Attriti d’ingranaggi

Bulloni arrugginiti cigolano
mentre lamiere taglienti sferragliano fischiando.
Attriti d’ingranaggi stridenti
che raschiano e poi si incastrano.

Pensieri pesanti schiacciati,
pressati dal doppio della gravità.
Brandelli di metallo arroventato che
precipitano a terra corrosi dall’acido.

Ricordi rappresi ormai troppo lontani e
il vibrare scomposto della carrozza,
piccoli e leggeri semini di pioppo che
svaniscono nell’aria turbinata dal finestrino aperto.

…semini di pioppo leggeri leggeri…

Stai sul treno, il portatile in mano, ticchetti sulla tastiera e il paesaggio fuori dal finestrino corre veloce: campi, colline, case, pali, alberi, paesi e città che si inseguono in un girotondo velocissimo.

Una camicia bianca e il mio paio di jeans preferiti scoloriti e strappati dal tempo. Tempo che non basta mai ed esami da fare.

Piccoli e leggeri semini di pioppo che volano nell’aria turbinata dal finestrino aperto. Un binario che mi porta a casa, e ogni tanto, il ricordo di sabato passato, la memoria del tatto e un piccolo mondo che mi si schiudeva tra le mani.

Ricordi nella mia testa ed odori che si inseguono, mentre dietro le case e le colline, lento lento sta calando il sole. Senza fretta, sicuro del tempo che ha e che concede. Piccoli flash tra la mia mente ed i miei occhi, e ricordi che mano a mano perdono di consistenza, diventano leggeri leggeri come i semini di pioppo e poi si perdono, così come si sono formati.

Un vento leggero accarezza il mio collo, le mie braccia e tutto intorno il vibrare scomposto della carrozza, e il blu del cielo graffiato dalle nuvole. Chiudo gli occhi e nella mente scorci di paesaggi, mare, incroci vedute di montagne, come una voce che non vuole mai smettere di dirmi chi sono, come se quasi quasi non volesse che io cambi.

Ma non si può arrestare il processo di cambiamento.
Non si può vietare ad una situazione di evolvere, nessuno può vietarmi di provarci e di cambiare.