Le qualità nascoste di chi si rinfresca con le freddure

E hai voglia tu a pensare, quando nel percorso quotidiano  ti vengono in mente 10.000 post da scrivere e quando finalmente provi a mettere nero su bianco qualche stronzata, nella tua mente ci rimangono solo le balle di fieno che rotolano sospinte dal vento verso l’infinito del deserto.

Ti potrei dire che gli impegni di lavoro e di vita non mi lasciano nemmeno un momento per cavalcare il pony di porcellana, ma la realtà è che questo spazio bianco da riempire con parole un po’ ad cazzum, mi fa paura,  e ormai mi mette quasi a disagio.

Voglio scrivere ma non ci riesco e poi sono qui. Lo faccio come per uno scaramantico senso del dovere. Ma quando cerco di unire più di due parole, la stipsi mentale che mi attanaglia da mesi mi fa diventare la faccia rossa in uno sforzo immane che si risolve in peti sofferti di parole e punteggiatura varia…

Però sai, in questo periodo mi sono concertato in altro: ho fatto due Spartan Race e passo quasi tutto il mio pochissimo tempo libero infrasettimanale in palestra. Poi corro, corro, e cerco di abbassare il tempo. 5Km per sentirmi meglio e poi il sole e le macchie in faccia che diventano evidenti.

E poi la sera mi sono ritrovato per vie alcoliche ormai poco battute e qualche canzone che non pensavo mi potesse mai piacere si è fatta strada tra il Metallo Pensate e il Rock Duro della mia esistenza.

Cerco di sopravvivere e mi chiedo se sparare qualche stronzata con gli amici sia una via sostenibile, quando ancora una volta vedo coppie di coetanei sposarsi e figliare come se non ci fosse un domani.

Ma poi, smetto di pensare a tutto e il mondo quasi svanisce quando mi ritrovo a ballare senza musica con te in una casa nuova, in momenti che non pensavo di poter vivere tra lenzuola stropicciate, tovagliette dell’Ikea e bicchieri di vino rosso ormai vuoti…

Nell’Ipod: La musica non c’è, Coez

 

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22

22 Marzo,

il tempo per scrivere sta per scadere.
Rispetto il mio impegno e sono qui, lo faccio per esercizio, lo faccio perché lo sento quasi come un dovere, lo faccio per te.
E nella mia testa non ci sono più storie d’adolescenza fantastiche e pezzi di vita, ma c’è solo la voglia di andare via.

Nessuna speranza forzata, nessun ricordo che mi porta chissà dove, solo il numero 22.

22.
No, non ho (ancora) dimenticato e non c’è un solo giorno che io non ti pensi.
La tempesta non è mai veramente passata e quest’ombrello sembra sciogliersi sotto una pioggia acida di cose che mi cadono addosso.

Ma nonostante tutto tu vuoi che io tiri fuori il meglio che ho da offrire.
E non passa giorno in cui io non ci provi, e non passa giorno in cui io tenti, ma questa facciata s’incrina e si inchina nolente davanti a te e a quel che manca.

Penso di star mentendo a tutti quando mi racconto di non essere come gli altri, di essere più forte, ma quello specchio mi guarda e mi chiede: chi sei?

22.
Tutto inizia e tutto finisce con questo numero, tutto inizia e finisce con questo numero.

What if I say I’m not like the others?
(Keep you in the dark)
What if I say I’m not just another one of your plays?
(You know they all pretend)
You’re the pretender
(Who dares)
What if I say I will never surrender?
So who are you?

Nelle cuffie: The Pretender, Foo Fighters

Per rimanere vivo

Tenuto in vita artificialmente.
Ma ancora sei qui. Le pagine che sto scrivendo non sono più fatte di parole e musica, ma di momenti che scorrono via silenti nel tran tran quotidiano.

E ci sono stati cambiamenti, e ne avrei di cose da dire, di persone che sono uscite dalla mia vita, di sentimenti lasciati a macerare al sole in tinozze di ricordi ormai troppo acidi da poter bere, e poi pioggia battente che lava via tutto quello che è stato.

Palazzi di vetro che salgono su come castelli di carte a riempire l’orizzonte della mia vita, e poi albe arancioni e rosa graffiate di smog in un panorama che si ripete ogni giorno ma mai uguale.

E quella notte che si incastona tra frammenti di ossidiana che al solo guardarla lacera e fa sanguinare la pelle. In ferite mai del tutto rimarginate, lasciti della bestia e del tempo andato.

Continuo a lottare per rimanere vivo mentre tu sei qui per ricordarmi che non mi posso nascondere, che non posso dimenticare.

Ma tu Frank sopravviverai comunque a tutto questo e non ti accorgerai mai che me ne sarò andato.

Nell’iPod: Gates of Urizen, Bruce Dickinson

Riorganizzazioni

Avevo pensato di scrivere almeno un post al mese, ma non ci sono riuscito.
Ho tante cose da dire, ma spesso mi mancano le parole (o per meglio dire, non sono  le parole giuste…).
Continuo nella mia “prova di vita” e affido sempre meno i miei pensieri a mezzi digitali.
Sono digitalmente diviso per certi aspetti e stavolta l’ho voluto io.
E mi sento un po’ come Luke Skywalker in episodio 7:

Foto presa dal web, tutti i diritti sono dei rispettivi proprietari.

“passami questa spada laser e facciamola finita”

In isolamento.
Cerco di isolare i miei pensieri e le mie emozioni, ma più di quanto potessi pensare, mi prendono allo stomaco, come quando ero ragazzino, come non credevo fosse più possibile.
E penso che dopo tutto, sto continuando a lottare contro l’inutilità crescente di certe situazioni e di certe persone.
E in tutto questo ho cercato, senza volerlo, di dimenticare.
E mi sento cambiato, mi sento diverso.
Ho rischiato ancora una volta di peccare di superbia, ma con forza ho riportato alla mente quello che dicevo di aver imparato. E in un modo o nell’altro sembra funzionare.
Non mi lancio più in giudizi sprezzanti, non mi lascio prendere dai facili entusiasmi, la paura mi continua a far paura, ma con più realismo.
Non cerco di giustificare tutti a tutti i costi ma provo ogni volta a tener presente che siamo essere umani.

E in questa riorganizzazione di persone, di cose, d’idee, provo a guardare fuori dalla finestra con il lume della ragione, con l’esperienza, con quello che sento nel cuore.

Sempre (tutto) troppo romantico, sempre tutto troppo epico.

Nello stereo della macchina: Metallica – Seek and Destroy

For what is worth

Strada.
Quanta strada tra casa mia e Roma.
Chilometri su chilometri, albe e tramonti, traffico d’anime e pensieri.

Cerco di stare attento, misurando il piede sull’acceleratore,
e tutto scorre via a tratti bianchi e neri come strisce bianche sopra l’asfalto
in una mattina rovente di luglio.

E la mia vita come sabbia rossa scivola via tra le mani
e si perde tra le dita di un tempo che fugge
tra notti di ghiaccio e colonne sonore di film.

Potrei dirti che questa vita non vale nulla, che non vale la pena di essere vissuta,
ma ci sono alcuni momenti in cui nel petto mi esplode una consapevolezza che non avevo,
e i tuoi occhi verdi mi aiutano a sopportare tutto quello che prova a schiacciarmi.

What a field-day for the heat
A thousand people in the street
Singing songs and carrying signs
Mostly say, hooray for our side
It’s time we stop, hey, what’s that sound
Everybody look what’s going down

Nello stereo della macchina: For what is worth, Buffalo Springfield

 

Fantasmi d’argento

To ride the storm, to an empire of the clouds
To ride the storm, they climbed aboard their silver ghost
To ride the storm, to a kingdom that will come
To ride the storm, and damn the rest, oblivion

E mi spingi a pensare del mio impero delle nuvole
e mi spingi a lasciare quello che mi tiene a terra
e mi spingi a muovermi per cavalcare la tempesta e perdermi nell’oblio,
tra fantasmi d’argento e ricordi sospesi.

Mi porti a dubitare di quello che credo, a scarnificare le mie convinzioni per portare all’osso l’essenza di quello che è la verità.
E fantasmi e convinzioni, cadono come mosche davanti alla luce elettrica che fulmina le mie idee e mi lascia con il vuoto di pupille larghe negli occhi.

Mi hai chiesto di poter cavalcare la tempesta per te. Con il mio fantasma d’argento e un mostro che non mi alberga più dentro. E cenere e ricordi hai lasciato dentro di me, dentro  un ragazzo che sembra non esserci più. Di un qualcosa ormai perso come vapore nel cielo.

Hai cancellato così persone, mostrandole per quello che sono, lasciando dentro me un antico senso di solitudine davanti alla verità. Dell’ignoranza che me le faceva piacere e dei ricordi di ragazzo ormai troppo dolci per essere ancora buoni.

We’re down lads, came a cry, bow plunging from the sky
Three thousand horses were silent as the ship began to die
The flares to guide her path ignited at the last
The empire of the clouds, just ashes in our past
Just ashes at the last

Nello stereo dell’auto: Empire of the clouds, Iron Maiden

Morning Glory

Mi fermi per strada e mi chiedi da quanto sono in cammino.
Ma quanta strada ho fatto no so.

33 anni all’anagrafe, e un mondo che sembra sfuggirmi veloce dalle mani.
Vecchie canzoni, e flash di volti rubati.
Provo ad essere divertente, e per farlo dimentico chi e che cosa sono,
dimentico del nostro tempo rubato e del dolore.

Ma tutto danza davanti a me quando della mia armatura non è rimasto altro
che cenere soffiata via dal vento.
Ma tutto mi porta a te quando di quello che avevo costruito non è rimasto altro
che cenere dimenticata nel passato.

E i volti contratti di chi mi sta guardando mi lasciano basito. E in questo mio ritrovato silenzio, lascio che le cose scorrano via. Mi dico che forse è la stanchezza, mi dico che forse è il tempo, ma alla fine so che tutto questo non è altro che il mio DNA.

Sto meglio, e dopo tutto sono 11…

Need a little time to wake up
Need a little time to rest your mind

Nell’Ipod: Moring Glory, Oasis