Sai di buono

Nuvole che mi cadono dentro e tu che piano piano mi contamini.
Entri di prepotenza nel mio mondo e mi chiedi di guardarti brillare.
Bella e radioattiva. Liscia come velluto e con un buio che forse è pari al mio.
Cancerogena sensazione quella di lasciarsi inghiottire dalla notte.

Un nuovo coltello piantato nel petto e i tuoi capelli che mi incatenano.
Fisso i miei occhi sui tuoi e sensazioni bagnate mi avvolgono.

Mi prendi la testa e me la schiacci violentemente contro il muro dei ricordi.
Mi dici che è inutile guardarmi indietro e con la tua acida verità corrodi il tempo che è passato.
Scarnifichi le mie convinzioni e con lamette affilate incidi la luce nei miei occhi.
Poi lasci che ancora una volta il sangue fuoriesca dalle cicatrici.

Lasci che la mia umanità quasi svanisca quando ti metti sopra di me,
ma il mio demone prende il sopravvento e di soppiatto ti ribalta.
Morde il collo e la clavicola fin quasi a voler far male e mi esclude dal controllo.
Spinge il mio pube contro il tuo e dallo specchio vedo la tua schiena che si inarca.

Labbra. Un morso, poi un altro. Lingue che si rincorrono e poi si trovano.
Respiri concitati quando finalmente sento di essere nuovamente io.
Fisso ancora i miei occhi nei tuoi provando a placare il demone,
e poi il mio petto che si lascia cadere.

Du Riechst So Gut

Die Spur ist frisch und auf die Brücke
tropft dein Schweiß dein warmes Blut
ich seh dich nicht
ich riech dich nur ich spüre Dich
ein Raubtier das vor Hunger schreit
wittere ich dich meilenweit
du riechst so gut
La traccia è fresca e dal ponte
gocciola il sudore, il tuo sangue caldo
non ti vedo
sento il tuo odore, ti percepisco
un predatore che urla per la fame
seguo il tuo odore per miglia
sai di buono

Nell’iPod: Rammstein, Du Riechst So Gutt

Il lato oscuro che porta il tuo nome

Caro Walksalone,

scavo tra i racconti del mio passato per ricercare ricordi che ho perso e bruciato negli anni. Volti e persone che confusi hanno lasciato la verità nei miei occhi e che poi sono sfumati via. Cerco quelle sensazioni, quei dolori che mi spingevano a scrivere, provo a rintracciare quei momenti di felicità sintetica che ho dimenticato.

Così Walks, tu mi chiedi ancora di ricordare. Di rimandarti a quei giorni di tenebra che ti vedevano faccia a faccia con le mie paure. E poi, mi parli di Frank. Delle sue birre e dei suoi discorsi che ci caricavano e che in quei viaggi tra Macerata e casa ci facevano vedere la speranza.

E poi, con la mente ci siamo trovati insieme in quei giorni di fine 2011 quando con la speranza attaccata a un filo, facevamo i conti con il nostro futuro, con la disillusione e la paura di ritrovarsi in quelle stanze buie dove il futuro era negato.

taglia fuori la luce
per non far entrar il sentimento
barricati dalla notte che avanza

ma lascia che il respiro
ti prenda da solo
nel mare del tuo buio

E di colpo, mi son ritrovato in questo 2015 in cui una strana felicità mi prende da dentro e quasi si sublima con il dolore che ho provato nello scorso anno. Si mischia con l’incertezza del mio mondo e mi spinge verso un’iperattività che non controllo del tutto.

Perché tu sai che ne ho passate tante in questi anni Walks, con Frank che mi riportava alla realtà sono andato avanti. Ho abbracciato il cambiamento come potevo, ho abbracciato il dolore e la disperazione e li ho spinti così dentro al cuore da averli compressi in una felicità a tratti tormentata che lascia tutto al caso.

sai, mi sono specchiato dentro i tuoi occhi
grandi e brillanti sotto il chiarore delle stelle

quando perso dentro un cielo terso d’estate
nella tua notte ho scorto la tristezza

Qual è il tuo nome nel buio?

Vorrei ancora bere birra con te, con Frank, come facevamo un tempo. Ma mi ritrovo a cercare qualcosa che probabilmente nel mio cuore è svanita con i vapori dell’alcol.
Perché questa incertezza mi spinge ubriaco in una notte in cui ho perso il senso del limite e dove viene  fuori quel peggio che provo in tutti i modi a nascondere agli altri e che però tu conosci bene, perché si tratta di quella parte che da sempre ci contraddistingue.

Quel lato oscuro che porta il tuo nome.

Hanging on in quite desperation is the english way
The time is gone the song is over,
Thought i’d something more to say

On air: Pink Floyd, Time

Credi che ce la farai?

Una luna rossa e una spiaggia.
Sirio e Venere che danzano assieme, e tenendosi per mano si tuffano nel mare della notte.
Gli scogli, lo sbattere e il ribattere delle onde. Schizzi d’acqua che spumeggiano e si alzano in aria.
Walksalone si toglie le sue Converse, con cura sfila i calzini e appoggia i piedi nella sabbia fredda della notte. Il suo cuore accelera davanti a tanta bellezza. Il suo cuore accelera mentre arriva sugli scogli e sente ancora il calore del sole che viene dalle rocce.

Un bacio, una birra, e l’acqua tiepida che gli bagna i piedi mentre la sabbia pian piano lo fa affondare dalla parte dei talloni. È già nel mare quando si rende conto di essere vulnerabile. Le onde gli stanno già bagnando il collo quando realizza che quella luna rossa in lontananza, affilata e sicura come l’ascia del destino, ha già reciso i fili che tengono insieme i brandelli della sua armatura.

Vai
La nebbia ha un corpo leggero
E tu vai
Non senti quella voce dice “Dove vai!”
Vai Affilatissimo stiletto tu hai
Con lama a doppio taglio “Credi che ce la farai?”

On air: Litfiba, La preda

La notte di Frank

Se guardo il cielo non lo sfioro neppure
E il paradiso sembra un sogno da pazzi
Forse vorrei inventarne uno nuovo
Ma vivo a testa in giù

Fari nella notte che lo accecano, una bestemmia, e la strada che scorre.
Frank è alla guida della sua auto bianca e prova una strana solitudine mista ad allegria.
Si dirige in un paese vicino. Ma in realtà non ha una meta precisa: se qualcuno gli chiedesse dove sta andando, lui risponderebbe semplicemente: vado.

Sono un bastardo se distruggo tutto
Sarò bastardo se ne lascio un po’
Voglio fare un fuoco di tutto
Perché la noia passi via

Una strada e tanti, tanti pensieri che affollano la sua mente. Pensa che i suoi racconti ormai sono diventati troppo scuri e sente come se qualcuno, come un autore invisibile, colui che si nasconde dietro alle vicende la sua vita, abbia deciso che le tinte grige e nere gli si addicono di più.

Sono il selvaggio nelle strade deserte
E sto cercando un paese innocente
Ma questa terra è già troppo malata
E cado a testa in giù

Solitudine, e una notte che gli ricorda tempi andati. Fear of the dark nella radio, ma non ha più vent’anni. Continua a pensare che si sta prendendo troppo sul serio e che seguire la scia non gli piace proprio. E intanto la sua macchina bianca va. Corre nella notte tra strade provinciali e buche. Corre attraverso ricordi e volti che il buio della dimenticanza inghiotte.

Sono arrivato per vivere tutto
Sono arrivato ma non tornerei
Voglio pisciare sulle scarpe alla noia
Corro fino al limite
Notte
Come il lupo nella notte

Frank è alla guida della sua auto bianca e immagina un mondo diverso. Immagina un futuro diverso e si perde per le strade come un lupo nella notte. Spinge sull’acceleratore e corre, corre e non vorrebbe voltarsi. Mai.

Non ti voltare mai
Sei solo corri, corri, corri, corri
Non ti voltare mai

On Air: Corri, Litfiba

 

Parlami della tua felicità

So close no matter how far | Couldn’t be much more from the heart

E mi ritrovo qui a parlarti in una pausa pranzo di febbraio.
Ore, giorni e settimane che passano e quel buco che nel petto continua ad allargarsi.
Ti ho chiesto “parlami della tua felicità” e mi hai risposto che l’unica emozione che hai sentito davvero è la paura.
Non so cosa ti abbia spinto a dirmelo, ma sai, anch’io provo le stesse tue emozioni. Quasi che il dolore sia l’unica cosa tangibile a cui un cuore come il nostro possa aspirare. E mi son ritrovato a a parlare con ragazzi più piccoli di me, e mi son ritrovato a dirgli di amare, di non mettere freni ai loro cuori, e di gettarsi a capofitto nell’amore, perché quello che si prova a vent’anni, dopo non si prova più.

E mi son sentito rispondere che non vogliono fare la mia fine, che alla mia età si vedono con famiglia e figli. Ma loro che ne sanno? Che cosa sanno? Quando hanno mai provato cosa vuol dire vedere la propria vita andare in pezzi da un giorno all’altro? Quando nel giro di pochi mesi ti ritrovi a perdere il lavoro che ami e a vedere la morte in faccia, incarnata negli occhi di tuo nipote che ti chiede “dov’è papà”?
Loro che ne sanno cosa vuol dire vedere le proprie passioni spazzate via in un istante e a sentire che la cosa che desideri di più è proprio quella che ti crea (e ha creato) più dolore?

Loro che ne sanno cosa si prova a lavorare per qualcuno che non apprezza il tuo lavoro, che non ti da nemmeno un minimo di stabilità e ti sale in pancia con un contratto a progetto che di progetti non te ne fa fare? Forse, alla loro età, avrei detto la stessa cosa. Avrei fatto le stesse cose e quell’amore l’avrei visto passare così come a suo tempo ho fatto. Forse, non mi sarei mai immaginato cosa vuol dire provare dolore…

Ma Frank, io so che nonostante tutto, quella paura, quel dolore, li vorresti scacciare via. So che all’oblio del tuo cuore vorresti sostituire un’amore sincero, e so che come hai sempre fatto, non ti arrenderai così facilmente.

Dopo tutto il tuo cuore è come il mio e anche se adesso non brucia più come un tempo, e anche se adesso la paura e il dolore continuano a bloccarlo e lo rendono schiavo e vittima di questi tempi oscuri, io so che lotterai fino a che avrai forza in corpo per riuscire a spezzare quelle catene che ti tengono prigioniero.

Walksalone

So close no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
No nothing else matters

Nello schermo del pc: Metallica – Nothing Else Matters

La Cintura di Orione

Quanti anni ho?
Chi e cosa sono adesso?
Sono la musica che sto ascoltando?
Nel mio fedele iPod Metal adesso sta suonando Fade to Black dei Metallica e torno indietro: un trentenne con lo spirito di un quindicenne arrabbiato. Ma non riesco a fare diversamente.

No one but me can save myself, but its too late
Now I can’t think, think why I should even try

E di colpo mi ritrovo nella mia macchina con Ride the Lighting a volume massimo, finestrini aperti e il piede completamente premuto sull’acceleratore.
Quanto ho perso in questo anno? Cosa dovrebbero avermi insegnato queste mancanze?
La strada corre sempre più veloce e scompare nel lunotto posteriore, mentre l’autoradio ora suona One.

Darkness imprisoning me
All that I see
Absolute horror
I cannot live
I cannot die
Trapped in myself
Body my holding cell

Posso ricordare tutto quello che è stato mentre lacrime amare rigano il mio viso.
Scalo marcia e tengo il motore su di giri, una curva e poi l’altra…
Ed ora sono dietro al bancone del bar in una di quelle sere in cui nella tua pelle non ci vuoi proprio stare e dallo stereo esce Seek&destroy.

There’s an evil feeling in our brains
But it’s nothing new
you know it drives us insane

Una birra, poi l’altra, ed un’altra ancora. Un giro per me, un giro per Frank ed uno per Walksalone.
Chiacchiere veloci che poi rallentano sul finire.
E’ questa la fine? Dov’è il (mio) futuro? Cosa è veramente importante?
Poi c’è lei, vieni, andiamo a fare un giro… la sua macchina e Nothig elese Matters.

Never opened myself this way
Life is ours, we live it our way
All these words I don’t just say
And nothing else matters

Trust I seek and I find in you
Every day for us something new
Open mind for a different view
And nothing else matters

La sua notte che mi avvolge e una sigaretta. Un telo da mare e una spiaggia, sdraiati a guardar le stesse stelle.
L’iPod, una cuffietta per uno, e Mama SaidPer favore ascolta il mio cuore.

Let my heart go
Let your son grow
Mama, let my heart go
Or let this heart be still

Sei tu la mia donna? Sei quello che voglio? Sei…?
Le stelle non rispondono e tu con la testa appoggiata sul mio petto ascolti distrattamente le onde del mare confondersi con il battito del mio cuore.
E con lo sguardo fisso verso la Cintura di Orione mi rendo conto che forse alla fine so esattamente chi e cosa sono e quanti anni ho.

Nell’iPod: Orion, Metallica.

La fuga nel vuoto, e il vuoto nella fuga.

E mi sono reso conto che la mia, adesso, è una fuga.
Tutto il giorno a Roma, poi la sera verso il borgo natio selvaggio.
Piscina, palestra, pancrazio, tutto per non stare a casa.

Ma non è voluto. Me ne sono accorto piano piano. Andando avanti.
Non ho mai sentito il bisogno di fare attività sportiva. E ora son 2 anni e più che almeno un paio di volte a settimana debbo fare qualcosa. Nuoto, corsa, pancrazio. Devo riempire le mie serate e la mia vita con qualcosa.
Sono fuggito (anche) da una ragazza che mi amava, e non volevo rimanere solo, ma ne ho sentito il bisogno.

L’eterno fidanzato che alla fine, mentre i trentenni si sposano, figliano e fanno famiglia, sceglie se stesso.
E sempre più spesso mi son chiesto e mi sto chiedendo se questo sia davvero scegliere me stesso.
Rapporti occasionali che mi lasciano bloccato nei sentimenti. Il deserto più totale quando non riesci più a scorgere in una ragazza quella scintilla che ti fa dire: cazzo sono innamorato.

E poi mi rendo conto che anche qui, il blocco è mio. A differenza del Pirata LeChuck, non sto mettendo né rischiando tutto me stesso, sto proteggendo il mio stomaco e il mio cuore non dando (troppo) spazio alle emozioni. Perché quelle che ho provato ultimamente, il cuore e lo stomaco, lo dilaniano, per davvero.
Un trentenne può dire di aver paura di soffrire? Posso dire di non voler rischiare un rifiuto, precludendomi un successo?

E chi mi conosce un po’ dice che sono bloccato. Ed è vero.
E sto cercando di porre rimedio a questo.
Si, lo sto facendo. Come al solito il mio metodo è bislacco e strano, ma si, è il mio: maglietta degli Iron Maiden e jeans scoloriti e strappati dal tempo corredati di Converse a spasso con mio nipote in una 500 del 77.

Mi fa sentire bene la cosa. Quando non sono al lavoro, quando il paese mormora, così mi sento bene. E mi ricorda tanto il me diciannovenne in pieno periodo triennale. I corsi, l’università, gli amici, le cene, l’alcool, le ragazze, le battute e il mio “happy ciao” da coglione.
Fuga.

E’ una fuga in piena regola. Fuga mentale, fuga alcolica, fuga non finalizzata.
L’istinto primordiale davanti a una minaccia: combatti o fuggi. Ma non è così.
In realtà, la mia battaglia la combatto ogni giorno. Ogni giorno con il ricordo. Ogni giorno con gli occhi di mio nipote e di mia sorella. Ogni Giorno con un Nonno che fa da Papà e uno Zio che si rende conto di non essere così presente come vorrebbe.

E infine, è una fuga dal tempo che passa. Una fuga dalla fine, anche di questo post. La pausa pranzo è finita e io non so più che dire…

On air: Alice in Chains, Nutshell