E un uomo che deve fare?

Viaggi in macchina che non finiscono mai.
Potrei trovare pace in questo mare amaro,
ma mentre provo a fuggire via con la mente
ti aggrappi al mio braccio e mi (ri)porti alla realtà.

Provo a pensare alla verità delle cose
quando ormai i ricordi da ragazzo si misurano a blocchi di 10 anni
e la notte, e tu, e mille altre cose mi riportano dove non vorrei essere
quando il mio cuore sussulta e ha paura.

Ti guardo mentre provi a rimanere a galla
e nascondo le lacrime
perché i ragazzi non piangono.
Ma desso sono un uomo.

Matrimoni, battesimi e verità assolute
tutto mi inghiotte nello spazio
tra il piede che spinge la frizione
e il freno tirato fino in fondo

riparte sincopato il mio cuore
frena e poi accelera
in un gabbia di criceto
dove alla massima velocità  è tutto fermo.

Mi tagli per vedermi sanguinare
e non sai quando tutto si fermerà
tra la speranza di cambiare le cose
e il sangue che coagula sulla ferita

Dalle cuffie dell’iPod: Sleeping Dogs, Zakk Wylde

 

What does this button do?

Primo lunedì dell’anno e sono a lavoro. Ho deciso di svegliarmi presto (05:40) per evitare il traffico, ma mi sono ritrovato al badge un’ora prima dell’inizio autorizzato della giornata.

Ho iniziato questo post molte volte, in realtà provo a scriverlo dallo scorso anno senza troppo successo. Non che io non abbia cose da dire, è che non riesco più a dargli una forma che mi piaccia e quindi rimane tutto in bozza: 20 bozze fatte di incipit e nulla più.

Per Natale mi hanno regalato un libro: l’autobiografia di Bruce Dickinson “What does this button do?” edito dalla HarperCollins Italia e con il tempo a disposizione l’ho già quasi  finito. Ho iniziato ad ascoltare gli Iron Maiden quando ero adolescente e ho sempre amato la figura del loro front-man: Bruce. Negli anni poi la cosa è cresciuta e, non so se definirla quasi una venerazione, ma Bruce per me è diventato una sorta di eroe, uno di quelli alla Marvel col super potere dell’Heavy Metal… Ogni tanto racconto di un sogno che ho fatto su di lui (la situazione è un po quella di Chunk dei Goonies quando racconta della sua vita: “Tutto tutto?”…): ero al bar, parlavamo del più e del meno e ci bevevamo un caffè.

Non che nella mia vita non ci siano stati eroi “più veri“, ma la figura carismatica di Bruce mi ha sempre ispirato: con la su bravura e il successo avrebbe potuto essere qualcosa alla Axl Rose: sregolato, ribelle e senza freni. Invece lui ha scelto, (forse per non diventare pazzo), una via diversa, diventando, oltre ché un cantante, anche un pilota di aerei e uno scrittore. Ha scelto quindi di essere (anche) altro e nel suo libro descrive che ciò che vediamo oggi è frutto di scelte, di cesure, di tornanti, di prove continue e salti nel buio. Col successo e la fama che si è guadagnato avrebbe potuto vivere di rendita e ritirasi in qualche città inglese dentro una villa a bere tè. Invece è ancora lì: sempre a studiare, sempre a imparare, sempre a fare qualcosa di nuovo, che sia comprarsi un Fokker (l’aereo del Barone Rosso per intenderci) e imparare a volare in formazione per le rievocazioni storiche della prima guerra mondiale o inventarsi un nuovo marchio di birra (Trooper… Provata e devo dire che è pure buona).

All’apice del successo con gli Iron Maiden ha deciso di saltare nel buio lasciando la band  (Bruce Dickinson è uscito dal gruppo?!?) per tentare la strada del cantante solista,  arrivando anche ad esibirsi a Sarajevo nel ’94 dove c’era la guerra civile. Quello che mi colpisce è il fatto che da lì, nel momento in cui era potenzialmente sull’orlo dell’oblio non ha mai mollato, tirando fuori pezzi di grande caratura (o forse solo che me sono piaciuti moltissimo…) come l’eterna “Tears of the dragon” e “The chemical wedding”.

Poi, all’improvviso, nel ’99 ha deciso di tornare a suonare con i Maiden, componendo con loro un album, Brave new world, che avrebbe segnato una netta linea di demarcazione col passato e che nella mia vita avrebbe significato moltissimo. In effetti, un me poco più che tardoadolescente prese il titolo dell’ultima traccia dell’album e ne fece la descrizione (il nome troppo lungo?) del blog “The thin line between love and hate”.

La storia di Bruce con gli Iron Maiden continua con nuova forza e da “Brave new world” ad oggi ci sono stati altri 4 album. Durante questo tempo Bruce ha affrontato  tante nuove sfide: dal diventare un pilota di linea e fare un film, fino al combattere un cancro alla gola (nel suo libro non sono arrivato ancora alla parte in questione, ma lo accenna in altri capitoli).

Se penso a tutto questo mi dico che, “per carità!” di eroi più concreti, modesti, umili e sicuramente molto più veri ce ne sono tanti, ma la sua figura, per me, rimane fonte di ispirazione. La storia del metallaro tutto d’un pezzo che con tanta gavetta, studio e duro lavoro, da ragazzo semplice, si è evoluto in qualcosa di grande, conquistando a pieno titolo un posto tra gli Dei del metal continua a stimolarmi  e a spingermi avanti, a guardare “oltre il periodo” con la volontà di conquistare sempre qualcosa di più.

E così, guardando a tutto questo, penso che nella vita di ognuno di noi non esista una vera fine e non esiste un vero inizio. Mi piacerebbe veramente se si potesse contingentare un periodo della vita e iniziarne “from scratch” uno nuovo. Ma credo piuttosto che esista solo un continuum degli eventi, un’infinita catena di istanti che non inizia e non finisce, ma che in questi primi giorni di gennaio è permeata di qualcosa che non so se abbia un nome, ma che sento come una sensazione positiva…

Nelle cuffie: The thin line between love and hate, Iron Maiden

Solo luce arancione e rossa

Forse ti sei lasciato sommergere dai flutti
cercando la redenzione,
cercando la libertà.

Hai mollato gli ormeggi
per indagare il confine invisibile
tra orizzonte e mare.

Ma cosa hai trovato d’importante?
cosa hanno visto i tuoi occhi?
Cosa ti sei lasciato alle spalle?

E ora t’immagino sulla tua barca
la barra del timone in mano
e davanti a te solo luce arancione e rossa.

I’ve become so numb, I can’t feel you there
Become so tired, so much more aware
By becoming this all I want to do
Is be more like me and be less like you

Nelle cuffie: Numb, Linkin Park

Gimme Shelter

Così ti ho detto che non sarei mai (più) stato quello che non volevo essere.
Ma in questi anni ho cambiato tutto per far si che tutto rimanesse uguale.
E mi sono ritrovato a fare cose che dicevo che non avrei mai (più) fatto.
E mi sono trovato in situazioni che non avrei voluto (più) affrontare.

Così ti ho chiesto un riparo per aspettare il nuovo giorno.
Ma le stelle e il mare che mi hai dato non sono bastate.
E col cuore esposto alla pioggia e alle onde sono andato avanti.
E  pian piano ho provato a dimenticare quello che è successo.

Ma non posso dimenticare quello che è stato.
Anche se continuo ad andare avanti e a combattere.
Perché mi hai lasciato macchie in viso per non dimenticare.
Perché mi hai lasciato capelli biondi e occhi blu in cui guardare.

E con te è svanito un mondo ormai lontano.
Si è dissolto nello scorrere della vita quotidiana,
in ricordi sempre più inconsistenti e opachi
di una visione innocente ormai perduta.

Oh, a storm is threat’ning
My very life today
If I don’t get some shelter
Oh yeah, I’m gonna fade away

Nel vecchio iPod: Gimme Shelter, The Rolling  Stones

Le qualità nascoste di chi si rinfresca con le freddure

E hai voglia tu a pensare, quando nel percorso quotidiano  ti vengono in mente 10.000 post da scrivere e quando finalmente provi a mettere nero su bianco qualche stronzata, nella tua mente ci rimangono solo le balle di fieno che rotolano sospinte dal vento verso l’infinito del deserto.

Ti potrei dire che gli impegni di lavoro e di vita non mi lasciano nemmeno un momento per cavalcare il pony di porcellana, ma la realtà è che questo spazio bianco da riempire con parole un po’ ad cazzum, mi fa paura,  e ormai mi mette quasi a disagio.

Voglio scrivere ma non ci riesco e poi sono qui. Lo faccio come per uno scaramantico senso del dovere. Ma quando cerco di unire più di due parole, la stipsi mentale che mi attanaglia da mesi mi fa diventare la faccia rossa in uno sforzo immane che si risolve in peti sofferti di parole e punteggiatura varia…

Però sai, in questo periodo mi sono concertato in altro: ho fatto due Spartan Race e passo quasi tutto il mio pochissimo tempo libero infrasettimanale in palestra. Poi corro, corro, e cerco di abbassare il tempo. 5Km per sentirmi meglio e poi il sole e le macchie in faccia che diventano evidenti.

E poi la sera mi sono ritrovato per vie alcoliche ormai poco battute e qualche canzone che non pensavo mi potesse mai piacere si è fatta strada tra il Metallo Pensate e il Rock Duro della mia esistenza.

Cerco di sopravvivere e mi chiedo se sparare qualche stronzata con gli amici sia una via sostenibile, quando ancora una volta vedo coppie di coetanei sposarsi e figliare come se non ci fosse un domani.

Ma poi, smetto di pensare a tutto e il mondo quasi svanisce quando mi ritrovo a ballare senza musica con te in una casa nuova, in momenti che non pensavo di poter vivere tra lenzuola stropicciate, tovagliette dell’Ikea e bicchieri di vino rosso ormai vuoti…

Nell’Ipod: La musica non c’è, Coez

 

22

22 Marzo,

il tempo per scrivere sta per scadere.
Rispetto il mio impegno e sono qui, lo faccio per esercizio, lo faccio perché lo sento quasi come un dovere, lo faccio per te.
E nella mia testa non ci sono più storie d’adolescenza fantastiche e pezzi di vita, ma c’è solo la voglia di andare via.

Nessuna speranza forzata, nessun ricordo che mi porta chissà dove, solo il numero 22.

22.
No, non ho (ancora) dimenticato e non c’è un solo giorno che io non ti pensi.
La tempesta non è mai veramente passata e quest’ombrello sembra sciogliersi sotto una pioggia acida di cose che mi cadono addosso.

Ma nonostante tutto tu vuoi che io tiri fuori il meglio che ho da offrire.
E non passa giorno in cui io non ci provi, e non passa giorno in cui io tenti, ma questa facciata s’incrina e si inchina nolente davanti a te e a quel che manca.

Penso di star mentendo a tutti quando mi racconto di non essere come gli altri, di essere più forte, ma quello specchio mi guarda e mi chiede: chi sei?

22.
Tutto inizia e tutto finisce con questo numero, tutto inizia e finisce con questo numero.

What if I say I’m not like the others?
(Keep you in the dark)
What if I say I’m not just another one of your plays?
(You know they all pretend)
You’re the pretender
(Who dares)
What if I say I will never surrender?
So who are you?

Nelle cuffie: The Pretender, Foo Fighters

Per rimanere vivo

Tenuto in vita artificialmente.
Ma ancora sei qui. Le pagine che sto scrivendo non sono più fatte di parole e musica, ma di momenti che scorrono via silenti nel tran tran quotidiano.

E ci sono stati cambiamenti, e ne avrei di cose da dire, di persone che sono uscite dalla mia vita, di sentimenti lasciati a macerare al sole in tinozze di ricordi ormai troppo acidi da poter bere, e poi pioggia battente che lava via tutto quello che è stato.

Palazzi di vetro che salgono su come castelli di carte a riempire l’orizzonte della mia vita, e poi albe arancioni e rosa graffiate di smog in un panorama che si ripete ogni giorno ma mai uguale.

E quella notte che si incastona tra frammenti di ossidiana che al solo guardarla lacera e fa sanguinare la pelle. In ferite mai del tutto rimarginate, lasciti della bestia e del tempo andato.

Continuo a lottare per rimanere vivo mentre tu sei qui per ricordarmi che non mi posso nascondere, che non posso dimenticare.

Ma tu Frank sopravviverai comunque a tutto questo e non ti accorgerai mai che me ne sarò andato.

Nell’iPod: Gates of Urizen, Bruce Dickinson