Perché così posso

Un esame andato male, i primi scontri con la vita.
Parole sgrammaticate, sconnesse e senza troppo senso.
Prendersi sul serio e poi in giro.
Essere se stessi e avercela con qualcuno.
Poi innamorarsi, amare, e piangere.
Fingere una vita, costruirne una vera.
Vedere andare in frantumi tutto.
Poi raccogliere i pezzi per assemblare qualcosa.
Prendere una montagna di parole, fare della carne un soffritto.
E convertite tutta questa merda in un blog.
Amici che ci sono, amici persi, amici che non ci sono più.
E tante persone attorno.
Perché chi ha contato qualcosa per me è tra queste righe.
Perché così posso ricordare chi non c’è più.

Perché sono 10 anni di blog e questa è dedicata a te…

On air: The Thin Line Between Love And Hate, Iron Maiden

 

Salve a chi di voi leggerà questo Blog.
E’ il mio primo blog, ed il mio primo post e di preciso non so che scrivere, comunque, forse una cosa ce l’ho da dire: anche se banale, vorrei salutare la compagnia dei bardi, Marcy, Mario, e Marco, senza di loro non avrei mai capito cosa significa la parola amicizia, e anche se non leggeranno mai questo post vorrei dirgli GRAZIE, grazie per ogni singolo giro nella 126 o nella “MC mobile” o nella punto. Grazie per tutto il vino e le bevute che ci siamo fatti in tutti questi anni. Il mio primo pensiero va a voi.

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La “Doppia Anima” della Festa della Birra

E’ da tempo che non racconto un vero episodio della mia vita, ed è da tempo che non lo faccio direttamente.
Così oggi, in questa pausa pranzo di inizio settembre ho deciso di raccontare un #selfiedablog.

La settimana scorsa nel mio ridente paesino della provincia viterbese c’è stata la sedicesima (o giù di lì) Festa Della Birra. Una quattro giorni di musica e intrattenimento alcolico che ha visto sul palco artisti del calibro di: Fabrizio Moro, Majakovich, Mägo de Oz, Elevenking, Ramiccia, Red West e Greg con i suoi Red Cats… e a cui un “vero fabrichese” non può mancare.

Non racconterò tutte le sere, sai che palle, ma mi limiterò a raccontarne una, venerdì, la serata del Mägo de Oz.
Ora, chi ha ascoltato heavy metal negli ultimi 30 anni non può non aver ascoltato qualcosa di questo gruppo….
…ma non sono qui per parlare di loro, o perlomeno, non voglio parlare solo di loro… Diciamo che sono più il MacGuffin che mi serve per iniziare il discorso… Cioè: in questi ultimi mesi, almeno fino a venerdì, non mi è più capitato di fare #off col cervello. Il dolore è sempre ben stampato nella mia mente e lì è rimasto (e rimane), ma venerdì, finalmente qualcosa si è sbloccato e per un paio, forse tre ore ho spento il cervello.
Nulla di pericoloso, ero a piedi 🙂 ma l’alcol, la birra, ha prodotto su di me quell’effetto che non mi capitava da un sacco di tempo. Mi ha reso docile, meno impacciato, meno timido e soprattutto incline al pogo. …e mi son ritrovato con la compagnia storica a pogare sotto al palco al ritmo di Molinos de Viento e Maritornes, e mi è sembrato di avere nuovamente 20 anni.
E’ stato bello. E’ stato bello rivedere quella gioventù alcolica adoperarsi per rendere memorabile una festa che tanti anni fa è iniziata quasi per gioco. E’ stato bello riconoscere quelle occhiatine delle ragazze che ti conoscono …solo per un verso ;).
E’ stato bello essermi sentito (almeno per un po’) libero.

Ma si sa, le cose belle, queste fughe alcoliche, se ne vanno come vengono e a fine serata l’ossimoro che mi strideva nel petto mi ha fatto venire in mente le parole scritte da un mio amico sul suo blog:

Leggo le parole e le storie di alcuni ragazzi sognatori, chiusi tra le quattro mura di un’università, con le loro vite che scorrono lente e faticose tra le strade di città e di paese. Ci rileggo il mio passato. Un passato scritto tra pagine bianche sporcate dall’inchiostro e infinite parole digitali che segnano anni di sogni, aspettative, dolori e illusioni ormai mescolate alla nebbia della quotidianità. Leggo le loro parole e ci vedo la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita. […]

E in quel “la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita” ho rivisto me stesso: un trentenne incazzato col mondo che ogni tanto, nonostante tutto, si ritrova ad aver una gran voglia di far l’amore con la vita

Sul vecchio Mp3: Fiesta pagana, Mägo de Oz

 

Strane sovrapposizioni (Amici/zia #3)

E quindi sarei un illuso?
Sarei un illuso perché (ancora) ci credo?
Perché ancora non mi son stancato di sognare?
Illusi, miei cari, sarete voi che avete sacrificato i vostri sogni sull’altare di una finta età adulta. Che vi invecchiate ogni giorno sempre di più nelle vostre tiepide convinzioni, che avete barattato tutti i vostri sogni per quello che avete: una macchina più grande, un pratino all’inglese, la TV tematica e una lavatrice da 13kg di bucato.
Quando avete smesso di sognare?
E non me ne abbiate se preferisco essere un Peter Pan che insegue fatine e sconfigge pirati per tornare dalla sua Wendy.
E non me ne abbiate se ancora credo nell’amicizia, quella vera.
E infine, non me ne abbiate se sono uno che si perde dietro ad un sogno.

…piuttosto che uno con un uncino al posto della mano e un pezzo di metallo al posto del cuore.

Un venerdì passato con gli amici, compagni di tanti anni fa. Rapporti nuovi, rapporti vecchi. Mondi che si intersecano così marginalmente da sembrare disgiunti e poi, strane sovrapposizioni.

Non sono stato male, ma mi manca qualcosa.
Ricerco costantemente lo spirito del 2007. Ma ora è diverso. Allora non me ne poteva fregar meno di nulla, concentrato com’ero su me stesso.

Organizzare una cena. L’ho sempre fatto. Ho sempre allargato amicizie, mi sono sempre fatto il promotore di tante rimpatriate. Ma se ci penso, non è che io abbia ricevuto così tanti plausi o inviti poi. Anzi, qualche volta mi hanno detto perfino che ero un illuso.
Ma nonostante tutto, mi sono sempre messo in discussione e ci ho riprovato.

Quindi, ripenso all’amici/zia e penso di aver sbagliato qualcosa. Ancora.
Perché sono tornato a pensare che l’unico che alla fine ci crede, sono io.
Ricordo gli anni passati. Ricordo la mia assenza, il mio voler emanciparmi a tutti i costi. Ho il giusto quantitativo di colpa anch’io.

E forse, le cose vanno così, punto. Forse dovrei solo lasciar andare quegli anni e buttarmi nei nuovi. Senza recidere i miei legami, proiettato verso il futuro.
Forse è la crisi dei trent’anni, e forse dovrei sperimentare ancora un po’ di quella solitudine benefica che ti fa capire chi sei.

Le ombre si allungano ancora una volta dietro di me. Non sono mai stato completamente salvo, ma ne avevo l’illusione.
Continuo a sognare che tutto andrà bene, ancora, nonostante io sia palesemente un illuso.
Ma sognare non mi costa nulla, alla fine sono solo un Peter Pan.

P.s. Ecco da dove tutto è partito.

Un caffè? (Post alcolico)

Ok, tu eri li.
Forse è una fissa.
Ti avrei voluto invitare a prendere un caffè.
Probabilmente non lo farò.
Ma io credo nella teoria della lunga coda. E credo nel destino e nella sangria.
Quindi: ho una probabilità su un milione o forse su un miliardo, che la tua mente di architetto legga questo post alcolico un po’ sfigato. Diciamo anche molto sfigato. Ma domani andrò a Macerata per il matrimonio di un mio amico. E tu eri li. Questa sera. E ho superato abbondantemente il lt e mezzo di ottima birra. Ma tu non lo sai. Il mio cervello è timido… Quindi: ce lo vogliamo prendere questo caffè? 🙂

[Edit 07/10/2013]
E’ come quando alle elementari ti segnavano l’errore con la penna rossa e non potevi cancellarlo. Forse non è un errore, o forse si. ma vorrei cerchiarlo di rosso e lasciarlo qui.

Moleskine nera

Una Moleskine nera e pagine su cui appuntare i miei pensieri.
Me l’ha regalata un vecchio amico per il mio ventiseiesimo compleanno.

Forse uno dei regali più utili di questi ultimi anni.
Dal 2009 continuo ad scriverci quel che mi passa per la testa: dal mio primo viaggio di lavoro a Venezia passando per i viaggi in treno verso Roma, fino ad arrivare agli abbozzi di pensieri mentre sono al lavoro in questo ultimo periodo.

Parti di canzoni e di sensazioni. Volti che mi son passati davanti lungo il binario della mia vita. Riflessioni che si perdono tra l’inchiostro di qualche pagina.
Momenti in cui avrei voluto essere libero. Momenti in cui lo sono stato. Gli aperitivi fatti alle 6 con i compagni del master, la Forst, e i viaggi in treno mentre ero brillo.
E infine, i momenti in cui avrei voluto mollare e i momenti in cui non l’ho fatto.

Una Moleskine nera: lo Zibaldone dei pensieri, della mia vita. L’organo del mio corpo che tiene traccia di quello che sento, dei brividi che mi passano sotto la pelle, dei sentimenti che sono rimasti appesi tra le lettere di ogni parola.

P.s. Forse già te l’ho detto, ma grazie di cuore per avermi fatto questo regalo.

Always the summers are slipping away
Find me a way for making it stay

On air: Trains, Porcupine Tree

(Ri)educarsi

E’ strabiliante come gran parte di questi anni possano essere sintetizzati in pochi versi di una canzone. Come “un cuore” possa tornare a battere con il solo ascolto di pochi versi e di una melodia.
Versi che racchiudono in sé il meglio di tanti anni.
I più belli. Quelli in cui si andava all’università. Quelli in cui gli amici ti consigliavano le parole di Disarm per chiedere ad una ragazza di uscire.
Quelli in cui ti sbronzavi senza pensarci su e alla fine della serata rimaneva il sapore delle labbra di una ragazza mentre ti eri perso in un bacio dato con leggerezza…

“…sono stato un piccolo ragazzo
così vecchio nelle mie scarpe.
E ciò che scelgo è la mia scelta.
Cosa dovrebbe fare un ragazzo…
(mentre gli anni gli bruciano attorno)?”

E d’improvviso un sorriso mi lascia senza difese.

On air: Disarm, Smashing Pumpkins

Amici/zia pt.3

Una telefonata. Una giornata iniziata alle 6.45 e finita il giorno dopo alle 5. Un buon amico e la sua compagnia che mi carica. Ragazze (s)conosciute: Carolina, Marzia… Non so quanti anni abbiano, ma a me ne danno 23. Tre bottiglie di vino rosso e il fatto di non aver programmato nulla. Una discoteca a Terni e per un momento dimentico qualcosa di me. Mi libero dalla sovrastruttura per un istante, e ripenso a quanto con chi ho considerato amici da una vita, in realtà, non ho fatto mai nulla di memorabile. Confinato in un paese di 8000 abitanti della provincia di Viterbo, mi rendo conto che sono “sopravvissuto” per tutti questi anni in un piccolo stagno.
Alla fine, capisco solo ora la lezione di Macerata:

“Tenuto in un  piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio più grande esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza”

[Big Fish]

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