Janus

Parte prima: Abbandono
Ho una voglia strana di urlare, ho una voglia strana di arrabbiarmi e di non ascoltare nessuno. Il libro di analisi dei dati sotto la faccia e io che mi costringo a studiare, sono inquieto, e non so perché, e più ci penso e più mi incazzo. Tamburello le dita, le mie gambe si alternano in un movimento nervoso e veloce, il cuore mi batte tachicardico nel petto. Oggi è primo agosto, ho mal di testa  e sono nervoso, tanto, eppure dovrei essere, se non felice, almeno normale, ma c’è qualcosa che mi turba. Lo sapevo, proprio nei giorni passati ho parlato del mio piccolo equilibrio raggiunto, e ho rovinato tutto. Ho parlato troppo presto.
Ma io non credo a queste stronzate, non credo che parlare di una cosa, o non parlarne per scaramanzia sia una cosa buona. Mah, boh, non lo so, in questi tempi ho parlato troppo di me, rifletto troppo su tutto e tutti. Il mio cervello chiede pietà, io chiedo pietà,  ho voglia di smettere di pensare, anzi, non pensare affatto come un nudibraco, voglio che questa testa così pensosa la smetta di rimuginare su pensieri loop che non hanno soluzione. Ho voglia di liberarmi da me, da queste maschere, ho voglia di giocare a livelli più bassi, senza per forza temere l’errore, o la deformazione di quello che dico…
Ogni volta, cado vittima della complessità che mi creo attorno, soprattutto nei legami. I legami sono ponti che si instaurano tra le persone, ed io faccio sempre la parte di Janus (o Giano per chi non lo sapesse), vorrei smettere di stare di guardia e percorrerli semplicemente, senza troppe paure.

Parte seconda: Presa di coscienza
Ma la realtà, come un calcio nello stomaco, mi riporta a terra, mi riporta a stare in guardia perché la semplicità a cui ambisco, probabilmente non esiste, e non la troverò mai nelle persone.
Eppure sento due forze contrapposte, una che mi vorrebbe gettato, perso, nell’amore senza troppe paranoie, e l’altra che razionalmente mi porta a dosare, a misurare la mia azione per poter vivere senza troppi scossoni. Ma io so’ che la gloria viene per i coraggiosi, per gli impavidi, per chi si butta.

Parte terza: Rabbia

E io cazzo, non voglio certo aspettare il treno. Sono io che comando il tutto, sono io che guido. Mi sento un po in balia di me stesso, Leopardi maledetto che mi vuoi da sempre far naufragar in questo mar. Come sempre l’equilibrio in me si sposta. Rabbia, vendetta, sangue, è questo che il mio animo vuole, un fucile di precisione, la rinnegazione di quello che sono sempre stato, la lotta, la guerra. Tutti i muscoli del mio corpo tesi, e il cecchino della mia mente ben appostato sul campanile della città in rovina, pronto a freddare il nemico. Lotta, è sempre stata la mia ragion d’essere.

Parte quarta: Lotta
Eppure dovresti saperlo: ahahahahah, io quando sono sotto pressione do il massimo, rendo di più, e sai che non mi lascio schiacciare facilmente da nessuno. Vendo cara la pelle, e il mio spirto guerrier non mi lascia mai solo. Lo sai che sono come un gladiatore, sono artefice del mio destino, delle mie scelte, e amo combattere, amo essere arrabbiato, lo sai, in fondo al mio animo, sono stato sempre quell’animale spartano e vorace che ha fame di tutto e tutti.
Sono quell’uomo con contrasti interni che lo portano ad essere non coerente, in una continua contraddizione, che mina le certezze per aumentare la rabbia.

Parte quinta: epilogo
Scena finale, io che mi allontano dalla tastiera soddisfatto di me e del mio scritto. La stesura del sunto dei miei pensieri cattivi che non riuscivo a tirar fuori, la somma dei momenti brutti, ma anche di quelli belli rimescolata in un calderone di parole e pensieri.

Tesi:  mi sento inquieto.
Antitesi: lotto contro l’inquietudine.
Sintesi: lotta tra pensieri cattivi e voglia maledetta di star bene con me stesso.

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