Nella fredda luce delle stelle

Una canzone, e inizia la reazione a catena nei miei pensieri.
Ripenso a dei momenti e mi sembra tutto così lontano, confuso, rarefatto.
Una parte di me rimasta a lungo addormentata si risveglia.

Incoscienza, beata e maledetta allo stesso tempo.
Una maglietta nera, jeans strappati e Convers ai piedi.
Qualcosa di molto più simile a Walksalone piuttosto che a Frank.

Pensieri sparati nel cervello con il doppio pedale di Lars Ulrich in Battery.
Mi ricordo che allora non ero così asociale, allora non c’era Facebook.
Allora c’era un vuoto così bello e così impossibile da replicare adesso.

Walksalone prende il controllo e stringe forte il manubrio  tra le mani.
Una birra, poi un’altra e un’altra ancora. Il burattinaio ha preso il controllo
e mi trascina con forza dentro la sua vecchia visione di me.

La notte è arrivata, mi accoglie calda nel suo ventre
mentre tutto intorno il paesaggio perde di importanza
e il buio dei miei pensieri si perde nella fredda luce delle stelle.

Lashing out the action, returning the reaction
Weak are ripped and torn away
Hypnotizing power, crushing all that cower
Battery is here to stay

Di prepotenza nelle cuffie dell’iPod: Battery, Metallica

Fantasmi d’argento

To ride the storm, to an empire of the clouds
To ride the storm, they climbed aboard their silver ghost
To ride the storm, to a kingdom that will come
To ride the storm, and damn the rest, oblivion

E mi spingi a pensare del mio impero delle nuvole
e mi spingi a lasciare quello che mi tiene a terra
e mi spingi a muovermi per cavalcare la tempesta e perdermi nell’oblio,
tra fantasmi d’argento e ricordi sospesi.

Mi porti a dubitare di quello che credo, a scarnificare le mie convinzioni per portare all’osso l’essenza di quello che è la verità.
E fantasmi e convinzioni, cadono come mosche davanti alla luce elettrica che fulmina le mie idee e mi lascia con il vuoto di pupille larghe negli occhi.

Mi hai chiesto di poter cavalcare la tempesta per te. Con il mio fantasma d’argento e un mostro che non mi alberga più dentro. E cenere e ricordi hai lasciato dentro di me, dentro  un ragazzo che sembra non esserci più. Di un qualcosa ormai perso come vapore nel cielo.

Hai cancellato così persone, mostrandole per quello che sono, lasciando dentro me un antico senso di solitudine davanti alla verità. Dell’ignoranza che me le faceva piacere e dei ricordi di ragazzo ormai troppo dolci per essere ancora buoni.

We’re down lads, came a cry, bow plunging from the sky
Three thousand horses were silent as the ship began to die
The flares to guide her path ignited at the last
The empire of the clouds, just ashes in our past
Just ashes at the last

Nello stereo dell’auto: Empire of the clouds, Iron Maiden

Sai di buono

Nuvole che mi cadono dentro e tu che piano piano mi contamini.
Entri di prepotenza nel mio mondo e mi chiedi di guardarti brillare.
Bella e radioattiva. Liscia come velluto e con un buio che forse è pari al mio.
Cancerogena sensazione quella di lasciarsi inghiottire dalla notte.

Un nuovo coltello piantato nel petto e i tuoi capelli che mi incatenano.
Fisso i miei occhi sui tuoi e sensazioni bagnate mi avvolgono.

Mi prendi la testa e me la schiacci violentemente contro il muro dei ricordi.
Mi dici che è inutile guardarmi indietro e con la tua acida verità corrodi il tempo che è passato.
Scarnifichi le mie convinzioni e con lamette affilate incidi la luce nei miei occhi.
Poi lasci che ancora una volta il sangue fuoriesca dalle cicatrici.

Lasci che la mia umanità quasi svanisca quando ti metti sopra di me,
ma il mio demone prende il sopravvento e di soppiatto ti ribalta.
Morde il collo e la clavicola fin quasi a voler far male e mi esclude dal controllo.
Spinge il mio pube contro il tuo e dallo specchio vedo la tua schiena che si inarca.

Labbra. Un morso, poi un altro. Lingue che si rincorrono e poi si trovano.
Respiri concitati quando finalmente sento di essere nuovamente io.
Fisso ancora i miei occhi nei tuoi provando a placare il demone,
e poi il mio petto che si lascia cadere.

Du Riechst So Gut

Die Spur ist frisch und auf die Brücke
tropft dein Schweiß dein warmes Blut
ich seh dich nicht
ich riech dich nur ich spüre Dich
ein Raubtier das vor Hunger schreit
wittere ich dich meilenweit
du riechst so gut
La traccia è fresca e dal ponte
gocciola il sudore, il tuo sangue caldo
non ti vedo
sento il tuo odore, ti percepisco
un predatore che urla per la fame
seguo il tuo odore per miglia
sai di buono

Nell’iPod: Rammstein, Du Riechst So Gutt

Il lato oscuro che porta il tuo nome

Caro Walksalone,

scavo tra i racconti del mio passato per ricercare ricordi che ho perso e bruciato negli anni. Volti e persone che confusi hanno lasciato la verità nei miei occhi e che poi sono sfumati via. Cerco quelle sensazioni, quei dolori che mi spingevano a scrivere, provo a rintracciare quei momenti di felicità sintetica che ho dimenticato.

Così Walks, tu mi chiedi ancora di ricordare. Di rimandarti a quei giorni di tenebra che ti vedevano faccia a faccia con le mie paure. E poi, mi parli di Frank. Delle sue birre e dei suoi discorsi che ci caricavano e che in quei viaggi tra Macerata e casa ci facevano vedere la speranza.

E poi, con la mente ci siamo trovati insieme in quei giorni di fine 2011 quando con la speranza attaccata a un filo, facevamo i conti con il nostro futuro, con la disillusione e la paura di ritrovarsi in quelle stanze buie dove il futuro era negato.

taglia fuori la luce
per non far entrar il sentimento
barricati dalla notte che avanza

ma lascia che il respiro
ti prenda da solo
nel mare del tuo buio

E di colpo, mi son ritrovato in questo 2015 in cui una strana felicità mi prende da dentro e quasi si sublima con il dolore che ho provato nello scorso anno. Si mischia con l’incertezza del mio mondo e mi spinge verso un’iperattività che non controllo del tutto.

Perché tu sai che ne ho passate tante in questi anni Walks, con Frank che mi riportava alla realtà sono andato avanti. Ho abbracciato il cambiamento come potevo, ho abbracciato il dolore e la disperazione e li ho spinti così dentro al cuore da averli compressi in una felicità a tratti tormentata che lascia tutto al caso.

sai, mi sono specchiato dentro i tuoi occhi
grandi e brillanti sotto il chiarore delle stelle

quando perso dentro un cielo terso d’estate
nella tua notte ho scorto la tristezza

Qual è il tuo nome nel buio?

Vorrei ancora bere birra con te, con Frank, come facevamo un tempo. Ma mi ritrovo a cercare qualcosa che probabilmente nel mio cuore è svanita con i vapori dell’alcol.
Perché questa incertezza mi spinge ubriaco in una notte in cui ho perso il senso del limite e dove viene  fuori quel peggio che provo in tutti i modi a nascondere agli altri e che però tu conosci bene, perché si tratta di quella parte che da sempre ci contraddistingue.

Quel lato oscuro che porta il tuo nome.

Hanging on in quite desperation is the english way
The time is gone the song is over,
Thought i’d something more to say

On air: Pink Floyd, Time

Credi che ce la farai?

Una luna rossa e una spiaggia.
Sirio e Venere che danzano assieme, e tenendosi per mano si tuffano nel mare della notte.
Gli scogli, lo sbattere e il ribattere delle onde. Schizzi d’acqua che spumeggiano e si alzano in aria.
Walksalone si toglie le sue Converse, con cura sfila i calzini e appoggia i piedi nella sabbia fredda della notte. Il suo cuore accelera davanti a tanta bellezza. Il suo cuore accelera mentre arriva sugli scogli e sente ancora il calore del sole che viene dalle rocce.

Un bacio, una birra, e l’acqua tiepida che gli bagna i piedi mentre la sabbia pian piano lo fa affondare dalla parte dei talloni. È già nel mare quando si rende conto di essere vulnerabile. Le onde gli stanno già bagnando il collo quando realizza che quella luna rossa in lontananza, affilata e sicura come l’ascia del destino, ha già reciso i fili che tengono insieme i brandelli della sua armatura.

Vai
La nebbia ha un corpo leggero
E tu vai
Non senti quella voce dice “Dove vai!”
Vai Affilatissimo stiletto tu hai
Con lama a doppio taglio “Credi che ce la farai?”

On air: Litfiba, La preda

La notte di Frank

Se guardo il cielo non lo sfioro neppure
E il paradiso sembra un sogno da pazzi
Forse vorrei inventarne uno nuovo
Ma vivo a testa in giù

Fari nella notte che lo accecano, una bestemmia, e la strada che scorre.
Frank è alla guida della sua auto bianca e prova una strana solitudine mista ad allegria.
Si dirige in un paese vicino. Ma in realtà non ha una meta precisa: se qualcuno gli chiedesse dove sta andando, lui risponderebbe semplicemente: vado.

Sono un bastardo se distruggo tutto
Sarò bastardo se ne lascio un po’
Voglio fare un fuoco di tutto
Perché la noia passi via

Una strada e tanti, tanti pensieri che affollano la sua mente. Pensa che i suoi racconti ormai sono diventati troppo scuri e sente come se qualcuno, come un autore invisibile, colui che si nasconde dietro alle vicende la sua vita, abbia deciso che le tinte grige e nere gli si addicono di più.

Sono il selvaggio nelle strade deserte
E sto cercando un paese innocente
Ma questa terra è già troppo malata
E cado a testa in giù

Solitudine, e una notte che gli ricorda tempi andati. Fear of the dark nella radio, ma non ha più vent’anni. Continua a pensare che si sta prendendo troppo sul serio e che seguire la scia non gli piace proprio. E intanto la sua macchina bianca va. Corre nella notte tra strade provinciali e buche. Corre attraverso ricordi e volti che il buio della dimenticanza inghiotte.

Sono arrivato per vivere tutto
Sono arrivato ma non tornerei
Voglio pisciare sulle scarpe alla noia
Corro fino al limite
Notte
Come il lupo nella notte

Frank è alla guida della sua auto bianca e immagina un mondo diverso. Immagina un futuro diverso e si perde per le strade come un lupo nella notte. Spinge sull’acceleratore e corre, corre e non vorrebbe voltarsi. Mai.

Non ti voltare mai
Sei solo corri, corri, corri, corri
Non ti voltare mai

On Air: Corri, Litfiba

 

Parlami della tua felicità

So close no matter how far | Couldn’t be much more from the heart

E mi ritrovo qui a parlarti in una pausa pranzo di febbraio.
Ore, giorni e settimane che passano e quel buco che nel petto continua ad allargarsi.
Ti ho chiesto “parlami della tua felicità” e mi hai risposto che l’unica emozione che hai sentito davvero è la paura.
Non so cosa ti abbia spinto a dirmelo, ma sai, anch’io provo le stesse tue emozioni. Quasi che il dolore sia l’unica cosa tangibile a cui un cuore come il nostro possa aspirare. E mi son ritrovato a a parlare con ragazzi più piccoli di me, e mi son ritrovato a dirgli di amare, di non mettere freni ai loro cuori, e di gettarsi a capofitto nell’amore, perché quello che si prova a vent’anni, dopo non si prova più.

E mi son sentito rispondere che non vogliono fare la mia fine, che alla mia età si vedono con famiglia e figli. Ma loro che ne sanno? Che cosa sanno? Quando hanno mai provato cosa vuol dire vedere la propria vita andare in pezzi da un giorno all’altro? Quando nel giro di pochi mesi ti ritrovi a perdere il lavoro che ami e a vedere la morte in faccia, incarnata negli occhi di tuo nipote che ti chiede “dov’è papà”?
Loro che ne sanno cosa vuol dire vedere le proprie passioni spazzate via in un istante e a sentire che la cosa che desideri di più è proprio quella che ti crea (e ha creato) più dolore?

Loro che ne sanno cosa si prova a lavorare per qualcuno che non apprezza il tuo lavoro, che non ti da nemmeno un minimo di stabilità e ti sale in pancia con un contratto a progetto che di progetti non te ne fa fare? Forse, alla loro età, avrei detto la stessa cosa. Avrei fatto le stesse cose e quell’amore l’avrei visto passare così come a suo tempo ho fatto. Forse, non mi sarei mai immaginato cosa vuol dire provare dolore…

Ma Frank, io so che nonostante tutto, quella paura, quel dolore, li vorresti scacciare via. So che all’oblio del tuo cuore vorresti sostituire un’amore sincero, e so che come hai sempre fatto, non ti arrenderai così facilmente.

Dopo tutto il tuo cuore è come il mio e anche se adesso non brucia più come un tempo, e anche se adesso la paura e il dolore continuano a bloccarlo e lo rendono schiavo e vittima di questi tempi oscuri, io so che lotterai fino a che avrai forza in corpo per riuscire a spezzare quelle catene che ti tengono prigioniero.

Walksalone

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
No nothing else matters

Nello schermo del pc: Metallica – Nothing Else Matters