Nelle cuffie: Fear of the dark, Iron Maiden

E di tutta quella libertà?
Della primavera e dei sogni da ragazzo?
Cosa è rimasto?

C’è ancora birra nel bicchiere.
E c’è ancora quel buco nero nel tuo petto.
E la bestia, venuta a patti con l’uomo, ora chiede quanto gli spetta.

Fanculo.

Nelle cuffie:  Dream of mirrors, Iron Maiden

Bonus nelle cuffie: The Clansman, Iron Maiden

What does this button do?

Primo lunedì dell’anno e sono a lavoro. Ho deciso di svegliarmi presto (05:40) per evitare il traffico, ma mi sono ritrovato al badge un’ora prima dell’inizio autorizzato della giornata.

Ho iniziato questo post molte volte, in realtà provo a scriverlo dallo scorso anno senza troppo successo. Non che io non abbia cose da dire, è che non riesco più a dargli una forma che mi piaccia e quindi rimane tutto in bozza: 20 bozze fatte di incipit e nulla più.

Per Natale mi hanno regalato un libro: l’autobiografia di Bruce Dickinson “What does this button do?” edito dalla HarperCollins Italia e con il tempo a disposizione l’ho già quasi  finito. Ho iniziato ad ascoltare gli Iron Maiden quando ero adolescente e ho sempre amato la figura del loro front-man: Bruce. Negli anni poi la cosa è cresciuta e, non so se definirla quasi una venerazione, ma Bruce per me è diventato una sorta di eroe, uno di quelli alla Marvel col super potere dell’Heavy Metal… Ogni tanto racconto di un sogno che ho fatto su di lui (la situazione è un po quella di Chunk dei Goonies quando racconta della sua vita: “Tutto tutto?”…): ero al bar, parlavamo del più e del meno e ci bevevamo un caffè.

Non che nella mia vita non ci siano stati eroi “più veri“, ma la figura carismatica di Bruce mi ha sempre ispirato: con la su bravura e il successo avrebbe potuto essere qualcosa alla Axl Rose: sregolato, ribelle e senza freni. Invece lui ha scelto, (forse per non diventare pazzo), una via diversa, diventando, oltre ché un cantante, anche un pilota di aerei e uno scrittore. Ha scelto quindi di essere (anche) altro e nel suo libro descrive che ciò che vediamo oggi è frutto di scelte, di cesure, di tornanti, di prove continue e salti nel buio. Col successo e la fama che si è guadagnato avrebbe potuto vivere di rendita e ritirasi in qualche città inglese dentro una villa a bere tè. Invece è ancora lì: sempre a studiare, sempre a imparare, sempre a fare qualcosa di nuovo, che sia comprarsi un Fokker (l’aereo del Barone Rosso per intenderci) e imparare a volare in formazione per le rievocazioni storiche della prima guerra mondiale o inventarsi un nuovo marchio di birra (Trooper… Provata e devo dire che è pure buona).

All’apice del successo con gli Iron Maiden ha deciso di saltare nel buio lasciando la band  (Bruce Dickinson è uscito dal gruppo?!?) per tentare la strada del cantante solista,  arrivando anche ad esibirsi a Sarajevo nel ’94 dove c’era la guerra civile. Quello che mi colpisce è il fatto che da lì, nel momento in cui era potenzialmente sull’orlo dell’oblio non ha mai mollato, tirando fuori pezzi di grande caratura (o forse solo che me sono piaciuti moltissimo…) come l’eterna “Tears of the dragon” e “The chemical wedding”.

Poi, all’improvviso, nel ’99 ha deciso di tornare a suonare con i Maiden, componendo con loro un album, Brave new world, che avrebbe segnato una netta linea di demarcazione col passato e che nella mia vita avrebbe significato moltissimo. In effetti, un me poco più che tardoadolescente prese il titolo dell’ultima traccia dell’album e ne fece la descrizione (il nome troppo lungo?) del blog “The thin line between love and hate”.

La storia di Bruce con gli Iron Maiden continua con nuova forza e da “Brave new world” ad oggi ci sono stati altri 4 album. Durante questo tempo Bruce ha affrontato  tante nuove sfide: dal diventare un pilota di linea e fare un film, fino al combattere un cancro alla gola (nel suo libro non sono arrivato ancora alla parte in questione, ma lo accenna in altri capitoli).

Se penso a tutto questo mi dico che, “per carità!” di eroi più concreti, modesti, umili e sicuramente molto più veri ce ne sono tanti, ma la sua figura, per me, rimane fonte di ispirazione. La storia del metallaro tutto d’un pezzo che con tanta gavetta, studio e duro lavoro, da ragazzo semplice, si è evoluto in qualcosa di grande, conquistando a pieno titolo un posto tra gli Dei del metal continua a stimolarmi  e a spingermi avanti, a guardare “oltre il periodo” con la volontà di conquistare sempre qualcosa di più.

E così, guardando a tutto questo, penso che nella vita di ognuno di noi non esista una vera fine e non esiste un vero inizio. Mi piacerebbe veramente se si potesse contingentare un periodo della vita e iniziarne “from scratch” uno nuovo. Ma credo piuttosto che esista solo un continuum degli eventi, un’infinita catena di istanti che non inizia e non finisce, ma che in questi primi giorni di gennaio è permeata di qualcosa che non so se abbia un nome, ma che sento come una sensazione positiva…

Nelle cuffie: The thin line between love and hate, Iron Maiden

Solo luce arancione e rossa

Forse ti sei lasciato sommergere dai flutti
cercando la redenzione,
cercando la libertà.

Hai mollato gli ormeggi
per indagare il confine invisibile
tra orizzonte e mare.

Ma cosa hai trovato d’importante?
cosa hanno visto i tuoi occhi?
Cosa ti sei lasciato alle spalle?

E ora t’immagino sulla tua barca
la barra del timone in mano
e davanti a te solo luce arancione e rossa.

I’ve become so numb, I can’t feel you there
Become so tired, so much more aware
By becoming this all I want to do
Is be more like me and be less like you

Nelle cuffie: Numb, Linkin Park

Gimme Shelter

Così ti ho detto che non sarei mai (più) stato quello che non volevo essere.
Ma in questi anni ho cambiato tutto per far si che tutto rimanesse uguale.
E mi sono ritrovato a fare cose che dicevo che non avrei mai (più) fatto.
E mi sono trovato in situazioni che non avrei voluto (più) affrontare.

Così ti ho chiesto un riparo per aspettare il nuovo giorno.
Ma le stelle e il mare che mi hai dato non sono bastate.
E col cuore esposto alla pioggia e alle onde sono andato avanti.
E  pian piano ho provato a dimenticare quello che è successo.

Ma non posso dimenticare quello che è stato.
Anche se continuo ad andare avanti e a combattere.
Perché mi hai lasciato macchie in viso per non dimenticare.
Perché mi hai lasciato capelli biondi e occhi blu in cui guardare.

E con te è svanito un mondo ormai lontano.
Si è dissolto nello scorrere della vita quotidiana,
in ricordi sempre più inconsistenti e opachi
di una visione innocente ormai perduta.

Oh, a storm is threat’ning
My very life today
If I don’t get some shelter
Oh yeah, I’m gonna fade away

Nel vecchio iPod: Gimme Shelter, The Rolling  Stones

Le qualità nascoste di chi si rinfresca con le freddure

E hai voglia tu a pensare, quando nel percorso quotidiano  ti vengono in mente 10.000 post da scrivere e quando finalmente provi a mettere nero su bianco qualche stronzata, nella tua mente ci rimangono solo le balle di fieno che rotolano sospinte dal vento verso l’infinito del deserto.

Ti potrei dire che gli impegni di lavoro e di vita non mi lasciano nemmeno un momento per cavalcare il pony di porcellana, ma la realtà è che questo spazio bianco da riempire con parole un po’ ad cazzum, mi fa paura,  e ormai mi mette quasi a disagio.

Voglio scrivere ma non ci riesco e poi sono qui. Lo faccio come per uno scaramantico senso del dovere. Ma quando cerco di unire più di due parole, la stipsi mentale che mi attanaglia da mesi mi fa diventare la faccia rossa in uno sforzo immane che si risolve in peti sofferti di parole e punteggiatura varia…

Però sai, in questo periodo mi sono concertato in altro: ho fatto due Spartan Race e passo quasi tutto il mio pochissimo tempo libero infrasettimanale in palestra. Poi corro, corro, e cerco di abbassare il tempo. 5Km per sentirmi meglio e poi il sole e le macchie in faccia che diventano evidenti.

E poi la sera mi sono ritrovato per vie alcoliche ormai poco battute e qualche canzone che non pensavo mi potesse mai piacere si è fatta strada tra il Metallo Pensate e il Rock Duro della mia esistenza.

Cerco di sopravvivere e mi chiedo se sparare qualche stronzata con gli amici sia una via sostenibile, quando ancora una volta vedo coppie di coetanei sposarsi e figliare come se non ci fosse un domani.

Ma poi, smetto di pensare a tutto e il mondo quasi svanisce quando mi ritrovo a ballare senza musica con te in una casa nuova, in momenti che non pensavo di poter vivere tra lenzuola stropicciate, tovagliette dell’Ikea e bicchieri di vino rosso ormai vuoti…

Nell’Ipod: La musica non c’è, Coez