Solo luce arancione e rossa

Forse ti sei lasciato sommergere dai flutti
cercando la redenzione,
cercando la libertà.

Hai mollato gli ormeggi
per indagare il confine invisibile
tra orizzonte e mare.

Ma cosa hai trovato d’importante?
cosa hanno visto i tuoi occhi?
Cosa ti sei lasciato alle spalle?

E ora t’immagino sulla tua barca
la barra del timone in mano
e davanti a te solo luce arancione e rossa.

I’ve become so numb, I can’t feel you there
Become so tired, so much more aware
By becoming this all I want to do
Is be more like me and be less like you

Nelle cuffie: Numb, Linkin Park

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Gimme Shelter

Così ti ho detto che non sarei mai (più) stato quello che non volevo essere.
Ma in questi anni ho cambiato tutto per far si che tutto rimanesse uguale.
E mi sono ritrovato a fare cose che dicevo che non avrei mai (più) fatto.
E mi sono trovato in situazioni che non avrei voluto (più) affrontare.

Così ti ho chiesto un riparo per aspettare il nuovo giorno.
Ma le stelle e il mare che mi hai dato non sono bastate.
E col cuore esposto alla pioggia e alle onde sono andato avanti.
E  pian piano ho provato a dimenticare quello che è successo.

Ma non posso dimenticare quello che è stato.
Anche se continuo ad andare avanti e a combattere.
Perché mi hai lasciato macchie in viso per non dimenticare.
Perché mi hai lasciato capelli biondi e occhi blu in cui guardare.

E con te è svanito un mondo ormai lontano.
Si è dissolto nello scorrere della vita quotidiana,
in ricordi sempre più inconsistenti e opachi
di una visione innocente ormai perduta.

Oh, a storm is threat’ning
My very life today
If I don’t get some shelter
Oh yeah, I’m gonna fade away

Nel vecchio iPod: Gimme Shelter, The Rolling  Stones

Le qualità nascoste di chi si rinfresca con le freddure

E hai voglia tu a pensare, quando nel percorso quotidiano  ti vengono in mente 10.000 post da scrivere e quando finalmente provi a mettere nero su bianco qualche stronzata, nella tua mente ci rimangono solo le balle di fieno che rotolano sospinte dal vento verso l’infinito del deserto.

Ti potrei dire che gli impegni di lavoro e di vita non mi lasciano nemmeno un momento per cavalcare il pony di porcellana, ma la realtà è che questo spazio bianco da riempire con parole un po’ ad cazzum, mi fa paura,  e ormai mi mette quasi a disagio.

Voglio scrivere ma non ci riesco e poi sono qui. Lo faccio come per uno scaramantico senso del dovere. Ma quando cerco di unire più di due parole, la stipsi mentale che mi attanaglia da mesi mi fa diventare la faccia rossa in uno sforzo immane che si risolve in peti sofferti di parole e punteggiatura varia…

Però sai, in questo periodo mi sono concertato in altro: ho fatto due Spartan Race e passo quasi tutto il mio pochissimo tempo libero infrasettimanale in palestra. Poi corro, corro, e cerco di abbassare il tempo. 5Km per sentirmi meglio e poi il sole e le macchie in faccia che diventano evidenti.

E poi la sera mi sono ritrovato per vie alcoliche ormai poco battute e qualche canzone che non pensavo mi potesse mai piacere si è fatta strada tra il Metallo Pensate e il Rock Duro della mia esistenza.

Cerco di sopravvivere e mi chiedo se sparare qualche stronzata con gli amici sia una via sostenibile, quando ancora una volta vedo coppie di coetanei sposarsi e figliare come se non ci fosse un domani.

Ma poi, smetto di pensare a tutto e il mondo quasi svanisce quando mi ritrovo a ballare senza musica con te in una casa nuova, in momenti che non pensavo di poter vivere tra lenzuola stropicciate, tovagliette dell’Ikea e bicchieri di vino rosso ormai vuoti…

Nell’Ipod: La musica non c’è, Coez

 

22

22 Marzo,

il tempo per scrivere sta per scadere.
Rispetto il mio impegno e sono qui, lo faccio per esercizio, lo faccio perché lo sento quasi come un dovere, lo faccio per te.
E nella mia testa non ci sono più storie d’adolescenza fantastiche e pezzi di vita, ma c’è solo la voglia di andare via.

Nessuna speranza forzata, nessun ricordo che mi porta chissà dove, solo il numero 22.

22.
No, non ho (ancora) dimenticato e non c’è un solo giorno che io non ti pensi.
La tempesta non è mai veramente passata e quest’ombrello sembra sciogliersi sotto una pioggia acida di cose che mi cadono addosso.

Ma nonostante tutto tu vuoi che io tiri fuori il meglio che ho da offrire.
E non passa giorno in cui io non ci provi, e non passa giorno in cui io tenti, ma questa facciata s’incrina e si inchina nolente davanti a te e a quel che manca.

Penso di star mentendo a tutti quando mi racconto di non essere come gli altri, di essere più forte, ma quello specchio mi guarda e mi chiede: chi sei?

22.
Tutto inizia e tutto finisce con questo numero, tutto inizia e finisce con questo numero.

What if I say I’m not like the others?
(Keep you in the dark)
What if I say I’m not just another one of your plays?
(You know they all pretend)
You’re the pretender
(Who dares)
What if I say I will never surrender?
So who are you?

Nelle cuffie: The Pretender, Foo Fighters

Per rimanere vivo

Tenuto in vita artificialmente.
Ma ancora sei qui. Le pagine che sto scrivendo non sono più fatte di parole e musica, ma di momenti che scorrono via silenti nel tran tran quotidiano.

E ci sono stati cambiamenti, e ne avrei di cose da dire, di persone che sono uscite dalla mia vita, di sentimenti lasciati a macerare al sole in tinozze di ricordi ormai troppo acidi da poter bere, e poi pioggia battente che lava via tutto quello che è stato.

Palazzi di vetro che salgono su come castelli di carte a riempire l’orizzonte della mia vita, e poi albe arancioni e rosa graffiate di smog in un panorama che si ripete ogni giorno ma mai uguale.

E quella notte che si incastona tra frammenti di ossidiana che al solo guardarla lacera e fa sanguinare la pelle. In ferite mai del tutto rimarginate, lasciti della bestia e del tempo andato.

Continuo a lottare per rimanere vivo mentre tu sei qui per ricordarmi che non mi posso nascondere, che non posso dimenticare.

Ma tu Frank sopravviverai comunque a tutto questo e non ti accorgerai mai che me ne sarò andato.

Nell’iPod: Gates of Urizen, Bruce Dickinson

Vieni via di qui

Via Via
vieni via di qui
Niente più ti lega a questi luoghi

Ho sognato abbastanza forte da poter perdermi nella tua notte
in questi anni che vanno veloci per le strade di questo mondo

Via via
neanche questo tempo grigio
Pieno di musiche
E di uomini che ti son piaciuti

perdo pezzi amore mio, vado sempre più leggero
per questa strada che si districa tra le albe graffiate d’inquinamento di città

Via via
Vieni via con me
Entri in questo amore buio
Non perderti per niente al mondo

Abbracciami stanotte, quando il mondo sembra stia per finire
e la notte diventa sempre più buia

Via 
Entra e fatti un bagno caldo
C’è un accappatoio azzurro
Fuori piove, è un mondo freddo

Quando tutto sembra remare contro e i nostri cuori sussultano
tra le gioie lastricate di sudore, pianto e dolore

Via via
Non perderti per niente al mondo
Lo spettacolo d’arte varia
Di uno innamorato di te

Via via, vieni via con me

Nell’iPod: Paolo Conte, Via con me

Riorganizzazioni

Avevo pensato di scrivere almeno un post al mese, ma non ci sono riuscito.
Ho tante cose da dire, ma spesso mi mancano le parole (o per meglio dire, non sono  le parole giuste…).
Continuo nella mia “prova di vita” e affido sempre meno i miei pensieri a mezzi digitali.
Sono digitalmente diviso per certi aspetti e stavolta l’ho voluto io.
E mi sento un po’ come Luke Skywalker in episodio 7:

Foto presa dal web, tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari.

“passami questa spada laser e facciamola finita”

In isolamento.
Cerco di isolare i miei pensieri e le mie emozioni, ma più di quanto potessi pensare, mi prendono allo stomaco, come quando ero ragazzino, come non credevo fosse più possibile.
E penso che dopo tutto, sto continuando a lottare contro l’inutilità crescente di certe situazioni e di certe persone.
E in tutto questo ho cercato, senza volerlo, di dimenticare.
E mi sento cambiato, mi sento diverso.
Ho rischiato ancora una volta di peccare di superbia, ma con forza ho riportato alla mente quello che dicevo di aver imparato. E in un modo o nell’altro sembra funzionare.
Non mi lancio più in giudizi sprezzanti, non mi lascio prendere dai facili entusiasmi, la paura mi continua a far paura, ma con più realismo.
Non cerco di giustificare tutti a tutti i costi ma provo ogni volta a tener presente che siamo essere umani.

E in questa riorganizzazione di persone, di cose, d’idee, provo a guardare fuori dalla finestra con il lume della ragione, con l’esperienza, con quello che sento nel cuore.

Sempre (tutto) troppo romantico, sempre tutto troppo epico.

Nello stereo della macchina: Metallica – Seek and Destroy