Per rimanere vivo

Tenuto in vita artificialmente.
Ma ancora sei qui. Le pagine che sto scrivendo non sono più fatte di parole e musica, ma di momenti che scorrono via silenti nel tran tran quotidiano.

E ci sono stati cambiamenti, e ne avrei di cose da dire, di persone che sono uscite dalla mia vita, di sentimenti lasciati a macerare al sole in tinozze di ricordi ormai troppo acidi da poter bere, e poi pioggia battente che lava via tutto quello che è stato.

Palazzi di vetro che salgono su come castelli di carte a riempire l’orizzonte della mia vita, e poi albe arancioni e rosa graffiate di smog in un panorama che si ripete ogni giorno ma mai uguale.

E quella notte che si incastona tra frammenti di ossidiana che al solo guardarla lacera e fa sanguinare la pelle. In ferite mai del tutto rimarginate, lasciti della bestia e del tempo andato.

Continuo a lottare per rimanere vivo mentre tu sei qui per ricordarmi che non mi posso nascondere, che non posso dimenticare.

Ma tu Frank sopravviverai comunque a tutto questo e non ti accorgerai mai che me ne sarò andato.

Nell’iPod: Gates of Urizen, Bruce Dickinson

Annunci

Vieni via di qui

Via Via
vieni via di qui
Niente più ti lega a questi luoghi

Ho sognato abbastanza forte da poter perdermi nella tua notte
in questi anni che vanno veloci per le strade di questo mondo

Via via
neanche questo tempo grigio
Pieno di musiche
E di uomini che ti son piaciuti

perdo pezzi amore mio, vado sempre più leggero
per questa strada che si districa tra le albe graffiate d’inquinamento di città

Via via
Vieni via con me
Entri in questo amore buio
Non perderti per niente al mondo

Abbracciami stanotte, quando il mondo sembra stia per finire
e la notte diventa sempre più buia

Via 
Entra e fatti un bagno caldo
C’è un accappatoio azzurro
Fuori piove, è un mondo freddo

Quando tutto sembra remare contro e i nostri cuori sussultano
tra le gioie lastricate di sudore, pianto e dolore

Via via
Non perderti per niente al mondo
Lo spettacolo d’arte varia
Di uno innamorato di te

Via via, vieni via con me

Nell’iPod: Paolo Conte, Via con me

Riorganizzazioni

Avevo pensato di scrivere almeno un post al mese, ma non ci sono riuscito.
Ho tante cose da dire, ma spesso mi mancano le parole (o per meglio dire, non sono  le parole giuste…).
Continuo nella mia “prova di vita” e affido sempre meno i miei pensieri a mezzi digitali.
Sono digitalmente diviso per certi aspetti e stavolta l’ho voluto io.
E mi sento un po’ come Luke Skywalker in episodio 7:

Foto presa dal web, tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari.

“passami questa spada laser e facciamola finita”

In isolamento.
Cerco di isolare i miei pensieri e le mie emozioni, ma più di quanto potessi pensare, mi prendono allo stomaco, come quando ero ragazzino, come non credevo fosse più possibile.
E penso che dopo tutto, sto continuando a lottare contro l’inutilità crescente di certe situazioni e di certe persone.
E in tutto questo ho cercato, senza volerlo, di dimenticare.
E mi sento cambiato, mi sento diverso.
Ho rischiato ancora una volta di peccare di superbia, ma con forza ho riportato alla mente quello che dicevo di aver imparato. E in un modo o nell’altro sembra funzionare.
Non mi lancio più in giudizi sprezzanti, non mi lascio prendere dai facili entusiasmi, la paura mi continua a far paura, ma con più realismo.
Non cerco di giustificare tutti a tutti i costi ma provo ogni volta a tener presente che siamo essere umani.

E in questa riorganizzazione di persone, di cose, d’idee, provo a guardare fuori dalla finestra con il lume della ragione, con l’esperienza, con quello che sento nel cuore.

Sempre (tutto) troppo romantico, sempre tutto troppo epico.

Nello stereo della macchina: Metallica – Seek and Destroy

For what is worth

Strada.
Quanta strada tra casa mia e Roma.
Chilometri su chilometri, albe e tramonti, traffico d’anime e pensieri.

Cerco di stare attento, misurando il piede sull’acceleratore,
e tutto scorre via a tratti bianchi e neri come strisce bianche sopra l’asfalto
in una mattina rovente di luglio.

E la mia vita come sabbia rossa scivola via tra le mani
e si perde tra le dita di un tempo che fugge
tra notti di ghiaccio e colonne sonore di film.

Potrei dirti che questa vita non vale nulla, che non vale la pena di essere vissuta,
ma ci sono alcuni momenti in cui nel petto mi esplode una consapevolezza che non avevo,
e i tuoi occhi verdi mi aiutano a sopportare tutto quello che prova a schiacciarmi.

What a field-day for the heat
A thousand people in the street
Singing songs and carrying signs
Mostly say, hooray for our side
It’s time we stop, hey, what’s that sound
Everybody look what’s going down

Nello stereo della macchina: For what is worth, Buffalo Springfield

 

Nella fredda luce delle stelle

Una canzone, e inizia la reazione a catena nei miei pensieri.
Ripenso a dei momenti e mi sembra tutto così lontano, confuso, rarefatto.
Una parte di me rimasta a lungo addormentata si risveglia.

Incoscienza, beata e maledetta allo stesso tempo.
Una maglietta nera, jeans strappati e Convers ai piedi.
Qualcosa di molto più simile a Walksalone piuttosto che a Frank.

Pensieri sparati nel cervello con il doppio pedale di Lars Ulrich in Battery.
Mi ricordo che allora non ero così asociale, allora non c’era Facebook.
Allora c’era un vuoto così bello e così impossibile da replicare adesso.

Walksalone prende il controllo e stringe forte il manubrio  tra le mani.
Una birra, poi un’altra e un’altra ancora. Il burattinaio ha preso il controllo
e mi trascina con forza dentro la sua vecchia visione di me.

La notte è arrivata, mi accoglie calda nel suo ventre
mentre tutto intorno il paesaggio perde di importanza
e il buio dei miei pensieri si perde nella fredda luce delle stelle.

Lashing out the action, returning the reaction
Weak are ripped and torn away
Hypnotizing power, crushing all that cower
Battery is here to stay

Di prepotenza nelle cuffie dell’iPod: Battery, Metallica

Fantasmi d’argento

To ride the storm, to an empire of the clouds
To ride the storm, they climbed aboard their silver ghost
To ride the storm, to a kingdom that will come
To ride the storm, and damn the rest, oblivion

E mi spingi a pensare del mio impero delle nuvole
e mi spingi a lasciare quello che mi tiene a terra
e mi spingi a muovermi per cavalcare la tempesta e perdermi nell’oblio,
tra fantasmi d’argento e ricordi sospesi.

Mi porti a dubitare di quello che credo, a scarnificare le mie convinzioni per portare all’osso l’essenza di quello che è la verità.
E fantasmi e convinzioni, cadono come mosche davanti alla luce elettrica che fulmina le mie idee e mi lascia con il vuoto di pupille larghe negli occhi.

Mi hai chiesto di poter cavalcare la tempesta per te. Con il mio fantasma d’argento e un mostro che non mi alberga più dentro. E cenere e ricordi hai lasciato dentro di me, dentro  un ragazzo che sembra non esserci più. Di un qualcosa ormai perso come vapore nel cielo.

Hai cancellato così persone, mostrandole per quello che sono, lasciando dentro me un antico senso di solitudine davanti alla verità. Dell’ignoranza che me le faceva piacere e dei ricordi di ragazzo ormai troppo dolci per essere ancora buoni.

We’re down lads, came a cry, bow plunging from the sky
Three thousand horses were silent as the ship began to die
The flares to guide her path ignited at the last
The empire of the clouds, just ashes in our past
Just ashes at the last

Nello stereo dell’auto: Empire of the clouds, Iron Maiden

Morning Glory

Mi fermi per strada e mi chiedi da quanto sono in cammino.
Ma quanta strada ho fatto no so.

33 anni all’anagrafe, e un mondo che sembra sfuggirmi veloce dalle mani.
Vecchie canzoni, e flash di volti rubati.
Provo ad essere divertente, e per farlo dimentico chi e che cosa sono,
dimentico del nostro tempo rubato e del dolore.

Ma tutto danza davanti a me quando della mia armatura non è rimasto altro
che cenere soffiata via dal vento.
Ma tutto mi porta a te quando di quello che avevo costruito non è rimasto altro
che cenere dimenticata nel passato.

E i volti contratti di chi mi sta guardando mi lasciano basito. E in questo mio ritrovato silenzio, lascio che le cose scorrano via. Mi dico che forse è la stanchezza, mi dico che forse è il tempo, ma alla fine so che tutto questo non è altro che il mio DNA.

Sto meglio, e dopo tutto sono 11…

Need a little time to wake up
Need a little time to rest your mind

Nell’Ipod: Moring Glory, Oasis