Vieni via di qui

Via Via
vieni via di qui
Niente più ti lega a questi luoghi

Ho sognato abbastanza forte da poter perdermi nella tua notte
in questi anni che vanno veloci per le strade di questo mondo

Via via
neanche questo tempo grigio
Pieno di musiche
E di uomini che ti son piaciuti

perdo pezzi amore mio, vado sempre più leggero
per questa strada che si districa tra le albe graffiate d’inquinamento di città

Via via
Vieni via con me
Entri in questo amore buio
Non perderti per niente al mondo

Abbracciami stanotte, quando il mondo sembra stia per finire
e la notte diventa sempre più buia

Via 
Entra e fatti un bagno caldo
C’è un accappatoio azzurro
Fuori piove, è un mondo freddo

Quando tutto sembra remare contro e i nostri cuori sussultano
tra le gioie lastricate di sudore, pianto e dolore

Via via
Non perderti per niente al mondo
Lo spettacolo d’arte varia
Di uno innamorato di te

Via via, vieni via con me

Nell’iPod: Paolo Conte, Via con me

Colpa di questa musica

Così mi costringi a guardarmi allo specchio,
quando con la mente mi porti in una vecchia 500 rossa col tettino abbassato
e poi, odore di primavera, e campi verdi ai lati della strada, mentre in lontananza la montagna domina solitaria la vista.

E poi la mia moto, il freddo pungente del vento addosso, un giacchetto di pelle nera
e ricordi a cui aggrapparmi per non dimenticare.

Mi spingi a temere le mie sensazioni, quei battiti di cuore che ormai risuonano come echi lontani. E l’odore del mare, la spiaggia calda, e tutte le volte che ho rivisto il mio volto in sguardi che adesso non ci sono più.

Ma tu hai ragione, è solo colpa di questa musica…

Oh, misty eye of the mountain below
Keep careful watch of my brothers’ souls
And should the sky be filled with fire and smoke
Keep watching over Durin’s son

On Air: I See Fire, Ed Sheeran

Valkyries

Le valchirie in un dipinto di WIlliam T. Maud

Le valchirie in un dipinto di WIlliam T. Maud (fonte)

Ed ho pensato di non aver più bisogno della mia armatura
quando l’ho vista frantumarsi nella notte dei miei ricordi.
Ma come fibra di un muscolo dopo l’allenamento,
si era frantumata solo per riformarsi più forte.

E poi ho sentito di nuovo la vita esplodermi nel petto con fragore di bicilindrico
e adrenalina mista a benzina incendiarsi nelle vene
mentre la strada veloce mi scorreva sotto le ruote
quando nudo al cospetto del mio mostro ho fissato gli occhi verdi di una Valkyria

When the battle is lost
And the slain ones are chosen
Valkyries will guide us home

Nell’interfono del casco: Blind Guardian, Valkyries

Sul fondo della bottiglia (Tired of living like a blind man)

Never made it as a wise man
I couldn’t cut it as a poor man stealing
Tired of living like a blind man
I’m sick of sight without a sense of feeling.

E c’è stato un momento in cui ho potuto fare tutto quello che volevo.

E adesso mi trovo a imparare la resilienza, sulla mia pelle, sulla mia faccia.
…ma saperlo, in qualche modo, mi rende finalmente libero.
Mi sono perso in un mare di rimpianti e ricordi, ma ora è finita.
Sul fondo della mia birra, alla fine, ho trovato chi sono realmente.

Lavato del dolore col sangue e con le lacrime,
in questo periodo in cui tutto mi sta franando addosso,
concentro tutta la mia forza nei polmoni e urlo con tutta la rabbia che ho in corpo
quello che sarebbe dovuto succedere tempo fa.

E alla fine, sul bordo di questo baratro che avanza,
quello che ho sbagliato, quello che di cattivo ho fatto,
lascia lo spazio ad una nuova forza che mi spinge sempre e con più violenza
nella lunga strada che attraversa la mia notte.

And I’ve been wrong, I’ve been down,
Been to the bottom of every bottle
These five words in my head
Scream “are we having fun yet?”

Sul giradischi: Nickelback, How you remind me.

Per far sì che tutto rimanga così

Per far sì che tutto rimanga così, è necessario che tutto cambi.

Fuori dalla finestra piove, e cerco disperatamente il sole dentro me.
Un anno è passato, ed ho sognato dietro ad una farfalla per tutto il tempo.
Sogni smozzicati, lasciati a metà. Delusioni e qualche soddisfazione.
Ho corso dietro a fantasmi, e cercato di chiudere ferite mai guarite.
Sono stato vittima e artefice della mia incoerenza e delle fragili scelte.
Ho desiderato che tutto cambiasse.
Ho desiderato orizzonti nuovi e nuove maree a bagnarmi le caviglie.
Ma in questa fredda giornata di pioggia, mi ritrovo davanti a un foglio bianco e ad un blog ripercorrendo tutti gli inizi dal 2007 in poi. Leggendo i primi post per i nuovi anni, cercando di mediare tra la tristezza e la ricerca della felicità.

E mi rendo conto di quanto sarebbe facile lasciarsi andare.
Pensare alla cenere più che al fuoco.
Farsi trasportare dai ricordi, dai se, e dai ma.
Ma alla fine adoro pensare che la storia più bella che leggerò
sarà quella che ancora devo scrivere!

Sul giradischi: Giovanni Allevi, Aria.

Crediti per la citazione ad inizio post: Tancredi Falconeri, nipote del Principe Fabrizio, ne “Il Gattopardo”, @Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

“Dream on”

Half my life’s
in books’ written pages
Lived and learned from fools and
from sages
You know it’s true
All the things come back to you

On air: Dream On, Aerosmith

Forse era una scusa quella dell’anno sabbatico.
Non cercare e non farsi trovare. Era questo il piano.
Poi qualcosa è cambiato.

Cosa non si fa per proteggersi… Nascondere il proprio cuore e i propri sentimenti così bene da non riuscire più a trovarli. E rivivere le proprie fantasie dentro qualche scritto.
Ma come si fa quando la situazione non permette di evolvere?
Ecco la soluzione: non legarsi.

Ho scoperto che ci vuole molta forza per decidere di rimanere soli.
Ci vuole forza per aspettare.
Ci vuole scorza per resistere agli urti della vita senza poter contare sulla presenza di qualcuno accanto.
Devi essere fermo. Devi essere sicuro di quello che stai facendo. E non sempre è facile.

Ma se tutto cambia, allora sono cambiato anche io.
E sarei un bugiardo se non dicessi che che essere legati ha i suoi pregi.
E sarei un bugiardo se dicessi che non la sto cercando, anche se non so chi sia.

E “quelle nuvole” mi risuonano in testa

Un’emozione veloce e una canzone.
Parole a cui non riesco a dare un volto.
E la magia del non sapere.

Non so perché, ma c’è qualcosa nell’aria che mi spinge a pensarci.
E “quelle nuvole” mi risuonano in testa.
E perso in un fiume di pensieri, sento che tutto questo non ha un senso.

Do we stay mute?
Or raise our voice?

Ma un’idea mi intriga, una canzone dei Sonata Arctica, come tanti anni fa.
La scarica d’adrenalina che ti prende al cuore quando succede qualcosa fuori dall’ordinario.
Quando la mente brama qualcosa che, anche se non ha senso, ti tocca in una parte di te ormai dimenticata.

E questa, in un certo senso, è la mia risposta.

On air: Porcupine Tree, Collapse The Light Into Earth