14 anni

Ti dico e ti dirò sempre di non mollare e di farti forza, perché alla fine del tunnel credo con fermezza che ci sia sempre la luce.
Ma mentre cerco di essere con tutte le mie forze ottimista, la paura e il dubbio si insinuano dentro attraverso qualche crepa del mio essere, e vacillo davanti a tutto questo.

Cerco di essere più forte di quello che ero ieri. Dall’ultima crisi, dopo tutto, ne è passato di tempo e sono cresciuto. Ma ho una paura fottuta di quello che succederà. Ho paura di non reggere l’urto quando le mie spalle che, ora sopportano e ora non sopportano il peso che vi grava sopra, potrebbero cedere.

Dicono che “mal comune è mezzo gaudio”, ma qui di gaudio non c’è proprio un cazzo.
La verità è che la cura fa male quanto la malattia stessa e che il mondo che troveremo domani, nessuno potrà dire veramente come sarà.

Ma fra tutti questi pensieri, mi ricordo che ieri era il compleanno del blog: 14 anni di racconti, storie e di stronzate. Ne è passato di tempo da quell’esame di diritto dei mezzi di comunicazione eh?. Da quella bocciatura che diede origine a questa serie di post e che ancora oggi, per qualche ragione sconosciuta, mi tiene qui a scrivere.

Lo sai, dopo tutto il fallimento qualche volta, da il via a qualcosa di buono, non è vero?

E mentre vorrei lasciarmi andare al pessimismo e cedere definitivamente alla paura, proprio tu, attraverso queste pagine virtuali mi ricordi che c’è sempre speranza, e che non tutte le lacrime, come dice il vecchio Gandalf, sono per forza un male.

Così mi asciugo gli occhi e vado avanti. I ragazzi, dopo tutto, non piangono.

I tried to laugh about it
Cover it all up with lies
I tried to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
‘Cause boys don’t cry

Nelle cuffie: The Cure, Boys don’t cry

Ritrovare il senso delle cose.

Ti ho detto che avrei dimenticato, ma non ci riesco.
Qualcosa è cambiato e tu lo sai,
anche se adesso faccio fatica a vederti.

Eppure mi basterebbe solo uno di quei giorni.
Anche adesso che tutto si è fatto nuovamente buio.
Anche se il vuoto che mi sono lasciato alle spalle prova ancora a inghiottirmi.

Forse sono troppo vecchio per questo.
Forse è troppo tardi per essere così.
Forse ho solo perso il treno ma sono ancora sulla banchina ad aspettare…

Nelle cuffie: Se tornerai, 883

Almeno per me

Ritrovare il senso delle cose.
Dentro le canzoni: è qui che in certo senso l’ho sempre cercato.
Ma è un discorso fuori luogo per chi come me è troppo vecchio, fuori tempo, fuori di testa. Almeno per alcuni.
Così, tra un compleanno di bambino e una calzetta della befana, mi ritrovo da solo davanti a svariate birre.

E io che non sono capace di fare come voi
E io che non voglio fare come voi
Come uno che è troppo vecchio
Troppo fuori (tempo) per fare così.

Ma la mia birra,
La mia birra è ancora fresca.
Il mio bicchiere è ancora pieno.
E io,
E io, io, dopo tutto, sono ancora vivo.
Sì, io sono ancora vivo.

Hey I, but, I’m still alive
Hey I, boy, I’m still alive
Hey I, I, I, I’m still alive, yeah
Ooh yeah… yeah yeah yeah… oh… oh…

Nelle Cuffie: Alive, Pearl Jam

Non serviranno buoni propositi

Ritrovare il senso delle cose.
Se c’è un cazzo di proposito che voglio fare per il prossimo anno è questo:

ritrovare il fottuto senso delle cose.

No, non mi illudo. Lo so che non servono i buoni propositi, e lo so che non serve dimenticare vecchi ricordi, anzi.

Ma dopo tutto devo ricordare a me stesso che sono sopravvissuto al 2014, e che tutto si riduce, non a quanto sei bravo, ma all’atteggiamento che hai.

Oh, yeah
Kick start my heart

Nell’Ipod: Kickstar My Heart, Mötley Crüe

 

Lord of light

Così veloce che fatico a trattenerla, la sensazione di benessere tardoadolescenziale che mi attraversa.

Per un istante mi riporti ai giorni in cui ero io, ma diverso.
Mi riporti alla ferrovia e ai treni che mi avrebbero visto in un andirivieni tra buio e luce improvvisa. Dopotutto tu sei il signore della luce e indossi una maglia degli Iron Maiden.

E mi indichi la via, con mani da morto e la faccia di Eddie, mentre ripercorro musicalmente la mia vita.
E c’è birra, tanta birra, e casini, e situazioni e volti che solo adesso vedo per quello che sono veramente.
E poi ci sono i miei zigomi bassi e il fatto che non sorrido, mai.
E poi c’è qualcuno che mi urla con l’indice alzato “sei solo un adolescente arrabbiato“.
E io che penso: “dopotutto sono sempre lo stesso misantropo d’un tempo”.

Ma io ho già sognato tutto questo. Ho già visto questi volti e questi posti.
E adesso tutto si fa via via grigio come in una foto in bianco e nero in questo personale déjà-vu in cui sogni e realtà sono la stessa cosa.
E poi mi esplodi nelle mani e mi cogli di sorpresa in un giorno lavorativo qualunque.
E io che pensavo fossi morto.
E io che pensavo di non riuscire più a tenermi più tutto dentro.
Mi torni alla mente più vivido che mai, ancora un volta.

Hai ancora bisogno di salvarmi da me stesso?

Nelle cuffie:  Iron Maiden – Dream Of Mirrors

Bolidi

Stanotte ho sognato.
Uno di quei sogni più vividi della realtà.
Credo di essere andato oltre, credo di avere raggiunto un limite.
C’erano meteoriti che venivano giù dal cielo facendo botti tremendi al loro ingresso nell’atmosfera. Successivamente prendevano fuoco e si schiantavano: una volta a terra, una volta su qualche palazzo.
Io li guardavo  e speravo non fosse la fine del mondo. Ma essi continuavano a venire giù, noncuranti dei miei pensieri.

E un uomo che deve fare?

Viaggi in macchina che non finiscono mai.
Potrei trovare pace in questo mare amaro,
ma mentre provo a fuggire via con la mente
ti aggrappi al mio braccio e mi (ri)porti alla realtà.

Provo a pensare alla verità delle cose
quando ormai i ricordi da ragazzo si misurano a blocchi di 10 anni
e la notte, e tu, e mille altre cose mi riportano dove non vorrei essere
quando il mio cuore sussulta e ha paura.

Ti guardo mentre provi a rimanere a galla
e nascondo le lacrime
perché i ragazzi non piangono.
Ma desso sono un uomo.

Matrimoni, battesimi e verità assolute
tutto mi inghiotte nello spazio
tra il piede che spinge la frizione
e il freno tirato fino in fondo

riparte sincopato il mio cuore
frena e poi accelera
in un gabbia di criceto
dove alla massima velocità  è tutto fermo.

Mi tagli per vedermi sanguinare
e non sai quando tutto si fermerà
tra la speranza di cambiare le cose
e il sangue che coagula sulla ferita

Dalle cuffie dell’iPod: Sleeping Dogs, Zakk Wylde