La “Doppia Anima” della Festa della Birra

E’ da tempo che non racconto un vero episodio della mia vita, ed è da tempo che non lo faccio direttamente.
Così oggi, in questa pausa pranzo di inizio settembre ho deciso di raccontare un #selfiedablog.

La settimana scorsa nel mio ridente paesino della provincia viterbese c’è stata la sedicesima (o giù di lì) Festa Della Birra. Una quattro giorni di musica e intrattenimento alcolico che ha visto sul palco artisti del calibro di: Fabrizio Moro, Majakovich, Mägo de Oz, Elevenking, Ramiccia, Red West e Greg con i suoi Red Cats… e a cui un “vero fabrichese” non può mancare.

Non racconterò tutte le sere, sai che palle, ma mi limiterò a raccontarne una, venerdì, la serata del Mägo de Oz.
Ora, chi ha ascoltato heavy metal negli ultimi 30 anni non può non aver ascoltato qualcosa di questo gruppo….
…ma non sono qui per parlare di loro, o perlomeno, non voglio parlare solo di loro… Diciamo che sono più il MacGuffin che mi serve per iniziare il discorso… Cioè: in questi ultimi mesi, almeno fino a venerdì, non mi è più capitato di fare #off col cervello. Il dolore è sempre ben stampato nella mia mente e lì è rimasto (e rimane), ma venerdì, finalmente qualcosa si è sbloccato e per un paio, forse tre ore ho spento il cervello.
Nulla di pericoloso, ero a piedi 🙂 ma l’alcol, la birra, ha prodotto su di me quell’effetto che non mi capitava da un sacco di tempo. Mi ha reso docile, meno impacciato, meno timido e soprattutto incline al pogo. …e mi son ritrovato con la compagnia storica a pogare sotto al palco al ritmo di Molinos de Viento e Maritornes, e mi è sembrato di avere nuovamente 20 anni.
E’ stato bello. E’ stato bello rivedere quella gioventù alcolica adoperarsi per rendere memorabile una festa che tanti anni fa è iniziata quasi per gioco. E’ stato bello riconoscere quelle occhiatine delle ragazze che ti conoscono …solo per un verso ;).
E’ stato bello essermi sentito (almeno per un po’) libero.

Ma si sa, le cose belle, queste fughe alcoliche, se ne vanno come vengono e a fine serata l’ossimoro che mi strideva nel petto mi ha fatto venire in mente le parole scritte da un mio amico sul suo blog:

Leggo le parole e le storie di alcuni ragazzi sognatori, chiusi tra le quattro mura di un’università, con le loro vite che scorrono lente e faticose tra le strade di città e di paese. Ci rileggo il mio passato. Un passato scritto tra pagine bianche sporcate dall’inchiostro e infinite parole digitali che segnano anni di sogni, aspettative, dolori e illusioni ormai mescolate alla nebbia della quotidianità. Leggo le loro parole e ci vedo la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita. […]

E in quel “la doppia anima di chi è arrabbiato col mondo, ma innamorato della vita” ho rivisto me stesso: un trentenne incazzato col mondo che ogni tanto, nonostante tutto, si ritrova ad aver una gran voglia di far l’amore con la vita

Sul vecchio Mp3: Fiesta pagana, Mägo de Oz

 

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Molinos de viento

…e poi abbandono tutto.
E mi ritrovo a guidare a 130 km/h per un strada provinciale.
Sono solo. Lo stereo è la massimo e sento brividi percorrere la mia pelle.
Ho lasciato indietro quello che non volevo più, e la mia anima è libera adesso.

Molinos de viento(Fonte immagine: Google)

Accelero sempre di più e mi ricordo di quel maggio e poi di quell’aprile del 2007.
E sento l’energia che mi sale da dentro. E per un attimo sono in pace con tutto quello che mi circonda.
Ma sono fatto così, debbo esagerare e spingo sempre più forte sull’acceleratore addentrandomi in profondità nella notte dei miei pensieri.
Un riff che non riesco a togliermi dalla testa e, dopo tanto, senza armature il dolore si insinua sotto la pelle.
lo lascio scorrere. Lo sento fluire nelle vene, ma lo trasformo in energia.
Sono arrabbiato, e questa volta ho scelto di digrignare i denti e tiare calci e pugni.
Maledetti! Se volete la mia pelle, dovrete sudarvela cazzo!!!

…e quell’urlo soffocato che da dentro il petto esplode, trova il modo di uscire, e mi ritrovo a cantare così forte da sovrastare lo stereo.
Urlo così forte che le corde vocali mi fanno male.

Rallento e poi, il tuo ricordo mi assale, ti ho fatto del male, ma non posso avercela con me per tutta la vita. E so che dovrò liberarmi dal tuo fantasma, da quel maggio 2007 e prima di quell’aprile.

E spingo ancora sull’acceleratore, mentre il riff di Maritornes mi suona ancor più forte in testa e nelle orecchie, e la mia onda lunga mi porta sempre più a largo!!!

On air: Maritornes, Mago de oz.